Agobiopsia in età pediatrica

Beniamino Palmieri | 03/09/2012 16:27

Il ricorso a tecniche agobioptiche nella diagnostica di lesioni espansive superficiali e profonde é divenuto, in questi ultimi anni, molto frequente: ciò è dovuto, da un lato all’affinarsi dei metodi di prelievo ed alla possibilità di mirare con maggior precisione, grazie all’ausilio di strumenti idonei (ecografi, radiografi, tomografia assiale), il punto o l’area da esplorare; dall’altro alla valorizzazione del notevole risparmio, in termini di costi-benefici, rispetto alle biopsie chirurgiche ed al relativo tempo di intervento ed ospedalizzazione.

In campo pediatrico questa metodica non è stata finora adottata su larga scala, verosimilmente per la difficoltà di praticare prelievi a paziente sveglio o collaborante: il ricorso, infatti, all'anestesia generale, per un prelievo bioptico, fa sì che venga preferita la biopsia a cielo aperto che, in taluni casi, come ad es. in linfociti, può avere con la ablazione, anche valore curativo. Un altro ostacolo alla divulgazione delle tecniche di prelievo agobioptico concerne l’errata  opinione secondo la quale esse debbano essere appannaggio prevalentemente di specialisti versati anche nella lettura microscopica del preparato: opinione non esatta, in quanto qualsiasi medico può rendersi conto approssimativamente se il materiale ottenuto potrà essere appagante ai fini della diagnosi microscopica.

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