La Fimmg proclama lo stato di agitazione contro le norme per i tagli alla spesa. Milillo: a rischio l’assistenza e il ruolo del medico. I consumatori contro i camici bianchi. Lo Snami si appella all'unità

Redazione DottNet | 02/08/2012 10:17

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I medici di famiglia contro la spending review. La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ha dichiarato infatti lo stato di agitazione della categoria contro le disposizioni contenute nel decreto legge approvato ieri dal Senato, e presto all'esame della Camera, che obbligano i medici alla prescrizione del principio attivo dei farmaci. La Fimmg, spiega una nota, ha inviato una lettera al premier, Mario Monti, e ai ministri competenti in cui chiarisce le sue ragioni.

 "I medici di medicina generale che questo sindacato rappresenta - scrive il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo nella lettera - ritengono che tale norma comporti disagi per i medici e i cittadini, gravi rischi di compromissione della qualita' dell'assistenza e soprattutto mantenga livelli di responsabilita' in capo al medico in presenza di una diminuzione di ruolo''. Secondo Milillo la scelta del medicinale nella sua piena formulazione viene ''trasferita dal medico al farmacista e la possibilita' di esprimere le esigenze terapeutiche specifiche dell'assistito sono subordinate a incombenze burocratiche antistoriche, incoerenti con il sistema nazionale di erogazione dell'assistenza farmaceutica in Italia e con le attivita' di informatizzazione della prescrizione in corso di realizzazione". "I medici di medicina generale - continua Milillo - dovranno inoltre impegnarsi a educare i cittadini all'uso del proprio diritto di scelta in farmacia, sempre che sia loro consentito, istruendoli sul rapporto rischio/beneficio dell'applicazione di tale norma che, nella sua genericita' confusa e non organica con altre leggi, mina le basi del rapporto medico-paziente". Per questo la Fimmg dichiara lo stato di agitazione e tra le azioni di lotta sindacale pensa a scioperi, campagne di sensibilizzazione, manifestazioni e azioni legali. Chiede inoltre, associandosi alla Federazione degli ordini dei medici (Fnomce), che l'argomento venga approfondito con l'istituzione di un tavolo per il riordino complessivo della materia prescrittiva."Incomprensibile": cosi' in una nota Federconsumatori e Adusbef definiscono l'atteggiamento dei medici di famiglia della Fimmg: "Se le motivazioni contro l'utilizzo dei farmaci equivalenti (ex generici) fossero di natura scientifica - spiegano le due l'associazioni - bisognerebbe dirlo chiaramente, contestando e denunciando di attentato contro la salute pubblica non solo il ministero della Salute e l'Aifa ma anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che da sempre sostiene questa prassi. Una volta per tutte, quindi, si dica sino in fondo come stanno le cose poiché tutte le istituzioni scientifiche hanno sempre sostenuto che le malattie si combattono con una molecola chimica e non con un'etichetta pubblicitaria". Perciò, continuano Federconsumatori e Adusbef, "la si finisca di dichiarare che chi come noi sostiene un maggiore utilizzo del farmaco equivalente in terapia voglia far risparmiare sulla salute delle persone utilizzando farmaci di serie b". "Il nostro obiettivo - dichiarano Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, presidente di Adusbef - è che invece di pagare per i vari marchi, per le varie pubblicità delle aziende e per altri aspetti speculativi si spenda meglio, sempre nella sanità, per migliori servizi".

La proposta dello Snami

Lo Snami al termine dell'Esecutivo Nazionale di oggi lancia un appello agli altri sindacati medici e alle associazioni dei cittadini per arginare tutto ciò che di limitativo nelle prescrizioni dei farmaci è venuto fuori dal maxiemendamento approvato al Senato e che nei prossimi giorni passerà alla Camera. "Stiamo tutti insieme in questo momento importante della nostra professione e di attacco al sistema sanitario nazionale - esordisce il leader del sindacato autonomo Angelo Testa -, perché si sta ponendo in essere un precedente pericoloso per l'assistenza sanitaria ai cittadini italiani. Solo tutti insieme riusciremo ad incidere nei confronti di un provvedimento che per noi sfiora l'anticostituzionalità. Il differenziare i pazienti ai quali viene prescritta una terapia per una patologia cronica ed ai quali viene confermato un farmaco di marca dai pazienti in cui viceversa c'è il veto di stato perché di nuova diagnosi, è assolutamente ingiusto e discriminante per questi ultimi". "Siamo in questi giorni subissati dalle telefonate dei Colleghi di tutta Italia che, increduli di quanto sta accadendo, sono pronti a fare di tutto per tutelare le terapie in favore dei propri malati - aggiunge Testa -. Pensiamo alla raccolta delle firme per un referendum abrogativo se la Camera dovesse confermare quanto licenziato dal Senato. Apriamo ufficialmente un confronto con chi con noi vuole condividere un percorso di giustizia, di tutela e difesa del sistema sanitario pubblico che ha si necessità di essere migliorato e di crescere ma non a colpi di cannonate e bruciando quanto di buono c'è attualmente in termini di assistenza sanitaria e di tutela della salute degli italiani".

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