Generici, pronto un tavolo tecnico sulle prescrizioni. Cronaca dei primi giorni con le nuove ricette. Intervista con Testa dello Snami

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 27/08/2012 18:04

Nei prossimi giorni sarà attivato ''un tavolo tecnico sulle prescrizioni dei medicinali con tutti gli attori coinvolti''. Lo annuncia il ministro della Salute, Renato Balduzzi, a proposito della misura della spenging review che obbliga a prescrivere, alla prima diagnosi, il principio attivo e non la 'griffe' dei farmaci. ''L'indicazione politica è chiara - dice - e porta una innovazione significativa'', spiegando che il tavolo elaborerà ''linee guida omogenee per evitare ambiguita' ''.

Il tavolo tecnico era stato richiesto dalla Fnomceo, la federazione degli ordini dei medici, guidata da Amedeo Bianco. Il tavolo, ricorda Bianco in una nota, era stato invocato per "affrontare e dare soluzione a incertezze interpretative e difficoltà applicative della norma onde evitare l'accendersi di polemiche, che non fanno bene alla nostra sanità pubblica già in preoccupanti sofferenze. Dichiarammo allora, e ribadiamo oggi - aggiunge - la nostra piena condivisione di politiche sanitarie volte all'uso appropriato di farmaci equivalenti, idonee a conseguire, magari non subito, economie ai cittadini e allo stesso sistema sanitario; risparmi che dovrebbero restare ed essere reinvestiti nel Sistema". La Fnomceo "respinge, quindi, con forza e denuncia come infondate e provocatorie - sottolinea - tutte quelle affermazioni e iniziative che in questi giorni alcuni soggetti di rappresentanza autoreferenziale e in ricerca di immagine e ruoli, hanno portato nel dibattito; un inquinamento che ha rappresentato legittime e fondate preoccupazioni dei medici prescrittori come comportamenti conservatori e pregiudiziali o, peggio, ispirati dalla difesa di interessi illegittimi e collusivi. Questa deriva del confronto - conclude - è inutile e soprattutto deleteria perché confonde ed esaspera medici e cittadini, incidendo negativamente al loro interno e tra questi e l'istituzione sanitaria". Intanto nei giorni scorso la Fimmg ha divulgato le linee guida sulla prescrizione dei generici. "La Fimmg accoglie con favore l’annuncio del ministro Renato Balduzzi di aprire un tavolo tecnico sulla prescrizione dei medicinali, soprattutto se le conseguenti linee guida chiariranno il ruolo primario, professionale e giuridico, del medico nella prescrizione. Non possiamo far altro che esprimere il nostro apprezzamento per la decisione del ministro che risponde alle richieste avanzate dalla Federazione nei giorni scorsi”. E’ quanto afferma il segretario  nazionale della Fimmg Giacomo Milillo. Va ricordato che la ricetta rossa, una volta compilata, comporta la responsabilità professionale del medico per quanto riguarda la scelta terapeutica – prosegue Milillo - Norme ambigue che impongono al mmg modelli prescrittivi per motivi economici possono far apparire riduttivo il suo ruolo professionale. La difesa di tale ruolo è determinante nel mantenimento della sicurezza ed efficacia delle cure e rappresenta la motivazione della partecipazione della Fimmg alla manifestazione nazionale del 27 ottobre, indetta dall'intersindacale medica. Altrettanto ambigui – continua Milillo - sono i messaggi che si stanno diffondendo riguardo i cambiamenti dell’assistenza territoriale contenuti nel decreto legge che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni. Va chiarito che non scompariranno le figure del medico di famiglia e del medico di continuità assistenziale, ma verranno introdotti modelli di relazione e integrazione, tra medici della stessa area professionale, che permetteranno di rispondere meglio  e con una maggiore continuità temporale alle esigenze assistenziali dei cittadini”.

La norma

I medici dunque sono obbligati a indicare la sostanza-base della medicina anziché il nome di uno specifico prodotto sul mercato  Le nuove regole per i medici sono indicate nel Supplemento ordinario 173, al comma 11-bis dell'articolo 15 del decreto secondo cui:“Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco”.  Il medico ha anche la facoltà di indicare uno medicinale specifico “a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità”. Ovvero, il medico, in casi particolari, motivando la sua scelta per iscritto, potrà ancora prescrivere uno specifico medicinale di marca in ricetta rossa. Dovrà però aggiungere la dicitura “non sostituibile” e il farmacista dovrà attenersi alla disposizione.   Il farmacista dovrà consegnare al paziente il farmaco generico, dal costo più basso, ma il paziente che si reca in farmacia sarà libero di chiedere una marca specifica, pagando il costo aggiuntivo.   Per evitare possibili, ma rari, inconvenienti nel passaggio da un medicinale all'altro, il ministero della Salute ha sottolineato che queste disposizioni "non riguardano le terapie croniche già in corso".  Il ministero ha precisato, tra l'altro, che “in attesa che i sistemi informatici per la compilazione della ricetta on line e per la trasmissione dei relativi dati, vengano adeguati alle nuove norme con l'indicazione del principio attivo, i medici prescrittori dovranno ricorrere a una compilazione parzialmente o totalmente manuale della ricetta, a seconda del software di cui dispongono". I sistemi informatici saranno adeguati "nel corso dei prossimi due mesi”. 

Il bilancio

Il bilancio a pochi giorni dall’entrata in vigore della norma che stabilisce l'indicazione del principio attivo sulle ricette dei medicinali è discordante. Da un lato i farmacisti ammettono l’assenza di particolari inconvenienti, pur sostenendo che sarebbe stato opportuno evitare questa rivoluzione nella formulazione delle ricette proprio nei giorni di Ferragosto. Dall’altro ci sono i medici di famiglia che hanno difficoltà  nel redigere le nuove prescrizioni. Dall’altro ancora gli informatori scientifici che si vedono a un passo dal baratro. Come è noto, da ferragosto, è in vigore la norma sulla nuova ricetta del Servizio sanitario nazionale che impone al medico di prescrivere l'indicazione del principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco. Sulla ricetta rossa, in altre parole, deve ora comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche. Questo, lo ricordiamo, è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dall'assistito in farmacia per acquistare il medicinale dal prezzo più basso contenente quel principio attivo. Dicono i medici di base che la norma arriva  all'improvviso negli studi dei medici di famiglia, quando l'ottanta per cento dei colleghi è ancora in vacanza e ad esercitare sono i sostituti che, peraltro, non hanno particolare esperienza normativa. E così l’interpretazione della legge si sta rivelando un pasticcio sia per il medico prescrittore che per il farmacista il quale deve spedire la ricetta nel timore che un qualunque errore possa impedire la liquidazione dell'impegnativa da parte della Regione. Secondo i camici bianchi questa norma interferisce pesantemente sul complesso e delicato meccanismo che guida la prescrizione di un farmaco nella pratica corretta della medicina generale, che non si basa solo sulla diagnosi della malattia, ma tiene conto di molti fattori dipendenti dalle caratteristiche individuali dell’assistito, dalle sue precedenti esperienze di cura, dalla sua cultura del farmaco e tanto altro ancora. Inoltre lascia al farmacista l’arbitrio della scelta del prodotto commerciale, in base ad un principio di mercato, ma lascia la responsabilità terapeutica, vale a dire efficacia del farmaco bioequivalente, intolleranza o effetti collaterali per gli eccipienti in capo al medico. Il timore è che si possano verificare  forti disagi cui incorreranno i pazienti in questa fase di transizione della modalità prescrittiva, per l’ulteriore aggravio burocratico cui saranno sottoposti i Medici di famiglia, e per l’inutilità di un provvedimento che non porterà alcun risparmio allo Stato né ai contribuenti, considerato che la differenza tra il farmaco di marca (etico) e quello generico (o equivalente) è, come sempre, completamente a carico del cittadino.  Saranno, comunque, gli informatori scientifici quelli che risentiranno maggiormente degli effetti della norma.

I consumatori

"E' indispensabile fare al piu' presto chiarezza sui farmaci equivalenti": lo sottolineano in una nota Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidente di Federconsumatori e Adusbef, intervenendo sulle nuove disposizioni relative alla prescrizione dei farmaci, con l'obbligo di indicazione del principio attivo in ricetta. "Troppi dubbi e incertezze - rilevano - circondano ancora la questione. Lo dimostra l'indagine recentemente effettuata dalla Federconsumatori, che ha rilevato una netta disinformazione da parte dei cittadini circa la possibilita' di utilizzare farmaci equivalenti. Basti pensare - aggiungono i due esponenti delle associazioni dei consumatori - che in Italia solo il 16-18% della popolazione ricorre a tali farmaci, mentre la media europea si attesta su una percentuale attorno al 40-50%". Secondo Trefiletti e Lannutti, dai dati emerge chiaramente che "non basta obbligare il medico ad indicare sulla ricetta il principio attivo del farmaco, permettendo cosi' ai cittadini di curarsi a parita' di qualita' terapeutica ma a un prezzo notevolmente inferiore: per permettere loro un vero risparmio e' necessario, prima di tutto, avviare campagne per l'educazione al consumo ed all'utilizzo di farmaci equivalenti. Il maggior utilizzo di questi farmaci, che noi ci auguriamo da anni, potrebbe permettere al sistema sanitario italiano di risparmiare ogni anno tra i 600 e i 700 milioni di Euro". I due esponenti dei consumatori definiscono poi "ovvio" il fatto che "tale operazione intacca gli interessi di potenti lobbies che sono passate al contrattacco, alimentando la diffusione di imprecisioni ed inesattezze tese ad ostacolare l'utilizzo dei farmaci equivalenti e ad incrinare la fiducia dei cittadini nei confronti di tali dispositivi. Per questo, affinche' l'operazione del Governo abbia un senso e porti dei risultati efficaci - concludono - e' urgente contrastare con ogni mezzo questa intollerabile campagna di disinformazione".

Intervista con  Angelo Testa dello Snami

Testa, che cosa sta succedendo in questa calda estate?

Non solo questa estate. Gli accadimenti negativi per i Medici in questi ultimi tempi si susseguono in maniera incalzante e soprattutto negativa. Ho già sottolineato per questa ultima storia dei farmaci che far entrare in vigore una legge il giorno di Ferragosto, con tutti i disguidi dettati dal momento, è già di per sé una sconfitta.

I Medici non vogliono prescrivere i farmaci generici ?

Neanche per sogno. Abbiamo denunciato puntualmente delle criticità nell'interesse dei nostri assistiti. Nessuno ha potuto controbattere perchè è la sacrosanta verità. Ribadisco che nella nostra esperienza clinica, su segnalazione dei pazienti, verifichiamo quotidianamente le differenze che vi sono tra farmaci solo apparentemente uguali, ma non identici tra loro. Infatti ogni casa farmaceutica che produce farmaci generici può utilizzare eccipienti con componenti differenti. Questo, assieme alla biodisponibilità del farmaco che può anch’essa essere differente, può accentuare anche di molto la diversità verso l'originale. Come conseguenza possibili maggiori effetti collaterali e minor efficacia per la non corrispondente concentrazione di principio attivo.

Altre criticità?

Intanto l'aver mascherato tutta l'operazione con un risparmio per lo Stato non corrisponde a verità. La mancanza di una lista di trasparenza e il non avere notizie sulla filiera di alcuni farmaci è indubbiamente un aspetto da sanare. In uno studio fatto dal nostro Sindacato ci risulta che solo una piccola parte dei pazienti aderisca direttamente alla sostituzione del farmaco da parte del farmacista, mentre la stragrande maggioranza preferisce tornare dal Medico per avere una conferma. Adesso la domanda la faccio io: Ma da quando in qua il farmacista conosce la clinica del paziente, eventuali controindicazioni all'assunzione di un medicinale, conosce le terapie che assume quella persona per prevenire eventuali interazioni tra farmaci e monitorizza il suo stato di salute? Ovviamente la risposta è scontata. Poi l'aver riempito di burocrazia l'atto medico della prescrizione non è altro che un maldestro tentativo intimidatorio dal far desistere per stanchezza dallo stesso. E' come se in una constatazione di decesso o in un'altra certificazione non facesse fede la mia firma ma dovessi a suggello di ciò ribadire per iscritto la mia convinzione. Un po' l'idiozia degli anni passati di far controfirmare le note AIFA, poi giustamente cassata.

Perchè il tentativo mediatico di colpevolizzare la classe medica?

E' palese che non interessa alcun confronto. Si vuole punire, senza peraltro riuscirci, una categoria rea di dire la verità e di non subire passivamente il gioco dello smontare pezzo per pezzo il Sistema Sanitario Nazionale. Giocando sul fatto che i cittadini spendono in farmaci parecchie decine di euro dovute ai ticket si è voluto far credere loro che la colpa è del medico corrotto e colluso con le Case Farmaceutiche. Medico che prescriverebbe i farmaci non nel loro interesse ma esclusivamente nel proprio. Non merita risposta la CODACONS che invita cittadini e FNOMCEO a denunciare i Medici che prescrivono i farmaci di marca. Un'altra associazione di Consumatori ci chiede viceversa ,attraverso le pagine della Stampa di Torino, di essere più incisivi e di difendere maggiormente i pazienti attraverso le nostre prese di posizione. Così come è da inserire al primo posto nello stupidario l'assunto che con i soldi risparmiati in farmacia i cittadini italiani potranno far girare l'economia nazionale. Chiedo ufficialmente a tutte le associazioni di cittadini e consumatori di darci una risposta su come mai non esistono i generici delle insuline,del coumadin e di altri farmaci cosiddetti “impegnativi”.

E gli iscritti Snami come reagiscono?

Ovviamente c'è sconcerto e si è disorientati. Ma prevale la voglia di reagire e di combattere per la sopravvivenza della professione che svolgiamo,  per la quale abbiamo studiato e ci sacrifichiamo giorno dopo giorno. Le sollecitazioni che riceviamo quotidianamente vanno dalla proposta della disobbedienza civile, al ricorso agli ordini dei Medici perchè venga rispettata la deontologia,alla raccolta delle firme per un referendum abrogativo, all'utilizzo delle nostre sale d'aspetto per informare puntualmente i pazienti sulla verità di queste operazioni.

E le altre forze sindacali?

Credo si possano coinvolgere perchè siamo tutti nella stessa barca e i problemi sono gli stessi anche se abbiamo differenti ideologie. Certamente è impossibile stare con chi dice sempre si a tutto, è entusiasta delle ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette e si accorda per agli ospedaletti di quartiere in Toscana. E' imbarazzante che chi rappresenta tanti Colleghi remi in quella direzione. Comunque noi siamo fieri di essere Snami e soddisfatti che sempre più Colleghi la pensino come Noi. 

Un'ultima domanda: fra due mesi e mezzo ci sarà la tornata elettorale. Bilancio e programma.

C'è tanto da fare perchè al risveglio ogni mattina, quando meno te lo aspetti, puoi avere la sorpresa di novità negative che vanno affrontate. Le nostre battaglie saranno quelle di sempre: salvaguardare nostra professione intellettuale e il rapporto duale tra medico e paziente che lo ha liberamente scelto, salvaguardare gli emolumenti dei medici sempre più erosi da tagli ed inflazione, combattere le aggregazioni forzate, risolvere la burocrazia stupida e inutile che ci riempie la giornata, denunciare puntualmente le disfunzioni del sistema senza assume posizioni da zerbino. C'è la possibilità di ampliare e rafforzare il gruppo dirigente favorendo senza condizioni l'apporto di tutti per creare uno SNAMI più forte. Questo è quello che mi chiedono i dirigenti della periferia e in questo senso ci stiamo muovendo, coinvolgendo tutti per un Sindacato che aspira a crescere ancora di più dal punto di vista organizzativo e confermare numericamente il trend positivo di questi ultimi tre anni.

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