Protestano i farmacisti: serrata il 26 luglio. Oggi le Regioni da Balduzzi sui tagli

Redazione DottNet | 10/07/2012 19:52

I nuovi tagli previsti dal decreto Spending review ''stanno facendo saltare'' il sistema delle farmacie italiane, mettono a rischio la stessa distribuzione dei farmaci ai cittadini e 'cancelleranno' circa 20mila posti di lavoro. Per questo, Federfarma ha deciso di mettere in atto la protesta piu' pesante: il 26 luglio sara' serrata delle farmacie in tutta Italia.La conferma arriva al termine dell'assemblea nazionale della federazione dei 18mila titolari di farmacia italiani, e neppure la disponibilita' espressa dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, ad incontrare nella tarda serata i rappresentanti della categoria, basta ad evitare, o posticipare, la decisione. Monta intanto anche la protesta dei governatori delle Regioni, che oggiincontreranno il premier Monti a Palazzo Chigi per discutere del decreto Spending review.

 E secondo il presidente della Campania, Stefano Caldoro, proprio l'auspicata chiusura del Patto per la salute potrebbe evitare i tagli per il 2013-14 previsti dalla manovra. D'altronde la stessa presidente di Federfarma, Annarosa Racca, non usa mezzi termini: ''Prendiamo atto della disponibilita' del ministro, tuttavia noi andiamo avanti con le nostre proteste. Quello che chiediamo è di permettere alle farmacie di sopravvivere. Prioritario è non tagliare i farmaci ai cittadini". Ed ancora: ''Se la situazione non cambierà - ha annunciato - ci saranno altre giornate di protesta da parte delle farmacie, fino alla disdetta della convenzione con il sistema sanitario nazionale. La conseguenza é che la gente potrà rimanere senza i farmaci necessari''.Altrettanto determinati i circa 300 farmacisti che, giunti da tutta Italia, hanno manifestato nel pomeriggio davanti a Montecitorio: sfidando caldo e sudore, in camice bianco hanno urlato le proprie ragioni accusando il governo di voler ''svendere alle multinazionali'' le farmacie italiane. Fischiato il ministro del Lavoro Elsa Fornero, mentre entrava in auto, e duri slogan sono stati rivolti anche a Balduzzi.La speranza, ora, e' che il decreto possa essere 'corretto' al Senato, dove e' attualmente all'esame della commissione Bilancio. Una rassicurazione in tal senso e' giunta dal senatore Cesare Cursi che, incontrando i manifestanti, ha affermato che ''al Senato presenteremo emendamenti al decreto che tengano conto delle legittime richieste dei farmacisti, così come delle aziende farmaceutiche".Il decreto va dunque cambiato perche' cosi', e' l'allarme lanciato da Racca, ''non si va avanti''. Ed i numeri lo dimostrano: ''L'aumento dello "sconto", fissato al 3,85%, obbligatorio da fare al Servizio sanitario nazionale contenuto nel decreto costerà alle farmacie 220 milioni di euro l'anno e a cio' si devono aggiungere 600 milioni che dovremo pagare se ci sarà lo sforamento della spesa territoriale''. Ancora: il tetto di spesa territoriale e' abbassato dal 13,3% all'11,5%. Si tratta di ''ulteriori oneri'' che, secondo le stime di Federfarma, costeranno mediamente ad ogni farmacia circa 40 mila euro l'anno. Varie farmacie, avverte Federfarma, stanno gia' chiudendo per fallimento e gia' ora e' anche a rischio il servizio notturno. Oggi sono 3mila le farmacie aperte ogni notte. Presto il loro numero potrebbe essere pari a zero.Insomma, ''tutte le nostre proposte, a partire da un Tavolo per un nuovo sistema di remunerazione, sono finora state respinte'', afferma Racca. Ora, dice, ''non possiamo fare altro che lottare affinché il sistema farmaceutico non finisca''.

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