Onaosi, si lavora al decreto che evita il recupero forzoso delle somme arretrate. L’Ente è il più esposto nel fallimento Lehman

Previdenza | Redazione DottNet | 17/07/2012 21:08

Lo staff del ministro della Salute Balduzzi sta lavorando a pieno regime per varare il decreto che eviti il pagamento degli arretrati Onaosi da parte dei medici. Come si ricorderà, Balduzzi aveva annunciato qualche giorno fa l’importanza di una norma che facesse risparmiare all’Onaosi il recupero forzoso delle somme arretrate i cui costi avrebbero superato i benefici: “L’Onaosi è uno degli esempi di come fare Welfare partendo da iniziative private – aveva affermato per l’occasione il ministro della Salute -. La Fondazione si pone come modello per le altre categorie di lavoro, soprattutto in un momento come questo. Per questi motivi è necessario intervenire per trovare una via di uscita che non sia solo un palliativo e che possa evitare quello stillicidio di provvedimenti che rischiano di mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’Ente. Speriamo di riuscire a farlo con un Decreto legge entro luglio”.

La fine del mese è vicina e, stando a indiscrezioni, sappiamo che si sta mettendo a punto il decreto; l’unico dubbio resta sui tempi, perché pare ormai improbabile che si riesca a farlo entro agosto. Il presidente dell'Onaosi, Serafino Zucchelli ha più volte in passato affermato che recuperare le quote d'iscrizione dovute nei quattro anni (2003-2006) nei quali vigeva l'obbligo di versamento anche per medici, farmacisti e veterinari non dipendenti del Ssn (poi abolito nel 2007), sarebbe costato all'Onaosi più delle somme che dovrebbe introitare. Per questo fin dall'inizio del suo mandato di Presidente dell'Onaosi, Serafino Zucchelli si è sempre battuto per una soluzione legislativa per porre fine al contenzioso, esentando la Fondazione dall'obbligo del recupero forzoso dei contributi relativi al periodo dell'obbligatorietà, che a sua volta dà vita a ricorsi e procedimenti infiniti.

La vicenda

Ma facciamo un passo indietro e vediamo come si è arrivati a questo: nel 2011 molti  medici avevano ricevuto la lettera dell’Ente che richiedeva il pagamento delle quote arretrate per gli anni 2003-2006, nonostante le proteste e il clamore che ci furono nel 2006. Una ribellione che portò la questione  alla Corte Costituzionale che sancì l’ illegittimità della procedura con cui l’ Onaosi stabiliva autonomamente l’ entità e l’ applicazione del tributo (ma non del tributo in se’ e per se’). La questione poi passò alla Commissione Affari Sociali della Camera che presentò un emendamento alla Finanziaria 2007 che ridimensionava drasticamente la faccenda. La Fondazione aveva poi sospeso il recupero delle somme da riscuotere per gli anni precedenti ma lo scorso anno, su espresso invito del Ministero dell’ Economia guidato da Giulio Tremonti, aveva inviato una serie di lettere in cui si richiedevano i pagamenti arretrati del 2006, soprattutto allo scopo di interrompere la prescrizione quinquennale del debito. Per questo fin dall'inizio del suo mandato di Presidente dell'Onaosi, Serafino Zucchelli si è sempre battuto per una soluzione legislativa per porre fine al contenzioso, esentando la Fondazione dall'obbligo del recupero forzoso dei contributi relativi al periodo dell'obbligatorietà, che a sua volta dà vita a ricorsi e procedimenti infiniti.

Investimenti con Lehman 

Un lato oscuro della vita Onaosi arriva da un’indagine  conoscitiva della Commissione bicamerale  sui portafogli finanziari delle casse di previdenza (gennaio 2011) in cui l’Ente emergeva tra quelle con la più alta percentuale (3,51%) di esposizione sulla fallita Lehman Brothers rispetto al patrimonio complessivo. Prima c'erano solo Enpaia ed Epap. Quindici milioni di euro in bond Lehman, svalutati nel 2008 per il 90% (13,5 milioni). Le obbligazioni erano in due tranche di 10 e 5 milioni. Secondo quanto risulta a al SolePlus24, Onaosi ha raggiunto un accordo stragiudiziale con Fineco Bank chiudendo dunque la vertenza avviata contro l'istituto che fa capo al gruppo UniCredit. Una causa che riguardava il bond di 10 milioni. Fineco ha versato a Onaosi, il marzo 2011, 3 milioni di euro come risarcimento per il deprezzamento subìto dal titolo. La piena proprietà del bond è rimasta in capo all'ente. Per quanto riguarda invece l'altro titolo da 5 milioni, depositato presso Meliorbanca, da quest'ultima è stato stimato (dati al maggio 2011) al 10% del valore nominale.

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