Manzoni (Boehringer Italia) scrive a Balduzzi e Grilli: siamo preoccupati per le misure introdotte dal Governo. Appello anche di Farmindustria. Rallenta la crescita del mercato del farmaco

Redazione DottNet | 24/07/2012 16:15

''Come impresa farmaceutica presente in Italia da oltre 40 anni, non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione nei confronti delle recenti misure di revisione della spesa, con il conseguente importante coinvolgimento del comparto sanitario, viste soprattutto in un'ottica di medio-lungo termine". Inizia cosi' la lettera che Enrique H. Manzoni, presidente dell'azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim Italia, ha inviato ad un serie di rappresentanti istituzionali, tra i quali il ministro della Salute, Renato Balduzzi, dell'Economia, Vittorio Grilli, e dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

 Manzoni ricorda il ruolo attivo svolto dall'azienda nel nostro Paese e sottolinea come il settore farmaceutico "costituisca un ambito nel quale e' ancora possibile ambire a posizioni di leadership a livello globale, purché si riescano ad attrarre imprese di grandi dimensioni e innovative da tutto il mondo e si capitalizzi al massimo il patrimonio di quelle gia' oggi presenti". Ma per "poter continuare, come vogliamo e ci impegniamo, ad essere parte attiva nel processo di miglioramento e risanamento del Paese, garantendo la presenza delle aziende e dei livelli occupazionali - evidenzia nella lettera il presidente Boehringer Ingelheim Italia - abbiamo bisogno di regole certe e stabilita', che permettano programmi a lunga scadenza a beneficio dei pazienti, che potranno avere a disposizione farmaci innovativi, in grado di contribuire al miglioramento della propria qualita' di vita". "Non siamo nella situazione della Grecia", ma certo continuando a "comprimere eccessivamente la spesa farmaceutica il rischio potrebbe essere quello di avere difficoltà' a far entrare nel Paese farmaci innovativi importanti per molte patologie", aggiunge il vice presidente di Farmindustria, Emilio Stefanelli, commentando anch’egli  il decreto sulla spending review. Inoltre, ha aggiunto Stefanelli, ci potrebbero essere ripercussioni negative anche sul piano industriale.

L'appello di Farmindustria

''Fortissima preoccupazione per gli effetti devastanti'' sul piano dell'occupazione che le misure della spending review avranno sull'industria del farmaco in Italia: e' quanto esprimono Farmindustria e le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil nella lettera congiunta inviata al presidente del Consiglio, Mario Monti, e al ministro dell'Economia, Vittorio Grilli.  ''Ancora una volta la spesa farmaceutica pubblica - scrivono nella missiva - che rappresenta solo il 15% di quella sanitaria, e' chiamata a pagare il 40% dell'intera manovra. Un importo assolutamente insostenibile dal punto di vista industriale per un settore che ha gia' contribuito alla riduzione della spesa in sanita' per 11 miliardi negli ultimi 5 anni e ha perso 10 mila addetti dal 2006 a oggi''.  Le conseguenze per le imprese sono chiare, secondo Farmindustria e i sindcati: ''disinvestimenti, delocalizzazioni e l'aggravarsi di ristrutturazioni e crisi aziendali gia' aperte, come nei casi di Pfizer a Catania e Ascoli Piceno e Sigma Tau a Pomezia. Crisi cui se ne aggiungeranno altre, con conseguenze occupazionali a breve per migliaia di lavoratori. Non vorremmo che si ripetessero anche per la farmaceutica gli errori commessi nei decenni passati con l'industria chimica, con una riduzione della capacita' produttiva che l'Italia non ha piu' saputo riconquistare''.  Per questo chiedono che il Governo intervenga nell'iter legislativo di conversione in legge del decreto sulla spending review per attenuare la portata delle norme sulla farmaceutica. ''Le chiediamo - concludono - un incontro urgente per presentare nel dettaglio proposte. Imprese e lavoratori sono pronti a mobilitarsi congiuntamente per far sentire la loro voce''.

La posizione di Glaxo

''Il problema non e' solo piu' la distribuzione ineguale dei sacrifici richiesti, ma di non compromettere la sostenibilita' di questo settore, la sua capacita' di contribuire all'export nazionale, di essere volano di crescita e sviluppo, di continuare a dare accesso ai cittadini ai farmaci''. Cosi' Luc Debruyne, general manager di GlaxoSmithKline Italia, esprime la sua preoccupazione per l'impatto della spending review sul settore farmaceutico.  L'azienda ha scritto ai governatori di Emilia Romagna e Veneto, le due regioni dove sono presenti i suoi impianti produttivi che riforniscono 120 paesi nel mondo, per manifestare i suoi timori. ''Togliere ancora equilibrio a questo settore - continua Debruyne - ne puo' compromettere definitivamente la sostenibilita', avviandolo verso un punto di non ritorno per competitivita', attrattivita', investimenti, occupazione e qualita' delle prestazioni erogate alla comunita'''. E' necessario, per il bene del Paese, ''che la manovra economica - conclude - resti efficace e che tutti ne facciano parte: per questo suggerisco di attivare un nuovo dialogo con Governo e Regioni per creare nuove prospettive per la salute dei cittadini e del nostro patrimonio industriale, con gli stessi risparmi e conservando le necessarie opportunita' di crescita sostenibile, per una ripresa che deve iniziare al piu' presto".

L'intervento di Roche

''Con questa manovra, che chiede all'industria di risanare fino al 50% lo sforamento della spesa farmaceutica delle Regioni, l'Italia corre il rischio di non riuscire piu' ad attrarre investimenti con cui sostenere la ricerca, oltre che una vera e propria delocalizzazione delle realta' industriali internazionali presenti nel nostro Paese''. E' quanto afferma in una nota Maurizio De Cicco, amministratore delegato Roche e vicepresidente Farmindustria in merito al decreto sulla spending review. ''Mi unisco alle preoccupazioni dei miei colleghi - prosegue De Cicco - per una manovra iniqua e sproporzionata che rischia di mettere in ginocchio uno dei pochi settori in grado di portare innovazione in questo Paese''. Per l'ad della multinazionale svizzera ''colpire per l'ennesima volta le aziende del farmaco chiedendo loro di ripianare del 50% lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera avra' sicuramente una fortissima ripercussione sui livelli occupazionali e sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo di Roche in Italia''.  Secondo De Cicco si rischia di ''dover mettere in discussione l'introduzione nel nostro Paese di farmaci in grado di fare la differenza nella vita di milioni di pazienti con un meccanismo che equivale ad una vera e propria tassa sull'innovazione per la quale rendere disponibili nuovi farmaci salvavita e' considerata una colpa e non un merito da premiare''. ''Solo nel 2011 grazie agli oltre 190 studi clinici attivati con oltre 30 milioni di euro di investimenti piu' di 2.600 pazienti italiani hanno potuto beneficiare di terapie non ancora disponibili in Italia messe a disposizione gratuitamente da Roche'', ha aggiunto De Cicco, che ricorda anche i 97 milioni investiti nel 2011 in risorse umane. ''Nonostante tutto questo - conclude De Cicco - si continua ad intervenire in un'area come quella della spesa farmaceutica, il cui peso sulla spesa sanitaria complessiva e' pari solo al 15%''.
 

Il commento di Assobiotec

 ''Dopo che sul decreto sviluppo si e' registrata la marcia indietro sul credito di imposta per la ricerca, e quindi si e' rinunciato a una misura di chiaro ed efficace incentivo nei confronti di chi fa ricerca e innovazione, purtroppo continuano gli interventi che dimenticano lo sviluppo e anzi penalizzano l'innovazione''. Cosi' Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, sui provvedimenti sulla spesa sanitaria previsti dal decreto sulla spending review.  ''So bene quanto sia difficile il momento che il Paese sta attraversando e quanto sia necessario che tutti i settori diano un loro contributo - spiega in una nota - Cio' detto, questa manovra tocca per l'ennesima volta l'industria farmaceutica innovativa, che in 10 anni ha avuto tagli per 11 miliardi di euro. Anzi, la spesa farmaceutica e' stata l'unica componente dell'intera spesa sanitaria ad essere colpita''. Tutto questo ha pesantemente contribuito al ''crollo occupazionale del settore - lamenta Sidoli - con 10mila posti di lavoro persi negli ultimi 5 anni, e a minori investimenti in ricerca e sviluppo. L'augurio e' che la discussione parlamentare possa introdurre modifiche importanti al decreto. Risparmi si' - conclude - ma salvaguardando il presente ed il futuro della filiera industriale biofarmaceutica''.

Rallenta il mercato

Nei prossimi quattro anni, il mercato del farmaco sarà caratterizzato da un rallentamento della crescita della spesa globale dovuto, da una parte, a un analogo rallentamento della spesa che i paesi sviluppati destineranno ai farmaci di marca, dall'altra anche ai nuovi generici che via via entreranno nelle farmacie. La previsione è stata delineata da un report di Ims health sulla base dei dati di vendita in tutto il mondo. Dal canto loro le aziende prevedono, entro il 2016, un incremento della spesa da 956 miliardi di dollari a poco meno di 1,2 trilioni, ma Ims health avverte che tra ribassi e sconti ai governi, il costo attuale sarà ridotto di circa il 15%, arrivando quindi a una spending globale di 1 trilione, arrivando cioè a un "minimo storico" negli Usa che può ulteriormente calare in Europa. Il costo dei farmaci dovrà poi fare i conti con i nuovi generici, sottolineano gli esperti dell'istituto: solo quest'anno la scadenza di brevetti metterà i generici in competizione con 10 farmaci blockbuster che generano vendite per 1 miliardo di dollari. Montelukast, clopidogrel, quetiapina, ibandronato per citarne alcuni, cui si aggiungerà un'altra dozzina tra il 2012 e il 2016. Una volta sul mercato, sarà interesse dei governi incoraggiarne l'uso, nei paesi poveri, dove rappresenta l'unico accesso possibile alle cure, ma sempre più anche nei paesi europei più indebitati che fanno pressione sui produttori per abbassare i prezzi.

Gargiulo alla Bristol-Myers

Mario Gargiulo e' il nuovo amministratore delegato della divisione industriale di Bristol-Myers Squibb Italia. Gargiulo e' stato per sei anni alla guida del sito di Anagni, che rappresenta l'unico polo di Bristol-Myers Squibb fuori dagli Stati Uniti per i farmaci strategici dell'azienda, designato anche per quelli in pipeline e per i farmaci frutto di alleanze con importanti gruppi farmaceutici, ottenendo 100 milioni di euro di investimenti in innovazione, sicurezza e salvaguardia dell'ambiente. "Sono molto orgoglioso dei risultati ottenuti in questi anni nello stabilimento di Anagni che si e'distinto in Italia e in tutta Europa per la qualita', l'innovazione, l'efficienza del servizio al cliente e la competitività nell'offerta- ha spiegato Gargiulo- la sfida sara' continuare a garantire la produttivita' e la competitivita'del sito".

Clicca qui per iscriverti al Gruppo

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato