Procreazione, le linee guida sono ferme da quasi un anno. Balduzzi ricorrerà contro la decisione della Corte Europea che boccia la legge 40

Redazione DottNet | 29/08/2012 18:33

Se il ricorso del Governo alla decisione della Corte europea e' stato annunciato subito dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, c'e' un punto invece su cui tarda a decidere: le linee guida sulla legge 40, che vanno aggiornate ogni 3 anni. Presentate a meta' novembre 2011 dall'ex sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, sono ferme da quasi 10 mesi. Il ministro non le ha ancora firmate, e ha chiesto un nuovo parere al Consiglio superiore di sanita' (Css), nonostante quello dato a febbraio.

 Il testo redatto da Roccella, depositato poche ore dopo le dimissioni del premier Silvio Berlusconi, vieta la diagnosi preimpianto, e pone nuovi requisiti per i centri di procreazione assistita sulla tracciabilita' di cellule e tessuti. Alla fine dello scorso febbraio, il Css aveva dato il suo parere favorevole alle linee guida, con alcune modifiche e suggerimenti al Ministro, e ribadiva il 'no' alla possibilita' di effettuare test preimpianto sull'embrione ''a fini eugenetici''. Le 'linee guida Roccella' aggiornano le ultime emanate nel 2008 dal ministro Livia Turco, e concedono l'uso delle tecniche di fecondazione assistita a chi e' infertile e a chi e' fertile se portatore di malattie infettive come Hiv, Hbv e Hcv. Non si citano le malattie genetiche, nonostante i tribunali abbiamo gia' riconosciuto questo diritto ad alcune coppie fertili che rischiavano di avere figli con grave malattie come la talassemia e la fibrosi cistica. Nelle nuove linee guida sarebbe esplicitato il divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione a scopo eugenetico, e verrebbe a cadere il limite precedentemente stabilito della produzione di soli tre embrioni da impiantare, e che gli embrioni prodotti non possano essere trasferiti ma debbano restare nella struttura iniziale, vista la mancanza di risorse finanziarie per la creazione di un'unica struttura di raccolta. Indicazioni che evidentemente non sono bastate al ministro Balduzzi, che lo scorso 1 agosto ha annunciato di voler chiedere un ulteriore parere al Css sul numero necessario di embrioni da crioconservare e la validita' delle tecniche di crioconservazione degli ovociti. Ma secondo Eugenia Roccella ''siamo fuori tempo massimo. Le linee guida hanno esaurito il loro percorso e non c'e' alcuna novita' su cui chiedere parere al Css. Temo che siano in atto manovre dilatorie, che qualcuno della maggioranza di governo abbia messo il veto. Il ministro dovrebbe firmare le linee guida, soprattutto in questo momento di attacco alla legge 40''.

Il ricorso. Il governo italiano ha tempo fino alla mezzanotte del 28 novembre prossimo per presentare alla Corte europea dei diritti umani il ricorso contro la sentenza con cui i giudici di Strasburgo hanno di fatto bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita. Nello specifico, l'Italia dovrebbe chiedere alla Corte di riesaminare il ricorso presentato da Costa-Pavan, questa volta davanti alla Grande Camera, un iter gia' seguito per il caso del crocifisso nelle scuole. Se l'ufficio del registro della Corte non dovesse ricevere i documenti entro il 28 novembre, precisano fonti di Strasburgo, la sentenza emessa ieri diventera' definitiva e inappellabile. Una volta giunta alla Corte, la richiesta del governo italiano sara' poi valutata da un panel di 5 giudici, che in media si riunisce sei volte l'anno per esaminare tutte le richieste di revisione dei ricorsi pervenute dalle parti. Potrebbero quindi passare alcuni mesi prima che la Corte renda noto se la richiesta di rinvio davanti alla Grande Camera e' stata accolta o meno. Se non viene accolta, la prima sentenza diviene automaticamente definitiva, altrimenti la Corte stabilisce un calendario per l'invio della documentazione da parte del governo e dei ricorrenti e fissa, se lo ritiene opportuno, una data per l'udienza. La Corte in questa fase puo' anche decidere se far intervenire terze parti nella procedura. Affinche' la Corte accetti la richiesta del governo e' necessario che questo dimostri che ''il caso solleva gravi questioni inerenti all'interpretazione o all'applicazione della Convenzione europea dei diritti umani, oppure una grave questione di interesse generale". Negli ultimi anni il governo italiano e' quasi sempre riuscito a dimostrare alla Corte di Strasburgo la necessita' di una nuova valutazione dei ricorsi da parte della Grande Camera. Questo e' successo sia nel caso del crocifisso, che per il G8 di Genova, che nel ricorso per il diritto di voto per chi e' in carcere con pene superiori a 5 anni. In tutti questi casi l'Italia e'stata condannata in 'prima istanza' e assolta in 'ultima istanza' dalla Grande Camera. E in tutti e tre i casi, come nel ricorso Costa Pavan, la contro parte del governo era l'avvocato Nicolo' Paoletti.

La stroncatura. La legge 40 è stata bocciata dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che sul ricorso di una coppia che vive a Roma, fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica, ha ritenuto il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto (pgd) degli embrioni ''incoerente". Da un lato infatti vieta alla coppia di ricorrere alla pgd, e dall'altro, con la legge 194 sull'aborto, le permette l'aborto terapeutico nel caso il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica. Nella casa di questa coppia trentenne c'e' gia' un figlio, di sei anni, affetto propri da quella malattia che avrebbero voluto evitare con la fecondazione assistita ad un secondogenito. La Corte ha quindi stabilito che cosi com'e' formulata la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di Rosetta Costa e Walter Pavan, a cui lo Stato dovra' versare 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute. Soddisfatti gli avvocati della coppia, Nicolo' e Ginevra Paoletti, "per questa sentenza che riafferma il principio che lo Stato democratico non deve interferire nelle decisioni intime e personali come quelle procreative". La sentenza pero' non sara' definitiva prima di 3 mesi, termine entro cui le parti, dunque anche lo Stato italiano, potranno presentare ricorso per una revisione davanti alla Grand Chambre. Le polemiche invece sono iniziate subito, dividendo il Parlamento. Secondo esponenti del Pd come l'on. Rosa Calipari, la capogruppo dei senatori Anna Finocchiaro, i sen. Ignazio Marino e Vittoria Fraco, la radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, ''e' venuto il momento di riscrivere completamente la legge 40, sbagliata, crudele e inumana''. Questo sara' ''l'impegno del Partito Democratico - assicura Marino - nell'interesse della salute delle persone, della vita delle coppie e della ricerca". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Flavia Perina (Fli), che chiede al governo Monti segnali su procreazione, coppie di fatto e cittadinanza, Nichi Vendola, leader di Sel, che parla di sentenza ''saggia'', e Antonio Di Pietro (Idv) che definisce ''incostituzionale'' la legge 40. Di parere opposto gli esponenti del Pdl, come Maurizio Lupi ed Eugenia Roccella, che sperano in un ricorso da parte del Governo, e della Lega, quale Massimo Polledri, secondo cui ''la legge 40 e' frutto di una convergenza tra le forze parlamentari, espressione di una volonta' popolare che la Corte europea dovrebbe rispettare''. Ancora piu' tranchant il Centro di bioetica dell'universita' Cattolica di Milano, che parla di ''eugenetica liberale''. Tuttavia non mancano i distinguo negli stessi schieramenti. Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, parla di ''forzature'' nella legge 40, Francesca Martini (Lega) valuta la sentenza ''un passo di civilta''', mentre per Emanuela Baio (Api) il giudizio di Strasburgo e' ''superficiale''. Per il ministro della Salute, Renato Balduzzi, invece la questione di compatibilita' tra legge 40 e 194 e' "un problema gia' noto, ma aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza. In ogni caso una riflessione va affrontata". Ma secondo l'ex presidente della Consulta, Valerio Onida, lo Stato dovra' fare piu' di una riflessione, perche' alla sentenza di Strasburgo ''l'Italia e' obbligata a conformarsi, e di fatto lo Stato dovra' cambiare la legge" a meno che non presenti ricorso.

Clicca qui per iscriverti al Gruppo

Se l'articolo ti è piaciuto inoltralo ad un tuo collega utilizzando l'apposita funzione

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato