I marcatori tumorali

Beniamino Palmieri | 18/09/2012 12:42

L’idea più semplice e al tempo stesso più rivoluzionaria per una diagnosi precoce epidemiologica di tumore è senza dubbio la ricerca del DNA libero nel plasma, tenuto conto dell’accelerato turnover delle cellule neoplastiche, con cariolisi e dismissione di frammenti di acidi nucleici.

Tale fenomeno non è specifico di neoplasia, poiché si riscontra comunemente nei pazienti affetti da reumoartropatie infiammatorie (Lupus, artrite reumatoide) oppure da malattie necrotico-degenerative (embolie polmonari, infarto), o ancora da traumatismi chirurgici o alte dosi di corticosteroidi. La quantità di DNA libero nel soggetti normali è comunque bassa e variabile in funzione del diverso grado di sensibilità dei metodi usati, comunque non superiore a qualche microgrammo. È sembrato naturale praticare una ricerca di tipo radio-immunologica e, per dosare ng di DNA, ricorrere a marcatura di anticorpi ottenuti da pazienti con Lupus eritematoso.   Analizzando 173 casi di soggetti affetti da cancro, contro 55 sani, fu osservato che i controlli avevano concentrazioni ematiche di DNA comprese fra 0 e 50 ng/ml (93 % dei casi). I soggetti con cancro, invece, raggiunsero livelli medi di 180 ± 38 ng/ml, essendo pero il 50% di questi compresi nel range di mortalità.

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