Addio al medico di base. Parla il ministro Balduzzi: una serie di provvedimenti che miglioreranno la sanità e il rapporto con i pazienti

Redazione DottNet | 26/08/2012 19:13

Medici di base reperibili 24 ore su 24, tessera sanitaria elettronica per tutti, fine delle assunzioni «politiche» negli ospedali e riorganizzazione del sistema di attività privata intramoenia. La «rivoluzione» del sistema sanitario nazionale italiano, come la definiscono gli uomini del ministro Renato Balduzzi, è contenuta in un provvedimento che il titolare del dicastero ha illustrato al premier Monti e ai colleghi del governo venerdì sera in Consiglio dei ministri. E che sarà approvato nel prossimo, che si terrà il 31 agosto. Venticinque articoli molto densi destinati a incidere, e molto, sulla vita degli italiani che hanno però provocato nelle settimane scorse le ire dei sindacati di categoria.

 Riforme che, si confida, devono riuscire a migliorare l’assistenza ai malati. Dando al tempo stesso un contributo alla razionalizzazione delle finanze pubbliche. Il capitolo salute pesa infatti per 130 miliardi sulle casse dello Stato (30 solo alla voce medicinali) e nella spending review si legge di risparmi per 6 miliardi di euro fino al 2015. Che non potranno essere ricavati solo da tagli. Ma anche da una riorganizzazione intelligente del sistema che possa permettere «di utilizzare meglio le risorse che ci sono».

La medicina di base

A cominciare dall’assistenza di base, ad esempio. L’idea di Balduzzi, che ha già incassato il via libera delle organizzazioni di rappresentanza, è quella di archiviare la figura del medico di base. Il vecchio, caro amico di famiglia. Però solitario al lavoro, attivo 5 giorni alla settimana. E irreperibile, magari anche solo per le ricette, nel fine settimana. Con il risultato di ingolfare gli ospedali per esigenze di poco conto. «Come nei casi segnalati all’Umberto I» si ricorda. La riforma immaginata dal governo prevede la nascita di nuclei di 5 o 6 medici (sono già in corso sperimentazioni in Veneto e Lombardia) che possano alternarsi alla guida dello studio in modo da offrire assistenza senza soluzione di continuità ai pazienti. Delle vere e proprie aggregazioni professionali, sulla falsariga di quanto avviene da anni in molti Paesi europei. «Siamo favorevoli a questa svolta» dice Claudio Cricelli. Il presidente della società italiana di medicina generale spiega che la riforma avrà il pregio di allargare il ventaglio dei servizi a disposizione dei pazienti. «Siamo consapevoli – osserva Cricelli – che il futuro passa da una aggregazione di medici che in quanto tale, oltre a fornire assistenza di base 24 ore su 24, potrà garantire anche la diagnostica e alcune visite specialistiche».

Dirigenti sanitari

Un altro capitolo sul quale si punta molto è la riscrittura delle norme per il reclutamento dei dirigenti sanitari. Troppe nomine politiche, troppi casi di clientelismo nel presente e nel recente passato. «Le regole che possano assicurare la trasparenza saranno rese più stringenti» dicono i collaboratori di Balduzzi indicando in curriculum a prova di bomba, da oggi in avanti, la precondizione per poter guidare una struttura sanitaria. Il Consiglio dei ministri del 31 agosto darà anche il via libera al fascicolo sanitario elettronico per i pazienti. Teoricamente dovrebbe già essere realtà. Nella pratica è decollato, tra le grandi regioni, solo in Lombardia ed Emilia Romagna. Si punta, in un futuro non troppo prossimo, a immagazzinare in un chip tutte le informazioni sanitarie di una persona. Per poi inserirle dentro la tessera sanitaria. Ecografie, diagnosi, radiografie, ricette. Mai più polverosi dossier: tutto digitalizzato e pronto per essere agevolmente consultato al computer. La rivoluzione riguarderà anche l’attività privata svolta in strutture pubbliche dai medici. Si tratta della riforma «intramoenia» voluta dall’ex ministro Rosy Bindi nel ’99. Che però non ha mai funzionato fino in fondo. Gli uomini del ministero parlano anzi di «far west» da regolare, ricordando i diversi decreti che si sono inutilmente succeduti in questi ultimi 13 anni sulla questione. In particolare, l’intervento cercherà di sistemare la questione della cosiddetta intramoenia allargata. Vale a dire l’attività svolta da medici presso strutture private per mancanza di spazi sanitari pubblici. Potranno continuare ad essere svolta ma, dice chi sta lavorando al provvedimento, «dovrà essere assicurata la tracciabilità dei pagamenti da parte dei pazienti e l’azienda sanitaria dovrà ricevere, dal parte del professionista, una certificazione». Elementi che, si osserva, non sempre fino a oggi sono stati rispettati.

Il commento del ministro

Portare a regime le misure approvate fino ad oggi e completare la ''manutenzione straordinaria'' del servizio sanitario nazionale, in chiave di sostenibilita', efficienza ed equita'. E' la 'mission' del ministro della Salute, Renato Balduzzi, che  spiega come nel programma per la crescita e lo sviluppo del Paese anche la sanita' giochera' un ruolo di primo piano, e annuncia che all'interno del 'Cantiere Italia' sara' aperto anche il 'Cantiere sanita' ', facendo ripartire gli investimenti per l'edilizia ospedaliera e la messa in sicurezza degli edifici sanitari. Il ministro chiarisce anche che non ci sara' un secondo capitolo liberalizzazioni in sanita', ma che bisogna monitorare e completare l'attuazione delle cose gia' fatte (farmacie) e che invece si punta con la riforma dell'intramoenia a integrare completamente l'attivita' privata e pubblica dei medici che sara' ''certificata, controllata e trasparente''.  L'orizzonte nel quale si muove il governo, premette il ministro, e' quello della scadenza 'naturale' della legislatura, anche perche' ''dopo le accuse di essere stati fino a oggi solo 'recessivi', ora che si fa un programma di crescita e sviluppo spero non ci dicano che il tempo e' scaduto''. Anche perche', pur senza mettere in cantiere ''nuove misure'' in sanita' serve tempo per ''far funzionare bene quello che gia' c'e'''. Proprio l'ultimo decreto approvato prima della pausa estiva dalle Camere, ha creato ''divergenza di vedute'' con le Regioni, mettendo in stand-by l'approvazione del nuovo Patto per la Salute. Ma, chiarisce Balduzzi, ''non c'e' mai stata rottura con le Regioni'' e il dialogo ''non e' mai stato sospeso''. Ora si tratta di valutare ''gli strumenti con cui applicare la revisione della spesa, a fronte di un oggettivo definanziamento del settore''. Sul piano delle risorse, assicura, ''rebus sic stantibus cosi' come non ci saranno altre manovre, non ci sara' una parte che tocchera' alla sanita'''. Non ci saranno altri tagli, insomma, ma servira' proseguire sulla strada dell'efficienza ''spendendo meglio''. Per questo il ministero e' gia' al lavoro con l'Agenas per mettere a punto criteri che guardino anche alla qualita' per fissare i prezzi di riferimento per gli acquisti, in particolare dei dispositivi medici. Sempre per chiarire l'applicazione delle misure contenute nella spending review, il ministro annuncia anche l'avvio di un tavolo tecnico, gia' nei prossimi giorni, per arrivare a ''linee guida omogenee'' sull'obbligo di prescrizione del principio attivo in ricetta invece del farmaco 'griffato'. E per completare il 'restyling' del Ssn, ma anche ''correggere, consolidare, o definire meglio'' il quadro normativo delineato fino ad oggi, la prossima settimana arrivera' sul tavolo del Consiglio dei ministri quello che e' stato ribattezzato 'decretone', che il ministro chiama ''il decreto sanita' e sviluppo''. Un provvedimento omnibus che contiene ''misure importanti che si inseriscono nel progetto complessivo di sviluppo'' e che consentiranno una ''ulteriore razionalizzazione dell'attivita' sanitaria'', con ''norme per l'organizzazione'' del Ssn, che comprenderanno anche ''un nuovo rapporto tra sanita' e politica''. Ma anche sanita' elettronica (sulla scia anche dell'Agenda digitale promossa dal ministro Passera) e misure come il portale della sanita', sul modello inglese, che ''arrivera' entro l'inizio del 2013'', e ''norme sugli stili di vita e i fattori di rischio'', tra cui l'ipotesi di una tassa sulle bibite che, ''oltre a sensibilizzare sulla corretta alimentazione'', dara' risorse utili ''per le finalita' primarie per la sanita''' come potrebbe essere il piano per la non autosufficienza, entrato nel programma di azioni del governo da qui alla fine della legislatura. La riforma dei ticket, invece, ancora ''non e' in agenda'' anche se ''gli approfondimenti sono in corso'' e perlomeno l'apertura del dibattito ha portato ''tutti a dire che il problema esiste. Intanto si procedera' con l'implementazione degli strumenti tecnico-informatici'', ad esempio la tessera sanitaria con il chip, mentre la discussione ''sulle modalita' della riforma'' che potrebbe andare verso un nuovo sistema a franchigia e' ancora aperta.

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