Piccoli Terremoti Quotidiani

Luigi Casadei | 04/09/2012 11:09

Noi Medici del SSN (operatori che qualche volta diventiamo operati, essendo noi stessi bisognosi di cure…) viviamo da molti mesi in un frullatore: un vortice di "cambiamenti" veri, presunti, promessi e attuati mutano il nostro orizzonte, destabilizzando prospettive e progetti, rallentando il nostro lavoro, senza di contro migliorare il servizio che svolgiamo. Al contrario comprimono proprio il tempo della diagnosi e della cura, nonché le ore residue da dedicare alla nostra vita affettiva e di relazione, che è così importante per crescere anche in ambito professionale. Com'è possibile - mi chiedo - che chi dovrebbe guidarci comprenda così poco del nostro lavoro? Come può non capire quanti danni procura chi, ogni giorno, comunica sovvertimenti epocali della Medicina Generale e del ruolo del Medico all'interno del SSN, distruggendo quella solidità e quell'equilibrio che faticosamente cerchiamo di infondere nei nostri pazienti?

La salute somiglia alla stabilità. La precarietà, invece somiglia alla malattia, quando l'orizzonte e il futuro diventano più confusi e minacciosi.

Il paziente turbato da nuovi problemi, dall'insistere dei vecchi, dal cronicizzarsi dei disturbi, più di tutto ha bisogno di un punto di riferimento solido, di un faro che indichi insieme rotta e posizione. E chi si trova di fronte? Un Medico di Medicina Generale che oggi è il suo Medico di fiducia, domani è un acca 24 - uno fra gli altri -.  Ieri gli prescriveva Zanedip, oggi Lercanidipina, ma anche Warfarin, Furosemide e altri nomi abbastanza minacciosi, chissà saranno davvero gli stessi di sempre? Davanti gli siede un medico che continua a farfugliare di Protocolli Aziendali, di regole cambiate, di note AIFA; un professionista che deve compilare allegati, fare firmare moduli di consenso informato, fungere da semaforo per un'intricata serie di incroci nei quali è facile smarrirsi, specie se la malattia è più lunga o impegnativa o se necessita di approfondimenti e tappe diagnostiche difficili e stressanti come una gara. Le liste di attesa, la scelta della sede ove eseguire gli accertamenti, la consulenza specialistica, aspettare risposte che a volte rimandano ad altre domande, altre attese, altre possibili risposte, generano situazioni abbastanza complesse e cariche di quell'incertezza di cui si parlava all'inizio. Eppure non basta. Non c'è un giorno senza che il funambolico equilibrio cui siamo costretti non venga minacciato o reso vano. A ogni ora qualcuno annuncia la sua girandola di rimedi, "nuove impostazioni", "mini riforme", direttive, e "indispensabili" revisioni della Medicina Generale. Questo groviglio orrendo di formule, ricette, "novità", proposte, disposizioni e riforme si intreccia ad un generalizzato costante incremento dei Ticket sanitari (una vera e propria tassa sulla malattia) e ai tagli che colpiscono orizzontalmente tutta la filiera della Sanità, piovendoci addosso come fango a sporcare il nostro mestiere. Così viviamo e lavoriamo: frastornati per l'impossibilità di programmare sia la nostra vita quotidiana, sia la delicata attività professionale che svolgiamo. In questo clima di quotidiana incertezza, l'imprevedibilità degli scenari futuri pesa egualmente su Medici e pazienti. Sopra di essi si riversano inevitabilmente le nostre difficoltà di orientamento, e l'incapacità di capire a chi giovano e a cosa davvero servano certi cambiamenti che:

1 - non fanno risparmiare,

2 - non migliorino né i tempi né le modalità di erogazione del servizio,

3 - spesso, al contrario, sono un vero e proprio deterrente a frequentare il SSN, a vantaggio di altre proposte più rapide e meglio organizzate, per chi soffre o aspetta una diagnosi.

Se tali annunci, che invariabilmente leggiamo anche noi sui giornali, fossero l'invito a un approfondimento, a una discussione pubblica e trasparente su cosa si vuole veramente fare di questo ordigno esplosivo che pare essere diventato il nostro sistema sanitario, ebbene si potrebbe procedere a un confronto sano e sicuramente proficuo, data l'esperienza maturata da medici (e pazienti) che hanno vissuto l'epoca della Sanità Pubblica nel nostro Paese. 

Ma la percezione di quanto viene trasmesso alla stampa e di tutte le scaramucce indegne collegate (che oggi passano anche attraverso la lotta alle bevande gassate!)… la percezione - dicevo - è quella di un modo vile per tenere quanto più possibile sulla corda, o meglio sotto tiro, un settore che tanto ha contribuito alla coesione nazionale, forgiando un Paese democraticamente avviato a conseguire il diritto universale alla Salute, sancito nella Costituzione. E oggi, invece, costretto a guardare quel diritto allontanarsi come il miraggio di una riva sicura, sempre più distante dalla barca che si muove, senza timone, verso ignota destinazione.

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