Novità sulla prescrizione dei farmaci: il medico ha ora la facoltà d’indicare le motivazioni. Ma è scontro tra camici bianchi e farmacisti. Il generico in Italia. Dai la tua opinione

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/07/2012 22:30

Stop in commissione Bilancio al Senato sull'emendamento alla spending review che prevedeva l'obbligo da parte del medico che prescriva un farmaco di marca di indicare la motivazione della sua scelta. Il medico, recita il disposto modificato nel maxiemendamento del governo, ha ora la "facoltà" di indicare la ragione per la quale prescrive un determinato farmaco oltre al più generico principio attivo. Il maxi-emendamento conferma la prima parte del comma contestato: "Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili piu' medicinali equivalenti e' tenuto ad indicare nella ricetta del Ssn la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco".

 Ma il maxi-emendamento aggiunge una clausola: "Il medico ha facolta' di indicare altresi' la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione e' vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità", prevista dal decreto sulle liberalizzazioni. ''Sui farmaci generici il governo è giunto ad una mediazione migliorativa, anche se ancora non del tutto soddisfacente". Lo dichiara la senatrice dell'Api Emanuela Baio dopo aver letto la modifica nel maxiemendamento sui farmaci generi. ''L'emendamento modificato - continua Baio - dà maggiore responsabilità al medico che può scegliere uno specifico farmaco generico in base alle esigenze cliniche del paziente, deve però esprimere una motivazione sintetica del perché. Apprezzo l'intervento del governo nel modificare una norma lesiva nei confronti della libertà di scelta dei medici, però il mercato dei farmaci non può essere continuamente sottoposto a modifiche, ha bisogno di stabilità. Varrebbe la pena fare una riforma organica del settore", conclude Baio.

Il commento della Fimmg

Il maxi emendamento del governo che prevede che il medico "ha facoltà" di indicare nella ricetta il farmaco di marca, e tale prescrizione è vincolante per il farmacista se essa è motivata dal medico, ''e' peggiorativo: ostacola infatti ancora di piu' l'attivita' prescrittiva del medico, determinandone un aggravio del lavoro''. Lo afferma il segretario dei medici di famiglia, Giacomo Milillo. In sostanza, rispetto all'emendamento iniziale, ''non cambia nulla, anzi la situazione peggiora''.In realta', afferma MIlillo, ''non cambia nulla rispetto all'emendamento iniziale, e il governo conferma che la scelta finale del farmaco e' del farmacista e non del medico''. Infatti, rileva, ''nel maxi emendamento si dice che 'il medico ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità", prevista dal decreto sulle liberalizzazioni'''. Cio' significa, spiega Milillo, che il medico ''ha 'altresi'', ovvero anche, la possibilita' di indicare il farmaco, ma sempre con una sintetica motivazione. Quindi il lavoro del medico e' aggravato ulteriormente''. Cio', afferma, ''e' un'azione di ostacolo all'azione prescrittiva del medici; e' offensivo per i medici, per i quali si determina un aggravio dei compiti, ed e' dannoso per i pazienti''. ''Credo - conclude Milillo - che si stiano perseguendo interessi diversi da quelli del Servizio sanitario nazionale''.

La posizione dei farmacisti

''Giudichiamo quantomeno inopportuno chiamare in causa i farmacisti ricordando che spetta al medico l'esclusiva responsabilità terapeutica, visto che nessuno intende sottrargliela. Il dovere del farmacista è dispensare il farmaco prescritto dal medico, nell'ambito della normativa vigente, e questo facciamo da sempre''. Lo afferma il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani (Fofi), Andrea Mandelli, replicando ai commenti da parte dei medici di medicina generale in merito alla norma della Spending review che prevede la prescrizione con il nome del solo principio attivo. Per la normativa attuale, a meno che non venga indicata la non sostituibilità, spiega Mandelli, ''il farmacista è tenuto a proporre il farmaco equivalente a minor prezzo prezzo, e non mi risulta che alcun farmacista abbia mai violato questa regola, trascurando di proporre il farmaco equivalente o imponendo - rileva - la sostituzione quando non consentita". 

il no di Farmindustria

''Chi ha portato avanti la scelta della prescrizione del principio attivo, si dovrà assumere la responsabilità degli effetti di una norma discriminatoria per l'industria, che non porta risparmi allo Stato - e quindi non è nell'ottica della spending review - e crea un mercato protetto. E non si capisce inoltre il motivo di togliere al medico la scelta prescrittiva''. Dal punto di vista produttivo, avverte Farmindustria, ''la combinazione delle misure ipotizzate inserite nel decreto della spending review determina un danno irreparabile in termini di investimenti e occupazione con gravi effetti sull'economia del Paese perché il bilancio economico della manovra è sicuramente negativo''.

Il consumo dei generici in Italia

L'Italia e' ancora 'fanalino di coda' per consumo di farmaci generici: se in Europa rappresentano infatti il 50% del mercato, con punte del 70-80% in Germania e Gran Bretagna, nel nostro Paese il loro mercato e' pari a circa il 15%. Proprio sui generici si sono accesi i riflettori per effetto del decreto sulla Spending review, un cui emendamento prevede che il medico debba indicare in ricetta solo il principio attivo del farmaco e non il medicinale 'griffato'. Un emendamento che ha determinato forti polemiche: per Farmindustria, infatti, l'indicazione del principio attivo non determina un risparmio per il Servizio sanitario nazionale (Ssn), che e' tenuto comunque a rimborsare solo il prezzo del farmaco generico a costo piu' basso, mentre se il paziente decide di scegliere il farmaco 'griffato' dovra' pagare la differenza di tasca propria. Un'interpretazione contestata pero' da Assogenerici, secondo cui raggiungendo volumi di vendita adeguati, i generici potrebbero portare ad un risparmio per il Ssn di circa 400 mln annui.

- GENERICI ANCORA NON 'DECOLLANO': In Italia solo il 15-18% della popolazione ricorre ai farmaci equivalenti o generici, mentre la media europea si attesta attorno al 40-50%. La Germania, ad esempio, ha una quota di mercato di consumo dei generici del 64-70%, la Gran Bretagna dell'83% e gli Usa del 75%. Un forte ritardo, quello italiano, nonostante l'industria del generico sia attiva in Italia da piu' di 10 anni, offra lavoro a circa 10mila persone e produca investimenti di oltre 1 miliardo di euro in ricerca e innovazione.

- RISPARMIO POTENZIALE DI 400 MLN L'ANNO: Se i generici raggiungeranno volumi di vendita adeguati, si potranno generare forti risparmi per il Ssn. Infatti, afferma l'Associazione nazionale delle industria di generici (Assogenerici), ''basterebbe un calo del prezzo dei generici del 10% per garantire un risparmio di 400 milioni di euro l'anno, ma questo è possibile solo eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato". Favorire cioe' il ricorso ai generici, permettendo alle industrie di raggiungere volumi di mercato adeguati, secondo Assogenerici, ''è il solo modo per far scendere ulteriormente i prezzi''. Un maggiore ricorso ai farmaci equivalenti determinerebbe inoltre un risparmio anche per i cittadini, che oggi spendono 770 mln l'anno per coprire la differenza di prezzo tra l'equivalente e il farmaco di marca.

- IL MECCANISMO: I farmaci off patent, o con brevetto scaduto, comprendono i farmaci generici e i medicinali che hanno originato il generico (originator). Essendo scaduto il brevetto, ed essendo quindi farmaci che non hanno piu' bisogno della protezione industriale, possono essere prodotti anche dalle aziende che in origine non avevano la titolarita' della stessa produzione. Cio' determina prezzi piu' bassi, quindi, che si traducono in un risparmio per il Ssn, che eroga molti di questi prodotti in convenzione, e anche per il cittadino che puo' acquistarli a prezzi abbattuti rispetto a quando erano protetti dal brevetto. L'Agenzia del farmaco (Aifa) stabilisce il prezzo di riferimento di ognuna di queste molecole, per le quali sul mercato possono esserci diverse confezioni prodotte da altrettante aziende a prezzi diversi. Il Ssn, pero', rimborsa solo l'importo indicato con il prezzo di riferimento.

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