Vertenza specializzandi, in Parlamento la proposta del senatore De Lillo: rimborso forfettario di ventimila euro per ogni anno a coloro che avranno fatto causa

Redazione DottNet | 12/07/2012 15:24

"Quattro miliardi di euro è la somma che lo Stato italiano rischia di dover sborsare per non aver riconosciuto ai medici che hanno frequentato le scuole di specialità tra il 1982 e il 1991 le borse di studio cui avevano diritto secondo le normative europee. Questa cifra riguarda solo i camici bianchi che hanno fatto causa tramite Consulcesi, associazione che rappresenta oltre 30 mila medici provenienti da tutta Italia e da anni sostiene i diritti e le rivendicazioni di studenti e professionisti dell'area medico-sanitaria, ma è destinata a crescere considerando le azioni legali portate avanti dalle altre associazioni, nonché quelle di coloro che si sono tutelati singolarmente.

Nell’ottica di contenere la spesa per lo Stato e risolvere in modo definitivo la questione il Senatore Stefano De Lillo ha ottenuto di inserire nell’ordine del giorno della Commissione Cultura del 10 luglio scorso, il suo disegno di legge (n. 2786/2011). Si tratta del primo passo per portare in Parlamento una proposta che prevede un rimborso forfettario di 20 mila euro a testa per ogni anno di corso, senza interessi né rivalutazione delle somme, in favore esclusivamente dei medici che si sono già rivolti alla legge per ottenere quanto loro dovuto. La Commissione si riunirà per accelerare l’iter di discussione e approvazione del disegno di legge a fronte di una situazione allarmante per le casse dello Stato italiano. La sola Consulcesi, infatti, ha fino a oggi portato in Tribunale con esito positivo circa 3.280 medici per un totale complessivo di 204.600.000 euro, che la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri competenti saranno costretti a sborsare. Considerando che per tutti i ricorrenti è stata fatta richiesta (in Corte d’appello e/o in Cassazione) delle differenze nell’importo assegnato nonché degli interessi e della rivalutazione monetaria delle somme, il rischio per lo Stato è quello di dover riconoscere ulteriori 177.600.000 euro. Il totale, quindi, potrebbe salire a 382.200.000 euro. In prospettiva, poi, essendo ancora 32.127 gli Associati Consulcesi che hanno cause in corso, se tutte si concludessero con una sentenza positiva, la somma ammonterebbe a quasi 4 miliardi di euro".

120mila i medici interessati

"A questa cifra, relativa ai soli giudizi attivati per il tramite di Consulcesi, vanno però sommati i rimborsi che spettano a migliaia di altri medici, si stima siano 120 mila in tutto, in giudizio singolarmente o con altre Associazioni. Spiega il Senatore De Lillo, che aveva già presentato il suo disegno di legge lo scorso anno, proprio su stimolo dell’Associazione Consulcesi: "questa iniziativa legislativa è l’unica che possa garantire allo stesso tempo sia i legittimi interessi dei medici che non hanno ricevuto quanto loro dovuto, sia l’esigenza dello Stato di contenere i costi. In tal modo l’Italia riconosce il diritto sancito dall’Unione Europea, come stanno facendo tutte le più recenti sentenze, intraprendendo la sola strada possibile per dirimere definitivamente la questione". La via della transazione potrà risolvere in modo definitivo il contenzioso, ma la condizione essenziale per poter accedere a questi rimborsi forfettari è aver già aderito a una causa. Come spiega il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella: «dato che solo le cause in essere potranno accedere al compenso a forfait, è essenziale che tutti i medici interessati siano informati e che si attivino velocemente. Il nostro impegno in questi giorni va proprio nella direzione di diffondere il più possibile la notizia e dare tutte le informazioni necessarie ai professionisti, anche tramite una consulenza gratuita da parte dei nostri legali". La proposta di De Lillo nasce a seguito delle decisioni di diversi tribunali di tutta Italia, che hanno confermato come lo Stato italiano si sia adeguato con molto ritardo alle norme comunitarie e come il diritto dei medici non sia prescritto. Le direttive europee prevedono, infatti, che coloro che si sono iscritti a un corso di specializzazione a partire dal 1983 debbano ricevere un’adeguata remunerazione sotto forma di borsa di studio. L’Italia ha però recepito la norma solo dieci anni dopo, escludendo dai diritti sanciti di tutti quei medici che avevano frequentato i corsi di specializzazione dal 1982 al 1991".

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