Scaccabarozzi: la normativa sulla rimborsabilità è una follia, chiederò un incontro a Balduzzi. Chiesi: il provvedimento ci allontana dall’Italia. Glaxo: penalizzate le imprese. Menarini e Roche: accoltellati i lavoratori

Aziende | Redazione DottNet | 03/09/2012 18:47

La modifica della normativa sulla rimborsabilita' dei farmaci contenuta nella bozza della mini-riforma sanitaria a cui sta lavorando il ministro della Salute, Renato Balduzzi, rappresenta "una follia oltre che una norma assolutamente economicistica che danneggia le aziende che investono e non va certo nell'interesse del paziente". Ne e' convinto il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che critica gli interventi normativi di modifica della legge 648 del 1996 sul contenimento della spesa farmaceutica.

"Fino ad oggi la legge diceva che se esiste una determinata patologia per cui non ci sono farmaci approvati, in via eccezionale l'Aifa puo' autorizzare uno specifico farmaco che abbia mostrato una certa attivita'", spiega in proposito il presidente di Farmindustria. Mentre la modifica inserita in questo decreto, aggiunge Scaccabarozzi, prevede che anche in presenza di un farmaco approvato per quella specifica patologia, "un prodotto non ancora approvato possa comunque essere autorizzato se di minor costo". E' chiaro a tutti, aggiunge il presidente di Farmindustria, che si tratta di "una norma esclusivamente economicistica che punta solamente a rimborsare il farmaco con il minor costo e che di fatto scavalca il sistema regolatorio". Senza mai dimenticarci, conclude, "che qui non stiamo parlando di prodotti alimentari ma della salute del cittadino".

La regolamentazione. "Per le imprese del farmaco operanti in Italia, che rappresentano il secondo produttore in Europa, e' inaccettabile subire in soli sei mesi il terzo provvedimento che cambia la regolamentazione del settore". Lo afferma, in una nota, Farmindustria, sottolineando che il 'decretone' sanitario a cui sta lavorando il Governo contiene, insieme ad alcune misure positive, altre gravemente penalizzanti per l'industria farmaceutica e gli investimenti in Italia. E questo a nemmeno un mese dall'ultima manovra che ha fatto pesare il 40% della riduzione del Fondo sanitario nazionale proprio sulla farmaceutica". Secondo l'associazione degli industriali del farmaco, in sostanza, si tratta di "veri e propri stravolgimenti del quadro effettuati sempre con decretazioni d'urgenza su materie essenziali, quali i tetti di spesa farmaceutica pubblica, i prezzi, i rimborsi, il prontuario terapeutico, la prescrizione per principio attivo e il confezionamento dei farmaci". Il tutto fatto "senza il coinvolgimento e il dialogo con il settore, che e' disponibile ad approfondire qualunque aspetto della normativa il ministro ritenga utile, anche per valutare l'impatto sulla pianificazione industriale e sugli investimenti di eventuali nuove norme". Siamo di fronte, dunque, prosegue Farmindustria, "ad un atteggiamento che denota un metodo e un approccio di fatto anti-industriali a danno delle imprese farmaceutiche, dei loro lavoratori e dell'intero Paese. Un attacco alla struttura di un settore che e' vitale per l'Italia e sul quale, invece, si dovrebbe puntare per evitare il declino". Se le norme sulla farmaceutica contenute nella mini-riforma sanitaria a cui sta lavorando il ministro della Salute, Renato Balduzzi, saranno approvate cosi' come sono state emerse in questi giorni per le industrie farmaceutiche "non avrebbe piu' senso lavorare in Italia e investire in ricerca e sviluppo". Lo afferma il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, molto critico nei confronti del cosiddetto 'decretone' sanitario che "cambia nuovamente le regole in corso e che penalizza fortemente le imprese del farmaco". In tal senso Scaccabarozzi spiega di aver "chiesto un incontro al ministro della Salute".

La posizione di Chiesi. "Aspettavamo con fiducia i provvedimenti per la crescita promessi dal Governo, e invece apprendiamo dalla stampa il testo di un decreto che, insieme ad alcune misure positive, ne contiene molte altre gravemente penalizzanti per l'industria farmaceutica operante in Italia". Lo afferma Alberto Chiesi, Presidente di Chiesi Farmaceutici e Coordinatore del Gruppo Grandi Aziende Farmaceutiche Italiane, commentando la mini-riforma sanitaria. "Per noi e' assolutamente inaccettabile subire, in soli sei mesi, il terzo provvedimento che stravolge le regolamentazioni e gli equilibri economici del settore", aggiunge Chiesi, sottolineando che l'eventuale "adozione delle misure proposte provochera', in tempi brevi, delocalizzazioni produttive e disinvestimenti, con gravi ripercussioni su un'occupazione qualificata come quella farmaceutica".

Il commento della GlaxoSmithLine. "Mentre si parla di misure per la crescita e per fare ripartire il Paese, chi investe in questo settore ne puo' trarre solo un grande segnale d'incertezza ad investire ancora, se non un palese invito ad uscirne o a ridurre la propria presenza industriale". Lo afferma Luc Debruyne, General manager della multinazionale GlaxoSmithKline, commentando la mini-riforma sulla sanita', un provvedimento, spiega, "che penalizza il settore farmaceutico, su cui pesa gia' il 40 per cento della riduzione del Fondo sanitario nazionale". In attesa dell'esame in Consiglio dei ministri del decreto, GlaxoSmithKline si rivolge di nuovo ai Governatori regionali di Veneto ed Emilia Romagna, per sottolineare "ancora una volta che nessuno si vuole sottrarre ai sacrifici necessari, anche se ineguali", ma evidenziando che "che in questa situazione non e' certo possibile pensare che il farmaceutico italiano continui in Europa ad essere secondo solo alla Germania, come motore manifatturiero e dell'export". "E' singolare che, malgrado la disponibilita' manifestata, il nostro settore non sia coinvolto nella discussione - conclude Debruyne - visto che le misure per crescita e sostenibilita' richiedono analisi ed ideazione collegiali che difficilmente possono essere il frutto dello studio, pur rigoroso, di una sola parte sociale. Per questo rinnovo la mia proposta di dialogare in modo rapido e costruttivo su questo tema cruciale per i Pazienti e per l'economia del Paese".

Menarini. ''Una coltellata alla schiena dei lavoratori italiani''. Cosi' Lucia Aleotti, vicepresidente di Menarini Farmaceutici e vicepresidente di Farmindustria con delega allo sviluppo industriale, ha definito la nuova disposizione normativa che impone al medico di indicare sulla ricetta il principio attivo e non il nome commerciale dei farmaci. Lucia Aleotti ne ha parlato a Firenze con i giornalisti a margine dell'inaugurazione dell'asilo nido aziendale della multinazionale Menarini. ''Contestiamo fortemente questa disposizione - ha aggiunto Lucia Aleotti - perche' sposta quote di fatturato verso aziende che nel nostro Paese fanno pochi investimenti. E' un regalo alle economie emergenti perche' le aziende del generico producono in India, Cina e Paesi a basso costo. Ed e' una coltellata nella schiena dei lavoratori italiani. Il risparmio per lo Stato e' pari a zero. Si tratta di un provvedimento illiberale, che va contro i cittadini italiani''. Per Lucia Aleotti ''si vuol far pagare alle aziende farmaceutiche per sprechi che sono in altri settori della pubblica amministrazione: si chiede di tappare i buchi delle Regioni che non sono stati creati dalla farmaceutica. Cosi' pagheranno tutto questo le aziende farmaceutiche e i loro lavoratori, per colpe che non hanno''.

Msd Italia. "Il clima di provvisorieta' ed incertezza con il quale il settore farmaceutico e' costretto a convivere nel nostro Paese non e' piu' sostenibile". E' il grido d'allarme lanciato al Governo da Pierluigi Antonelli, Presidente di Msd Italia e Chairman dello Iaapg (Italian American Pharmaceutical Group), il gruppo che riunisce 16 aziende farmaceutiche a capitale americano operanti nel mercato italiano. "Negli ultimi sei mesi - sostiene Antonelli - abbiamo gia' subito due manovre che hanno pesantemente impattato il nostro settore, e che hanno portato ad 11 miliardi il contributo che l'industria farmaceutica ha portato nelle casse dello Stato negli ultimi cinque anni". E ora, prosegue il presidente italiano di Msd, "con il 'Decreto Balduzzi', che contiene alcune norme estremamente pericolose per la sopravvivenza del settore in Italia, arriviamo alla terza manovra, una ogni 60 giorni". Nei prossimi 120 giorni, prosegue Antonelli, "il nostro settore rischia di essere impattato da tre pesanti misure: da un lato, una revisione del Prontuario Farmaceutico, in base a criteri non condivisi, dall'altro, due ulteriori riduzioni di prezzo, la cui entita' e' oggi assolutamente oscura, previste per i medicinali non piu' coperti da brevetto". "Gravissima", infine, conclude Antonelli, "e' la norma che, di fatto, congela i tetti di spesa fissati dall'Aifa per determinati medicinali".

Roche e Cef. "La revisione non condivisa del Prontuario Farmaceutico e della legge 648 mettono a rischio migliaia di posti di lavoro nel settore e creano pericolose premesse per una grave deregulation prescrittiva e nella dispensazione dei farmaci". E' quanto afferma, commentando il 'decretone' sanitario, Maurizio de Cicco, Amministratore delegato di Roche S.p.A. e Chairman del Gef (Gruppo Europeo Farmindustria), il gruppo che riunisce 39 aziende farmaceutiche a capitale europeo operanti nel mercato italiano. "Con questo decreto l'Europa si allontana e si vanifica ogni possibilita' di crescita del Paese e di lotta alla disoccupazione", aggiunge De Cicco criticando la mini-riforma sanitaria, in particolare la "grave" norma che rivede "in maniera unilaterale e senza alcun confronto le liste dei farmaci a disposizione dei pazienti italiani solo sulla base di considerazioni economicistiche e senza tenere conto dell'appropriatezza prescrittiva". Ma sotto accusa finiscono anche anche "la revisione della legge 648 sull'off label, che regola l'uso dei farmaci fuori indicazione", e il cosidetto "sconfezionamento" dei farmaci, che "metterebbe a rischio l'integrita' e la sicurezza della dispensazione, esponendo i pazienti a potenziali rischi". Colpire per l'ennesima volta le aziende del farmaco, e' dunque la tesi del Gruppo Europeo Farmindustria, "avra' sicuramente una fortissima ripercussione sui livelli occupazionali e sugli investimenti in ricerca nel nostro Paese".

Clicca qui per iscriverti al Gruppo

Se l'articolo ti è piaciuto inoltralo utilizzando l'apposita funzione

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato