Razionale e dettagli di una nuova tecnica di mastectomia radicale sottocutanea

Beniamino Palmieri | 13/09/2012 10:11

mastectomia medicina-inerna

La conservazione del complesso areola·capezzolo durante l’intervento di mastectomia rappresenta una soluzione tecnica problematica.

In effetti al fine di ottenere una completa rimozione della ghiandola mammaria, nessun residuo tessutale deve essere lasciato dietro al capezzolo, compresi i dotti galattofori maggiori. D'altro canto la vitalità del complesso areola-capezzolo, privato tout court della vascolarizzazione ghiandolare, risulta fortemente compromessa e occorre un tempo di adattamento dei circoli collaterali suppletivi dermici per garantire l'integrità di questo apparato escretore. È stata suggerita dal Prof. Palmieri una procedura chirurgica che si attua in due fasi. La prima, ambulatoriale, in anestesia locale tumescente con tecnica mini-invasiva di "dissezione-coagulazione" è indirizzata a rendere autonomo il supporto vascolare del complesso areola-capezzolo. Si effettua staccando il peduncolo dei galattofori dal peduncolo mammario e coagulando il plesso vascolare profondo. La seconda fase, in anestesia generale con tecnica tumescente, consiste nel rimuovere radicalmente la mammella all'interno della sua capsula, con un adeguato controllo dei possibili residui ghiandolari ed un'adeguata via d’accesso per la regione ascellare. La procedura descritta viene completata con l'inserimento di una protesi mammaria sub-pettorale. Questa tecnica si può prospettare in elezione come mastectomia profilattica, ma anche terapeutica nel cancro duttale in situ della mammella e in quello di grado I e II, periferici al complesso areola-capezzolo. E' inoltre di esecuzione semplice ed accurata, conservativa nell’apparenza, radicale nella sostanza.

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