Scaccabarozzi: con i tagli alla sanità si attacca l’industria farmaceutica, chiuderemo le aziende. Limato il supersconto, diminuisce la spesa pubblica farmaceutica

Redazione DottNet | 30/07/2012 09:50

L'emendamento alla Spending review che impone al medico di indicare nella ricetta del Ssn la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco, e non un farmaco generico o 'griffato', e' un fatto ''vergognoso''. Lo afferma il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi: ''Questo e' un attacco all'industria farmaceutica - denuncia -. Saremo davvero costretti, a questo punto e per effetto di tali norme - aggiunge provocatoriamente - a chiudere le nostre aziende''.

Si tratta di una ''vergogna - afferma Scaccabarozzi - poiche' ci si serve del decreto sulla Spending review per lanciare un attacco all'industria farmaceutica''. Infatti, sottolinea il presidente di Farmindustria, ''da tale misura non deriva alcun vantaggio di tipo economico nell'ambito della revisione delle spese dello Stato''. La situazione era gia' stata chiarita, afferma, con il decreto approvato sulle Liberalizzazioni: ''In quel decreto - spiega Scaccabarozzi - e' stata introdotta una regolamentazione prevedendo l'obbligo per il medico di informare il paziente sull'esistenza di un farmaco generico equivalente all'eventuale farmaco 'griffato' indicato, e si e' anche previsto l'obbligo per il farmacista di sostituire il farmaco indicato con il generico equivalente a minor costo'', fatta salva la volonta' del paziente di acquistare comunque il farmaco griffato. Il Servizio sanitario nazionale, precisa, ''rimborsa comunque solo il farmaco generico equivalente a piu' basso costo''. La differenza di costo, optando per un farmaco griffato, resta dunque a carico del cittadino. Pertanto, conclude Scaccabarozzi, ''non c'e' un risparmio per lo Stato. La ratio di questa misura e' incomprensibile. Vorra' dire, alla luce di tutto questo, che saremo davvero costretti a chiudere le nostre imprese''.  ''Diamo un giudizio positivo sulla norma introdotta in Commissione a proposito della prescrizione del principio attivo laddove esistano alternative equivalenti e, soprattutto, qualora si tratti dell'instaurazione ex novo di una terapia cronica'', afferma invece il presidente di AssoGenerici Giorgio Foresti. ''Del resto, nei paesi anglosassoni da sempre il medico indica prevalentemente la molecola rispetto alla specialità: in Gran Bretagna in quasi 80% dei casi. E questo non in forza di una legge, ma semplicemente in forza di una impostazione culturale differente''. In Francia, ricorda assogenerici, dove la prescrizione per principio attivo è stata formalizzata nel 2002, senza obbligo per il medico, il numero delle ricette compilate in questo modo è costantemente salito sino a raggiungere il 12%.

La posizione di Confindustria

Confindustria esprime "forte preoccupazione in merito alla nuova disciplina di prescrizione dei farmaci introdotta in sede di conversione del DL sulla spending review", e "sostiene - si legge in una nota - l'appello rivolto dall'industria farmaceutica al presidente del Senato, al governo e alle forze politiche di riconsiderare e accantonare questa misura". "L'introduzione dell'obbligo per il medico di prescrivere il solo principio attivo non si giustifica in termini di riduzione della spesa pubblica, in quanto il Servizio Sanitario già oggi rimborsa la spesa del farmaco nei limiti di quello equivalente a minor prezzo", si aggiunge nel comunicato.  "Al contrario, quest'obbligo - avverte Confindustria - è suscettibile di danneggiare ulteriormente l'industria farmaceutica in Italia, già duramente colpita da ripetuti interventi". Il settore farmaceutico, ricorda Confindustria, "rappresenta una componente rilevante dell'industria italiana: conta 65.000 occupati ed esporta il 65% della propria produzione". E ancora: "Il marchio di un farmaco concorre a tutelare il risultato di un oneroso percorso di ricerca, sperimentazione, autorizzazione, promozione scientifica ed è garanzia di qualità e correttezza del prodotto". Per Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, con il provvedimento sui farmaci nella spending review si sceglie "la strada della demagogia antindustriale che sta rapidamente conducendo il nostro Paese al declino". "L'emendamento, approvato in Senato, che toglie ai medici la possibilità di prescrivere i farmaci ai pazienti limitandosi all'indicazione del principio generico - dice il sindacalista - è l'ennesimo colpo contro l'industria che viene portato avanti da un sistema politico che evidentemente continua a vedere con fastidio un'Italia in cui l'industria manifatturiera e la ricerca abbiano ancora un futuro". E' "un provvedimento che non muta nulla in termini di spesa sanitaria e dà totale discrezione alla figura del farmacista nella scelta del farmaco da adottare".
Per Pirani "se si voleva andare incontro agli interessi dai pazienti sarebbe stato utile costringere l'industria farmaceutica a produrre delle confezioni di farmaci corrispondenti ai giorni di prescrizione della terapia diversamente da quanto avviene oggi. Così come sarebbe stato utile a suo tempo liberalizzare l'apertura delle farmacie consentendo ai giovani neolaureati di avere un futuro professionale".

Associazioni consumatori

Plaudono invece alla norma Adusbef e Federconsumatori: "Finalmente, nel dibattito sulla spesa farmaceutica, si impone una normativa che permette anche nel nostro Paese l'utilizzo dei farmaci equivalenti in misura maggiore di quanto fatto colpevolmente sin d'ora attraverso una pessima informazione, a volte intenzionalmente voluta". "Infatti - spiegano - la percentuale di fruizione oggi si attesta in Italia attorno un 16-18% contro quelle di altri Paesi ben più elevate e con punte del 40-50%. Tutto ciò provoca maggiori spese e quindi di possibili risparmi per 6-700 milioni di euro annui". Per le due associazioni, dicono i presidenti Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, "quindi, ben venga la norma che impone non il nome del farmaco bensì il principio attivo che ha identico effetto terapeutico e non si ascoltino altre voci esclusivamente interessate ad altri obbiettivi. Si vada avanti quindi con determinazione e le nostre associazioni daranno tutto il sostegno a quelle giuste decisioni".

Limato il supersconto 

I relatori al decreto sulla spending review hanno anche presentato un emendamento, in Commissione Bilancio al Senato, in cui viene limato il supersconto che il provvedimento metteva a carico delle farmacie, nonché quello a carico delle aziende farmaceutiche. Per le farmacie il supersconto cala dal 3,65% al 2,25%, mentre per le aziende farmaceutiche scende dal 6,5% al 4,1%. L'emendamento abbassa ulteriormente inoltre il tetto per la spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale: dall'11,5 del decreto si passa all'11,35. Resta ''molto grave'' l'impatto delle misure di taglio previste nel decreto sulla Spending review a carico delle aziende farmaceutiche. Ad affermarlo e' il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, sottolineando come sia dunque limitato l'effetto dell'emendamento approvato stanotte in commissione Bilancio che prevede una limatura degli sconti a carico delle aziende, e a favore del Sistema sanitario nazionale, che scendono dal 6,5% al 4,1%. A rischio 15.000 posti di lavoro e si pensa ad un piano esuberi. L'emendamento approvato prevede inoltre che il sistema cambi dal 2013, sulla base del nuovo sistema di remunerazione della filiera del farmaco attualmente allo studio. ''Permane - rileva Saccabarozzi - la criticita' di tali misure sul settore delle aziende del farmaco, che sono colpite dalla Spending review in modo iniquo e pesante''. Indubbiamente, sottolinea, ''la 'limatura' agli sconti prevista dal decreto portera' alle aziende un minimo sollievo nel 2012, ma resta forte la criticita' per il 2013 e il 2014''. Nonostante l'emendamento approvato cioe', spiega il presidente di Farmindustria, ''l'impatto di questa manovra, nel suo complesso, non cambia''. E le conseguenze per le aziende non tarderanno a farsi sentire: ''Ribadiamo l'allarme lanciato per i posti di lavoro nel settore: circa 15mila - avverte Scaccabarozzi - sono, infatti, i posti a rischio, mentre sempre piu' aziende stanno procedendo a piani di esubero per il personale''. Una situazione dunque non rosea, e sulla quale poco potrebbe influire il nuovo sistema di remunerazione della filiera del farmaco che dovrebbe vedere la luce a breve: ''Il nuovo sistema di remunerazione - spiega infatti il presidente di Farmindustria - riguardera' soprattutto il settore della distribuzione. Per quel che riguarda le aziende farmaceutiche, invece, la remunerazione deriva comunque dalla negoziazione dei prezzi con l'Agenzia italiana del farmaco''. Il punto decisivo dunque, conclude, ''resta quello di definire, per il futuro, tetti di spesa congrui e sostenibili''.

Spesa pubblica farmaceutica 

Nel 2011 la spesa pubblica per farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale e' stata pari a 12.387 mln, con una riduzione del 4,6% rispetto al 2010. Spesa in calo, dunque, in tutte le regioni, anche se le maggiori riduzioni si registrano in Calabria (-13,1%) e Puglia (-8,8%). E' invece la Sicilia a registrare il picco massimo di spesa pro-capite per farmaci (258 euro) e di consumi (1086 dosi giornaliere ogni mille abitanti). Il dato arriva dall'ultimo Rapporto AIFA sull'uso dei farmaci in Italia, realizzato dall'Osservatorio sull'impiego dei medicinali (Osmed) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in collaborazione con l'Istituto superiore di sanita'. Ma la spesa farmaceutica, pur in calo, resta un nodo centrale anche nel decreto sulla Spending review e per ripianarla sono chiamate a contribuire, con uno sconto sui farmaci in favore del Ssn, anche le aziende farmaceutiche. Un ultimo emendamento votato la scorsa notte in commissione Bilancio ha tuttavia previsto una 'limatura' degli sconti a carico delle aziende, che scendono dal 6,5% al 4,1%. In questo contesto, l'istantanea scattata dal Rapporto Osmed mostra pero' un Paese in cui la spesa per farmaci diminuisce (anche per effetto di una maggiore diffusione dei farmaci generici, che hanno un costo minore), pur a fronte di un aumento delle prescrizioni di medicinali. Quanto alla 'classifica' tra le regioni, dal Rapporto si rileva che la piu' virtuosa e' la Provincia Autonoma di Bolzano (con 149 euro di spesa per farmaci pro-capite). La Sicilia e' invece al primo posto per consumi territoriali e spesa lorda pro capite. A fronte di una media nazionale di 204,3 euro pro capite, la spesa per farmaci oscilla dunque da un valore massimo di 258 euro pro capite registrato in Sicilia ad un valore minimo di 149 euro della Provincia Autonoma di Bolzano. Il consumo di farmaci e' invece in aumento in quasi tutte le regioni, ad eccezione di Abruzzo, Campania e Puglia. Gli incrementi piu' elevati rispetto al 2010 si registrano in Lombardia, P.A. di Bolzano (+3,1%) e nella P.A. di Trento (+2,7%). Questa la spesa lorda pro-capite per farmaci nelle regioni italiane nel 2011: Sicilia (258,1 euro); Lazio (234,4); Puglia (235); Sardegna (229); Calabria (231,2); Umbria (180,9); Campania (232); Basilicata (197,1); Abruzzo (221,9); Marche (190); Toscana (167,7); Molise (206,1); E.Romagna (170,2); Friuli V.G. (187,2); Liguria (188,3); Veneto (177,6); Piemonte (182); Val d'Aosta (175,7); Lombardia (191,9); Trento (162,2); Bolzano (149).

 La protesta delle farmacie

Non si ferma lo stato di agitazione delle farmacie italiane: nuove proteste sono infatti in arrivo ''entro pochi giorni''. Ad annunciarlo e' Federfarma, l'associazione che rappresenta le 18mila farmacie private italiane, chiedendo che le misure del decreto Spending review siano ''congelate'' in attesa della definizione della nuova Convenzione per il settore. ''Le farmacie italiane hanno chiuso ieri e chiuderanno ancora - afferma Annarosa Racca, Presidente di Federfarma -. Prendiamo atto dei testi degli emendamenti in votazione al Senato, presso la V Commissione Bilancio, totalmente insoddisfacenti per noi farmacisti. Ribadiamo che per la farmacia italiana è insostenibile qualsiasi ulteriore prelievo". La situazione di ''crisi della farmacia territoriale, dimostrata dalla massiccia adesione delle farmacie private allo sciopero di ieri e dal sostegno ricevuto dalle farmacie comunali - spiega Racca - non si risolve con la diminuzione del taglio previsto a nostro carico nella spending review ma con la sua eliminazione totale''. Federfarma chiede dunque che le misure della spending review siano ''congelate in attesa della definizione della nuova Convenzione e del nuovo sistema di remunerazione''. ''Le trattenute già effettuate alle farmacie nel corso degli ultimi anni - conclude Racca - fanno sì che il farmaco mutuabile italiano sia già il meno caro d'Europa. Ora basta: si tagli dove si spreca davvero. Federfarma comunicherà nei prossimi giorni le nuove forme di protesta''.

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