Tumori, per il Tdm occorre umanizzare l’oncologia. E si fa ancora poco per il dolore

Redazione DottNet | 12/07/2012 19:21

Umanizzare davvero l'oncologia, puntando sulla trasparenza e sul sostegno psicologico alle famiglie dei pazienti. Sono queste alcune delle proprita' sulle quali lavorare secondo Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che questa mattina ha presentato a Roma un dossier su prevenzione e cure oncologiche. "Occorre applicare nei reparti l'articolo 7 della legge 38/10, vale a dire la registrazione in cartella clinica del dolore, con le sue caratteristiche e l'evoluzione nel corso del ricovero", sottolinea il Tdm, evidenziando che bisogna in ogni caso "garantire il sostegno psicologico anche ai familiari, in ogni fase dell'assistenza: dalla comunicazione della diagnosi alle cure ospedaliere e domiciliari, fino alle cure palliative e all'elaborazione del lutto".

 Inoltre, aggiunge Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, e' necessario garantire "la trasparenza, l'adeguatezza e l'omogeneizzazione dei tempi di attesa per ogni prestazione (dalla visita, al ricovero, all'intervento, all'esecuzione di esami e di test genetici), rispettando gli standard temporali previsti dal ministero della Salute e rendendo pubblici per i cittadini i tempi che ogni realta' aziendale e' in grado di assicurare, anche per gli interventi e l'esecuzione di prestazioni di anatomia patologica e test genetici". Solo 3 strutture su 33 adottano un sistema di incentivi o disincentivi per la registrazione in cartella clinica del dolore provato dai pazienti durante il ricovero e le terapie, a 2 anni di distanza dalla legge (la 38 del 2010) che invece la impone. E se 24 strutture hanno almeno predisposto un apposito spazio in cartella clinica, in 9 manca anche quello, confermano i dati di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Dall'indagine, che ha passato al 'setaccio' 33 strutture di 13 diverse Regioni, emerge come nel nostro Paese sussistano differenze 'federali' non solo tra una Regione e l'altra ma anche tra Asl differenti all'interno delle stessa Regione. Un dato, questo, che vale per i tempi di attesa minimi e massimi per alcune tipologie di interventi programmati, qui lo scostamento piu' diffuso e' di 5 giorni ma in alcune realta' arriva fino a 20 giorni, ma anche per i Percorsi Diagnostico Terapeutici (PDT). Nel caso di un pdt del cancro del colon retto, ad esempio, spiega il tdm, l'erogazione della prima visita e' prevista entro 3 giorni in 4 realta', ma si puo' arrivare ad attendere anche 60 giorni; mentre per l'intervento l'attesa puo' oscillare da 3 a 30 giorni e per la radioterapia da 10 a 30 giorni. E situazione analoga avviene per il cancro alla mammella: prima visita in 3 giorni o 60 giorni, intervento in 3 o 30 giorni e radioterapia che puo'essere erogata in 3 o 90 giorni.

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