Nasce il Tribunale per i diritti del medico. Ordine di Milano: asl e ospedali espongano il certificato assicurativo. Fnomceo: crescono i costi delle denunce

Redazione DottNet | 25/07/2012 15:32

L'80% dei medici si sente a rischio di ricevere un esposto o una denuncia da parte dei pazienti e il 65% indica nell'attuale ''clima di esasperazione dell'opinione pubblica'' la causa di cio'. E' sulla base di questi dati, da una recente indagine dell'Ordine dei medici di Roma, che prende il via il Tribunale dei diritti e dei doveri del medico (Tdme), presentato oggi a Roma e presieduto da Mario Falconi.
Aprire un ponte di dialogo con i cittadini, curare la tutela degli interessi professionali ed il confronto con le parti politiche e sociali, stigmatizzare comportamenti professionali negativi ma anche offrire consulenza legale ai medici: questi gli obiettivi del Tdme che, spiega Falconi, si e' dotato anche di un comitato etico composto da professionisti esterni e che avra' il compito di vigilare sull'operato dell'associazione. ''Cio' che e' drammatico per i tanti medici onesti che lavorano ogni giorno - sottolinea Falconi - e' dover svolgere questo lavoro importantissimo sentendosi pero' a rischio tutti i giorni; c'e' la paura di essere medici, perche' per ogni atto si puo' avere come risposta una denuncia''. E per questo, rileva, ''oggi il 10% del budget e' 'buttato dalla finestra' con esami inutili in virtu' della cosiddetta 'medicina difensiva', cioe' per una forma di tutela da parte dei medici''. Il Tribunale pero', tiene a precisare Falconi, ''non nasce per una tutela corporativa dei medici; cio' che chiediamo, invece, e' che i medici possano lavorare in condizioni di sufficiente dignita'''. Quanto alle critiche gia' espresse dal Tribunale dei diritti del malato (Tdm), che ha definito ''inopportuna'' questa iniziativa sia per il nome sia perche' ''inasprisce e crea una clima di contrapposizione'', secca la replica di Falconi: ''Sono dispiaciuto. Non credo si possa parlare di 'contrapposizione'. Siamo disponibili al dialogo e, da parte nostra - conclude il presidente del Tdme - abbiamo anche invitato il Tdm ad aderire al nostro comitato etico''.

Il decalogo

Un decalogo di diritti e doveri del medico. E' quello presentato oggi dal Tribunale per i diritti e i doveri del medico (Tdme):

1. Diritto di essere valutati esclusivamente secondo criteri meritocratici.

2. Diritto inalienabile di esercizio della Medicina libero da condizionamenti.

3. Diritto ai rapporti professionali con i pazienti basati pariteticamente su reciproca fiducia e rispetto.

4. Dovere di esercitare l'attività medico legale fondata esclusivamente su correttezza morale, rifuggendo sempre da indebite suggestioni o condizionamenti.

5. Diritto di critica costruttiva a tutela della salute dei cittadini senza dover correre rischi di penalizzazioni nei rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato.

6. Diritto di esercitare la professione in condizione di sicurezza.

7. Dovere di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica della persona ed il sollievo dalla sofferenza.

8. Dovere di curare tutti i pazienti con uguale scrupolo ed impegno, prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.

9. Dovere di perseguire l'efficacia delle cure attraverso l'uso appropriato delle risorse ed ostacolare ogni forma di discriminazione nei confronti del cittadino.

10. Dovere di astenersi dall'accanimento terapeutico, privilegiando sempre la volontà del paziente.
 

 

 

 

 

 

 

Il tribunale per i diritti del medico è strettamente correlato ai casi di malasanità e quindi alle polizze assicurative. Su questo fronte è sceso in campo l'Ordine dei medici di Milano: “Visto che i medici saranno obbligati per legge ad assicurarsi per la responsabilità professionale e a comunicare tutti i relativi dati della polizza al paziente, allora facciano altrettanto anche le strutture sanitarie”. l'Ordine propone che asl, aziende ospedaliere e universitarie siano obbligate a esporre il 'Certificato assicurativo' all'entrata. ''L'obbligo dei medici di assicurarsi - spiega Roberto Carlo Rossi, presidente dell'Ordine milanese - deve andare di pari passo con quello delle strutture. Attualmente è solo il contratto per i dirigenti medici a prevedere l'obbligo assicurativo per gli ospedali. Invece la polizza delle strutture deve essere prevista per legge, così come che le compagnie assicuratrici offrano la polizza ai medici che la richiedono, altrimenti rischiano di non poter più lavorare. Se la legge impone al professionista di assicurarsi, la compagnia non può rifiutarsi di farlo''. Ma soprattutto, secondo Rossi, la trasparenza deve valere per tutti. ''Quindi il cittadino che va in ospedale deve poter sapere se la struttura è assicurata o meno - continua - con quale compagnia, la data di scadenza, il massimale, e le eventuali franchigie o scoperti. Quante persone sanno ad esempio che l'ospedale Niguarda di Milano non è assicurato?''. Intanto ci sarà un altro anno per valutare polizze più convenienti: è slittato all'agosto 2013 infatti l'obbligo per i medici di avere una copertura. 

Aumentano i prezzi delle polizze

Continuano a salire i costi delle assicurazioni per i medici. Secondo il Centro studi della Fnomceo, che ha elaborato i dati del Rapporto Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) 2011-2012, nel 2009 le polizze per la copertura del rischio da denunce di malpractice sono costate 485 milioni di euro, e nel 2010 hanno sfiorato i 500, principalmente per la lievitazione del 5,3% del volume dei premi versati dai professionisti, a fronte di un più contenuto aumento dell'1,5% dei premi versati dalle strutture. In questo bilancio, rileva la Fnomceo, non rientrano i premi raccolti dalle imprese europee operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi, ''alcune delle quali attive in un settore ormai quasi abbandonato dalle assicurazioni nazionali''. La statistica documenta, sottolinea la Fnomceo, una crescita dei premi complessivi negli ultimi 10 anni (2000-2010) del 7,8% l'anno, rispettivamente 6,2% per le strutture sanitarie e 10,5% per i professionisti: dei 500 milioni raccolti nel 2010, il 58% è relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il 42% a quelle stipulate dai professionisti sanitari che hanno visto crescere in modo pesante i costi assicurativi. In crescita il costo medio dei sinistri, attestatosi nel 2010 a quota 27.689 euro, contro i 25.083 del 2009. Dati pero' da prendere con le pinze, avverte la Fnomceo, ''vista la tradizionale evoluzione dei costi a fronte del consolidarsi delle informazioni dopo una sottostima iniziale del sinistro da parte delle compagnie''. Per i sinistri protocollati nel 1994, ad esempio, dopo 8 anni di sviluppo (2012) le imprese avevano stimato mediamente di pagare circa 16.400 euro, mentre nel 2010 la valutazione si era quasi raddoppiata, attestandosi a quota 28.000 euro. Un fenomeno costante nel tempo, con ritmi sempre più accelerati: nel 2004 il costo medio stimato era di 22.700 euro, mentre nel 2008 ha toccato quota 44.000. Trend che fanno salire il rapporto sinistri-premi. Al 31 dicembre del 2010 il rapporto medio sinistri/premi per le varie generazioni (cioe' l'anno in cui si sono verificati) ha sfiora il 170%. 

Più denunce per malasanità: chirurghi estetici, ortopedici e ginecologici nel mirino

“Anche in Italia, come in altri paesi occidentali, c'è stato un forte aumento delle denunce per casi di malpractice e dei relativi risarcimenti. Secondo le nostre stime, le denunce pervenute alle imprese assicuratrici sono state in media, nell'ultimo triennio, 32mila l'anno. Per risarcire i danneggiati, le imprese hanno pagato o accantonato nel 2010 circa 800 milioni di euro, a fronte di 500 milioni di premi incassati''. Lo spiega Aldo Minucci, presidente dell'Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), nella sua relazione al rapporto 2011-2012. ''I risultati del comparto sono negativi da oltre un decennio - continua - In questo periodo, il rapporto tra sinistri e premi è stato mediamente superiore al 150%. Ciò ha costretto le imprese a rivedere periodicamente i prezzi delle coperture e i criteri di sottoscrizione. Per gran parte delle specializzazioni i prezzi delle polizze appaiono ragionevoli, anche se non ancora sufficienti a coprire il fabbisogno tariffario. Siamo però consapevoli che per altre specializzazioni, come chirurgia plastica, ortopedia e ginecologia, il premio richiesto può essere elevato per l'alta sinistrosità che le caratterizza''. Ad esempio, come spiega  Roberto Mandato, direttore vita e danni non auto di Ania, ''un chirurgo estetico può spendere fino a 15mila euro l'anno, mentre i medici generici 300-400 euro, e i medici dipendenti, anche di specialità rischiose, arrivano a 1000-1500 euro l'anno. I prezzi piu' alti si hanno per le specialità più rischiose, e i liberi professionisti che lavorano in extramoenia''. A causa dell'onerosità dei risarcimenti pagati dalle compagnie, ''alcune strutture sanitarie hanno difficoltà a trovare coperture assicurative a condizioni da loro ritenute accettabili - conclude Minucci - e provvedono con l'autoassicurazione''.

Interverrà la Commissione errori sanitari

Pronto soccorso, assicurazioni e procreazione assistita: sono questi i temi su cui Antonio Palagiano, neo presidente della commissione Errori sanitari e disavanzo della Camera, intende lavorare. ''Ho delle idee precise che voglio realizzare rapidamente, visto che non manca molto alla fine della legislatura - precisa - Oltre a portare a termine l'indagine sul pronto soccorso, avviata sotto la presidenza di Leoluca Orlando, mi sono fatto carico di un'iniziativa sulla medicina difensiva''. Palagiano vuole fare un'indagine per capire quali strutture sanitarie sono assicurate, se coprono la colpa grave o meno, i massimali e i premi che pagano, inviando dei questionari alle regioni. ''Ormai molte Asl, viste le polizze carissime, tagliano le assicurazioni - osserva - i medici sono dissuasi a farlo e così la vittima di errore corre il rischio di non essere risarcita, e il medico di perdere i suoi beni''. Una situazione che ha come necessaria conseguenza l'esplosione della medicina difensiva, ''tanto che in Europa - continua Palagiano - siamo i primi per numero di esami radiologici che si fanno ogni anno. Una tendenza che può rivelarsi dannosa anche per la salute, visti i danni che può provocare l'eccesso di radiazioni''.

Positivo il giudizio dell’Aaroi

''Finalmente una proposta che va incontro a quanto l'Aaroi-Emac chiede da anni. Le asl, le aziende ospedaliere e universitarie dovrebbero essere obbligate ad esporre il 'Certificato assicurativo' che consenta di conoscere le principali caratteristiche della polizza assicurativa dell'ente, come il nome della compagnia, la data di scadenza, il massimale, le eventuali franchigie o scoperti''. Così Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica, commenta in una nota la proposta dell'Ordine dei medici di Milano. ''Ciò risponderebbe ad un principio di trasparenza e civiltà che dovrebbe essere la parte nobile di una struttura pubblica - continua - E' da anni che chiediamo ai nostri iscritti di rivolgersi, senza timore, alle loro direzioni generali per avere un estratto della polizza di assicurazione della responsabilità civile. Ma tutte le volte che un collega ha agito in questa direzione, si è sempre sentito rispondere che si trattava di documentazione che non lo riguardava''. Se i dati esistono, perché non sono accessibili?, si chiede Carpino. ''Certo che ci riguarda quella documentazione, perché ci consente di capire se e come il nostro ospedale ha scelto di proteggersi e di proteggere i suoi dipendenti - spiega - E poi, se i professionisti hanno l'obbligo di assicurarsi, lo stesso dovrebbe valere per le strutture sanitarie, dove si assiste a raccapriccianti scenari con assicuratori improvvisati e garanzie assicurative che spesso penalizzano il medico a vantaggio della copertura assicurativa dell'ospedale''. Il fatto che venga negata la possibilità di avere conoscenza delle caratteristiche delle polizze di responsabilità civile degli ospedali, conclude Carpino, ''ci induce a pensare che, dietro a questa reticenza, si nascondano chissà quali interessi particolari mentre, molto spesso, si cela la necessità dell'ente di tutelarsi in caso di danno a terzi in quanto è meglio non mettere nelle mani dell'avversario le proprie armi''.

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