Stretta sui farmaci griffati: si dovrà indicare in ricetta solo il principio attivo. Insorgono i medici, Farmindustria sul piede di guerra. Sì di Assogenerici. Il decreto è in Senato

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/07/2012 13:53

Medici di famiglia e aziende farmaceutiche 'insorgono' contro l'emendamento approvato in commissione Bilancio al decreto sulla Spending review che prevede una stretta sui farmaci 'griffati', stabilendo l'obbligo per il medico di indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale (Ssn) la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. L'eventuale prescrizione di uno specifico medicinale tra quelli equivalenti deve invece essere giustificata dal medico con ''sintetica motivazione scritta''.

I medici paventano infatti ''rischi'' per la salute dei pazienti, mentre Farmindustria denuncia un ''vergognoso attacco'' alle aziende del settore che ''colpisce al cuore l'industria farmaceutica''. Il fatto che il medico potrà indicare in ricetta solo il principio attivo del farmaco e non il farmaco, afferma il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, determinerà una "pericolosa confusione", con il risultato che il medico non avrà più controllo sul tipo di farmaco di cui alla fine il paziente farà uso. Alla fine, afferma, ''non sarà più il medico a decidere quale farmaco il paziente dovrà prendere, bensì tale indicazione arriverà dal farmacista, che è già tenuto ad indicare tra i farmaci equivalenti con il principio attivo indicato quello di minor costo. Così, però - denuncia - si limita la libertà del medico di dare indicazioni precise, e si impone al medico di conoscere migliaia di diversi principi attivi. Il risultato sarà un aggravio per il medico stesso, ma anche una maggiore confusione, con rischi per i pazienti stessi''. Il tutto senza, aggiunge, che ci sia un risparmio per il Ssn, che comunque rimborsa solo il farmaco generico equivalente a costo minore (l'eventuale differenza, se un paziente sceglie un farmaco griffato, è a carico del paziente stesso). Insomma, commenta Milillo, ''credo che dietro tale misura vi siano interessi economici e politici che sono sicuramente lontani dal puro interesse per la salute del cittadino''. Ai medici, precisa, ''non interessa difendere i farmaci griffati, ma è importante che il medico possa decidere quale farmaco prescrivere''. Ma Milillo chiede anche lo stop agli  emendamenti estemporanei che creano solo un’'enorme confusione sia per i medici sia per gli assistiti, mettendo a rischio la salute dei cittadini e che non hanno neanche utilità dal punto di vista del risparmio. La FIMMG chiede, dunque, al ministro della Salute, Renato Balduzzi, che venga instituito al più presto un Tavolo per il riordino complessivo della materia prescrittiva che porti a un unico provvedimento, condiviso con le parti”. “Qualora l’emendamento dovesse essere approvato in via definitiva, la FIMMG valuterà la possibilità di mettere in campo le necessarie azioni di protesta – prosegue Milillo - Questo provvedimento vanifica la possibilità di condividere la terapia con il paziente e di controllare gli effetti indesiderati di un farmaco. Mentre in altri Paesi, come l’Inghilterra e la Germania, si è costruito un modello organizzativo della produzione e/o distribuzione dei farmaci, che se da un lato ha creato lo sviluppo dei generici dall'altro garantisce il ruolo prescrittivo del medico e responsabilizza il farmacista sugli eventi avversi con soddisfazione dei cittadini, in Italia si continua a intervenire in modo occasionale con norme confuse che non portano benefici ai cittadini, anzi mettono a rischio il loro diritto alla salute. Non va dimenticato che anche la Corte Europea ha ‘escluso la possibilità di lasciare al farmacista la scelta del farmaco da somministrare al paziente, mantenendo invece in capo al medico l'esclusiva responsabilità terapeuitica’”.

La Sigm


Per il segretario della Societa' italiana di medicina generale Claudio Cricelli la norma sui farmaci approvata in commissione bilancio del Senato e che prevede da parte del medico di indicare nella ricetta solo il principio attivo, ''e' sicuramente da migliorare''. ''Si deve dare al medico la capacita' di gestire al meglio la situazione del malato attraverso una appropriata terapia farmacologica'', precisa Cricelli. "La norma sui farmaci approvata in commissione bilancio del Senato ''lede la professionalita' dei medici'', incalza  il professor Francesco Fedele, ex presidente della societa' italiana di cardiologia. ''Si lede una delle prerogative del medico che riguarda la cura con la prescrizione e l'utilizzo delle terapie farmacologiche'', aggiuunge il cardiologo. ''Non si puo' delegare l'intervento del processo diagnostico e terapeutico. Con questa norma, che prevede di giustificare la prescrizione di una farmaco di marca, si rende ancora piu' burocratico il lavoro del medico che gia' era stato coinvolto nel controllo dell'esenzione dal ticket dei malati''.

Il commento dello Snami

Lo SNAMI prende nettamente le distanze dai vincoli per i Medici di prescrivere i farmaci equivalenti: "Francamente non pensavo si potesse arrivare a ciò - commenta Angelo Testa, Presidente Nazionale del Sindacato Autonomo -, ma di questi tempi tutto evidentemente può essere sacrificato sull'altare del presunto risparmio. Presunto perchè è un falso che ci sia una diminuzione della spesa per il SSN nella prescrizione di un farmaco di marca rispetto ad un farmaco generico in quanto la differenza la paga il paziente, per cui siamo completamente fuori tema parlando di spending review. In concreto l'emendamento decreterebbe l' inizio della fine della libertà di cura da parte di un sanitario nei confronti del proprio paziente". Infatti "Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio Sanitario Nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. L'eventuale prescrizione di uno specifico medicinale tra quelli equivalenti deve essere giustificata dal medico con sintetica motivazione scritta "ci imporrebbe di scegliere un farmaco piuttosto che un altro per costrizione di stato basata su logiche che esulano da quelle dalla nostra esperienza clinica degli effetti di quel farmaco su quel paziente. Verrebbero a cadere le prerogative irrinunciabili dello Snami ad una buona prescrizione per cui il farmaco generico ideale per noi è quello identico e che la pregiudiziale sia che il Medico deve rispondere direttamente di ciò che prescrive e non può farlo se altri cambiano quanto da lui espresso. Questo perchè due farmaci non sono uguali se le indicazioni della scheda tecnica risultano incomplete o sono diverse tra farmaco brand e bio equivalente. Conclude Angelo Testa: "Un provvedimento del genere è per noi dello Snami francamente illegittimo e già per domani ho convocato un Esecutivo Nazionale straordinario urgente in cui metteremo a punto tutte le strategie di contrapposizione a questo ennesimo episodio di  smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale. Anticipo che oltre allo stato di agitazione permanente pensiamo alle firme di un referendum abrogativo e all'utilizzo delle nostre 65.000 sale d'attesa per informare i cittadini italiani che le nostre prescrizioni farmaceutiche mediche potrebbero non essere libere ma fortemente condizionate. Non nascondo che a tutela dei Medici e pazienti, cioè alla sopravvivenza stessa del Sistema Sanitario Nazionale, penso alla disobbedienza civile seppur come gesto estremo.

Smi: prodotti dalla Cina

"I rischi per la salute dei pazienti potrebbero essere tanti, compreso quello che sul mercato arrivino prodotti da chissà quali Paesi, dalla Cina per esempio, e che potrebbero risultare pericolosi". A lanciare l'allarme è il presidente nazionale del Sindacato medici italiani, Giuseppe Del Barone, da giorni sul piede di guerra per i provvedimenti contenuti nella spending review. Questa volta, a far venire l'ennesimo mal di pancia ai camici bianchi, è il decreto, oggi in senato, secondo cui i medici dovranno prescrivere solo il principio attivo dei farmaci, senza indicare etichette. "La ricetta medica - attacca Del Barone - non è un semplice pezzo di carta colorato su cui appuntare la lista della spesa. La ricetta è un documento, è lì che il medico appone la sua firma a sigillo di una terapia che ha valutato attentamente in tutti i suoi punti, nei suoi effetti benefici e anche nei suoi possibili effetti collaterali". Ed è proprio questo, secondo il sindacato che riunisce medici ospedalieri e di base, il punto più scottante. Per lo Smi, con questa nuova norma si mette a rischio la salute stessa del paziente. "Con questa assurda regola - spiega l'ex presidente nazionale dell'Ordine - non sarà più il medico a decidere quale farmaco il paziente dovrà prendere, ma a decidere sarà il farmacista. Ci sono quindi degli oggettivi rischi per la salute dei pazienti". Da qui anche il timore che "con il liberi tutti" arrivino sugli scaffali delle farmacie prodotti di dubbia provenienza. "Chi ci dice - domanda polemicamente Del Barone - che le cose non andranno come con alcuni giocattoli e alimenti provenienti dall'estero? Sono stati tanti i prodotti, per esempio cinesi, ritirati dal mercato perché risultati tossici. Potrebbe accadere la stessa cosa anche nel nostro campo con farmaci che arrivano da chissà quali Paesi e che possono sfuggire ai controlli del sistema sanitario con conseguenze decisamente più nefaste rispetto a quelle causate da qualche bambola". Il tentativo di far passare un provvedimento simile c'é stato già sei mesi fa con le liberazioni. E oggi, come sei mesi fa, il sindacato che riunisce medici ospedalieri e generici promette di dare battaglia. "E' da anni che provano a introdurre questa assurda regola - dice Del Barone - Così si decreta la morte del medico generico, lo si umilia e lo si riduce a un semplice scribacchino. Viene negata ai professionisti la possibilità di prescrivere liberamente il farmaco che si ritiene più idoneo per la cura del proprio paziente. Di fatto si annulla quindi la possibilità, e direi anche l'obbligo, che ha il medico di controllare l'efficacia e gli effetti indesiderati di un farmaco". Sul fronte opposto però c'é anche chi è favorevole a questa nuova regola e difende il decreto. Per loro, chi si schiera in favore dell'etichetta sulle ricette fa parte di lobbies mediche e difende le grandi case farmaceutiche. "La polemica è davvero ridicola - dice Del Barone - Sono rivendicazioni stupide e preconcette. Tra l'altro, ci accusano di essere una lobby e di difendere le grandi case farmaceutiche, come se dietro i cosiddetti farmaci senza etichetta, con questo decreto favoriti, non esistessero altrettante lobbies. Parlare di questi presunti poteri occulti che lucrano sulla salute dei cittadini distoglie dal vero centro della questione: il medico é l'unico che può validare una terapia. La cosa che maggiormente mi preme è quindi difendere la libertà e la professionalità dei miei colleghi. E su questo il sindacato continuerà la sua battaglia", conclude Del Barone.

Garattini: è un compromesso

L'indicazione di indicare nella ricetta il principio attivo dei medicinali ''e' ancora un compromesso e potrà avere un impatto solo se i medici decideranno di attuarlo altrimenti no''. Questo il parare del farmacologo Silvio Garattini sull'emendamento approvato in commissione bilancio del Senato. Secondo il farmacologo ''l'indicazione di mettere nella ricetta sempre il principio attivo dovrebbe essere attuata sempre e non solo nei primi trattamenti. In questo modo si fa davvero risparmiare non solo lo Stato ma anche il paziente che oggi paga la differenza tra il costo del medicinale equivalente e quello di marca. Non è accettabile - ha aggiunto - che il paziente debba pagare la differenza, a meno che non sia lui stesso a volerlo. Lo Stato - secondo Garattini - dovrebbe far sapere al cittadino attraverso campagne che i medicinali equivalenti non sono differenti dai griffati. Se i medici ritengono che ciò non sia vero, sulla base di prove e studi, dovrebbero chiederne il ritiro dal mercato''.

Associazioni consumatori

Plaudono invece alla norma Adusbef e Federconsumatori: "Finalmente, nel dibattito sulla spesa farmaceutica, si impone una normativa che permette anche nel nostro Paese l'utilizzo dei farmaci equivalenti in misura maggiore di quanto fatto colpevolmente sin d'ora attraverso una pessima informazione, a volte intenzionalmente voluta". "Infatti - spiegano - la percentuale di fruizione oggi si attesta in Italia attorno un 16-18% contro quelle di altri Paesi ben più elevate e con punte del 40-50%. Tutto ciò provoca maggiori spese e quindi di possibili risparmi per 6-700 milioni di euro annui". Per le due associazioni, dicono i presidenti Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, "quindi, ben venga la norma che impone non il nome del farmaco bensì il principio attivo che ha identico effetto terapeutico e non si ascoltino altre voci esclusivamente interessate ad altri obbiettivi. Si vada avanti quindi con determinazione e le nostre associazioni daranno tutto il sostegno a quelle giuste decisioni".

La reazione di Farmindustria

Dura anche la reazione del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: ''E' un fatto vergognoso. Questo - afferma - è un attacco all'industria farmaceutica. Non c'è infatti un risparmio per lo Stato e la ratio di questa misura é incomprensibile. Vorrà dire, alla luce di tutto questo, che saremo davvero costretti a chiudere le nostre imprese".  ''Diamo un giudizio positivo sulla norma introdotta in Commissione a proposito della prescrizione del principio attivo laddove esistano alternative equivalenti e, soprattutto, qualora si tratti dell'instaurazione ex novo di una terapia cronica'', afferma invece il presidente di AssoGenerici Giorgio Foresti. ''Del resto, nei paesi anglosassoni da sempre il medico indica prevalentemente la molecola rispetto alla specialità: in Gran Bretagna in quasi 80% dei casi. E questo non in forza di una legge, ma semplicemente in forza di una impostazione culturale differente''. In Francia, ricorda assogenerici, dove la prescrizione per principio attivo è stata formalizzata nel 2002, senza obbligo per il medico, il numero delle ricette compilate in questo modo è costantemente salito sino a raggiungere il 12%.

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