Decreto sanità, Smi attacca la Fimmg: Milillo soffre di sudditanza psicologica. Il provvedimento potrebbe slittare, ma Balduzzi è ottimista

Sindacato | Redazione DottNet | 30/08/2012 17:55

''Questo decreto è la conseguenza di un colpo di sole estivo. Si tratta di disposizioni apocalittiche che uccideranno la figura del medico di famiglia, l'unico professionista che negli anni ha superato indenne le vicissitudini della sanità pubblica mantenendo sempre un alto grado di apprezzamento tra i cittadini. I sindacati come la Fimmg, evidentemente, se avallano passivamente le decisioni del ministro soffrono di sudditanza psicologica. Per noi, invece, questo sarà terreno di battaglia''.

E' il duro affondo del presidente nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), Giuseppe Del Barone, a proposito del decreto sulla sanità annunciato dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Sono vari i passaggi del decreto che non vanno giù al numero uno del sindacato dei medici di base e degli ospedalieri. A cominciare dall'apertura h 24 e 7 giorni su 7 degli studi dei medici di famiglia. Dello sesso parere anche il vicesegretario nazionale dello Smi, Luigi De Lucia. ''La frenata di ieri sul decreto - dice - evidenzia il problema di fondo: l'assoluta mancanza di copertura economica per una riforma di questo genere. Di fatto non ci sono soldi a sufficienza per garantire l'h 24 e i 7 giorni su 7''. La Fimmg, come si ricorderà, aveva invece visto con favore l’iniziativa del ministro Balduzzi: “Non più ''solo'' il medico di famiglia, ma tutto uno studio medico ''di fiducia'', aperto 24 ore su 24, sette giorni alla settimana, con il contributo anche di altri professionisti come infermieri e medici specialisti e con apparecchi diagnostici di base”.  

Il commento di Milillo. Giacomo Milillo, Segretario Nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) commentando il decreto aveva anche accennato al futuro del medico di base: “ L'obiettivo primario di questa riorganizzazione – aveva detto Milillo a poche ore dalla presentazione del decreto -, è quello di spostare la Sanità vicino all'assistito, alleggerendo i Pronto soccorso e riducendo il ricorso alle strutture complesse solo quando strettamente necessario e indispensabile”. “Il medico di famiglia diventa così un medico della persona – precisava il segretario della Fimmg -. L'assistito continuerà ad avere il suo medico di scelta, ma all'interno di uno studio. E negli orari in cui il suo medico non c'è, l'assistito potrà ricorrere ad altri dottori che fanno parte dello studio, conoscono la sua storia clinica e sono in grado di seguirlo grazie alla cartella clinica elettronica che fa anch'essa parte delle proposte in atto. In pratica si pensa di poter andare verso aggregazioni di 15-20 medici, di cui 15 sono di scelta e 4-5 di continuità assistenziale, per esempio di guardia medica, per consentire poi a tutti di essere di scelta. Auspichiamo che ad essi si affianchino anche altri professionisti, come infermieri e specialisti. Gli studi dovrebbero essere corredati anche di apparecchiature diagnostiche di base, per ridurre all'indispensabile il ricorso a strutture complesse''. Questo tipo di aggregazioni, aggiungeva Milillo, in parte erano già previste nell'attuale convenzione, anche se non sono state attuate dalle Regioni: ''Ci sono in corso sperimentazioni H12, qualche Regione sta anche pensando ad H16, con il 118 dalle 24 alle 8 per le emergenze''. Secondo Milillo la novità maggiore viene però non solo dall'orario delle prestazioni, che potrebbe anche non arrivare a coprire tutte le 24 ore in sede finale, ma soprattutto dall'idea di ''passare dalla medicina di attesa a quella di iniziativa'': ''Oggi il medico di base attende che l'assistito vada nel suo studio e lo consulti. Questa riorganizzazione è anche l'opportunità per favorire la 'medicina di iniziativa', nella quale il medico che conosce la storia clinica del suo assistito, si muove preventivamente per fargli fare accertamenti clinici, adottare regimi alimentari adeguati e prescrivere cure necessarie prima che la malattia si aggravi. Questo è particolarmente vero per le malattie croniche. Il diabete, per esempio. Ma anche i tumori alla mammella. Sapendo che la mamma o la zia dell'assistita ne ha sofferto, si può arrivare a una diagnosi precoce, fondamentale per questo tipo di tumore''. Per questo c'è bisogno di uno strumento come il Fascicolo sanitario elettronico. ''I dati ci sono già - conclude Milillo -. Tutti i medici oggi hanno il pc e lo usano per le diagnosi. Il problema adesso è di aggregarle in rete''. Insomma è scontro aperto tra Smi e Fimmg. In tutto ciò interviene Balduzzi confermando che il decreto sulla sanità ''potrebbe essere pronto già questa settimana o, al massimo, all'inizio della prossima''.

Le osservazioni delle Regioni: rivedere la medicina generale.  Stralciare l'articolo sulla non autosufficienza, eliminare quello sulla certificazione medico-sportiva, e correggere la parte sulla dirigenza medica: sono questi alcuni dei punti su cui gli assessori regionali alla Sanita' hanno presentato i loro emendamenti al 'decretone' sanita', confluiti in un documento inviato al presidente della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, che poi dovra' trasmetterlo al ministro della Salute, Renato Balduzzi. ''Abbiamo eliminato tutti gli elementi di incostituzionalita' - spiega l'assessore lombardo, Luciano Bresciani - su cui si sarebbe potuto presentare ricorso, in quanto invasivi delle competenze regionali e della salute pubblica nella parte in cui non garantiscono finanziamenti sufficienti''. Tra i punti toccati dagli assessori con i loro emendamenti c'e' quello sulla medicina generale e le cure primarie. In particolare si e' deciso di togliere l'obbligo delle aggregazioni dei medici di base, che devono essere una priorita', ma non un obbligo. Si e' poi parlato della dirigenza medica e del modo in cui deve essere valutata. Per gli assessori la valutazione non puo' avvenire secondo linee guida nazionali, ma secondo obiettivi e criteri stabiliti dalle regioni, e per quanto riguarda il collegio di direzione dei primari, si sono mostrati del tutto contrari a farlo diventare un organo dell'azienda sanitaria. Per le regioni deve rimanere un organo consultivo e dai pareri non vincolanti. L'articolo 6 sulla non autosufficienza va stralciato, mentre troppe complicazioni deriverebbero dall'obbligo di certificazione specialistica medico-sportiva. Per gli assessori basta un'autocertificazione, al massimo il certificato del medico di base. Quanto alle farmacie si e' introdotto l'emendamento che devono avere una prossimita' almeno di 300 metri, in modo da garantirne la capillarizzazione.

La soluzione di Balduzzi. Una soluzione definitiva ancora non c'e'. E potrebbe anche arrivare solo ''all'inizio della prossima settimana'', visto che e' lo stesso Renato Balduzzi a spostare l'orizzonte oltre il Consiglio dei ministri di venerdi', che doveva, nelle intenzioni iniziali, dare il via libera al decreto di (mini)riforma della sanita'. Il ministro resta comunque ottimista, perche' in queste ore si susseguono gli incontri per trovare le soluzioni ''tecniche'' piu' adeguate. E se anche ci dovesse volere qualche giorno in piu' non sarebbe un problema. L'importante e' che il provvedimento mantenga il suo impianto: un corposo pacchetto di misure che vanno dalla revisione di assetti organizzativi a imput per corretti stili di vita, che non e' stato 'composto' a caso ma con l'obiettivo di spingere sullo sviluppo del Paese attraverso un piu' alto livello di tutela della salute, come recita il titolo del decreto. L'obiettivo del ministro, insomma, resta quello di incassare dal Cdm un via libera all'intero testo, senza stralci o spacchettamenti, anche se l'ultima parola spetta al premier Monti. Se anche non si riuscissero a trovare tutte le soluzioni Balduzzi non esclude che un primo passaggio in Cdm si possa comunque fare gia' venerdi'. E non e' escluso che oggi il ministro possa valutare le questioni aperte anche con i rappresentanti della maggioranza che sara' chiamata poi a votare il testo in Parlamento (l'iter, a quanto si apprende, dovrebbe partire come successo per la maggior parte dei decreti 'di peso' dal Senato). Intanto c'e' da sciogliere il nodo delle coperture, visto che alcune misure, come il piano per la non autosufficienza, ma anche la revisione dei Lea, chiedono risorse. E ne chiedono anche le Regioni per attuare la 'rivoluzione' h24 per i medici di medicina generale. Una spesa, ha spiegato il coordinatore degli assessori regionali alla sanita' Luca Coletto al termine di un lungo incontro, che non puo' ricadere sulle autonomie che gia' devono fare i conti con i tagli imposti ''dalle manovre e dalla spending review''. Le Regioni hanno messo a punto un documento con gli emendamenti da proporre al decreto, che arrivera' sul tavolo del governo nelle prossime ore, tra i quali si chiede anche di ''agevolare gli investimenti in sanita' ''.

Bibite, alcol e giochi. Altro capitolo spinoso quello delle misure 'anti-dipendenze': contro la tassa sulle bibite gassate e zuccherate domani la Lega distribuira' gratis lattine e grappa. ''Non fatemi dire parolacce - dice Enrico Letta, vice segretario del Pd - e' un'idea da ritirare subito dobbiamo salvare chinotto e spuma bionda''. I produttori intanto continuano a protestare definendo la proposta ''assurda'', mentre secondo uno studio dall'istituto Ref Ricerche, si metterebbero a rischio 5mila posti di lavoro nell'intera filiera. E attenzione bisogna fare, secondo il sottosgretario all'Economia Gianfranco Polillo, anche alla tassa sugli alcolici: ''Maneggiare con cura - twitta Polillo - per evitare di colpire gli italiani a vantaggio dell'estero''. Stessa musica sul fronte del videogiochi, con i gestori delle sale slot che parlano di provvedimento ''inutile e folle''. Ma qualche 'grana' potrebbe arrivare anche dagli operatori del comparto sanitario: da una parte la Cgil medici denuncia il rischio che si introducano anche per i camici bianchi ''i percorsi di mobilita' e prepensionamento gia' previsti per i ministeri'' e paventa un'intenzione di ''fare largo ai privati indebolendo il sistema pubblico''. Dall'altra torna ad allarmarsi Federfarma (che gia' ha scioperato contro le misure introdotte dalla spending review) per la previsione, inclusa nella bozza del testo, di ''cancellare la distanza minima tra farmacie''.

Cgil, più mobilità e pensionamenti. Il testo del decreto sulla Sanita' discusso in pre-consiglio dei ministri "introdurrebbe nel sistema sanitario pubblico i percorsi di mobilita' e prepensionamento gia' previsti per i ministeri", con conseguenti "spostamenti di personale da parte della Regione in aziende sanitarie anche al di fuori dell'ambito provinciale, a causa dei tagli previsti del decreto di agosto sulla spending review". A denunciarlo la Fp-Cgil e la Fp-Cgil Medici, che in una nota congiunta giudicano "negativamente" alcuni dei contenuti del cosiddetto 'decretone' sanitario. "Indeboliscono il sistema sanitario nazionale per fare largo ai privati - afferma Cecilia Taranto, Segretaria Nazionale dell'Fp-Cgil - e lo fanno riducendo i servizi e tagliando il personale. Attaccare in modo ragionieristico l'ospedalizzazione senza rafforzare i servizi di prossimita' e' una follia. Di questo passo sara' impossibile mantenere i livelli essenziali di assistenza". Secondo il Segretario Nazionale Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza, inoltre, "si colpiscono ancora una volta medici e gli operatori della sanita' pubblica, che quotidianamente garantiscono l'assistenza ai cittadini in condizioni gravose".

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