Influenza, per i microbiologi la prossima stagione sarà più complessa

Redazione DottNet | 04/09/2012 20:17

Quella in arrivo sara' ''una stagione influenzale meno mite e piu' complessa rispetto a quella dei due anni scorsi e richiedera' un'attenzione maggiore alla vaccinazione da parte delle categorie deboli''. Lo afferma l' Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli), attraverso una nota del suo Presidente, Pierluigi Clerici. L'Amcli spiega che, sulla base dei dati dell'OMS, nella prossima stagione influenzale circolera' ancora il ceppo virale pandemico del 2009 (il virus A/H1N1 2009) ma anche altri due ceppi diversi da quelli che hanno circolato negli ultimi due anni (un ceppo B e un ceppo H3N2).

Quindi la composizione del vaccino per la prossima stagione contiene un virus (A/H1N1 2009) uguale a quello delle due stagioni precedenti, mentre i virus H3Ne e B sono differenti. Per l'associazione, un recente lavoro pubblicato su 'The lancet' fornisce ''dati su cui riflettere circa la reale importanza della pandemia influenzale del 2009/2010''. I decessi causati dal virus, secondo le stime pubblicate sul lavoro, sono state 575.000, cioe' circa 100.000 in piu' rispetto all' influenza stagionale. A differenza delle solite epidemie stagionali pero', l'80% dei decessi e' avvenuto in soggetti al di sotto dei 65 anni d'eta'. ''Dopo l'anno della pandemia - spiega il Presidente Clerici - abbiamo avuto due stagioni influenzali relativamente piu' tranquille poiche' hanno circolato gli stessi ceppi virali e, quindi, la composizione del vaccino e' rimasta uguale. Nel corso degli ultimi mesi, le organizzazioni sanitarie mondiali hanno effettuato indagini e rilevazioni per identificare i possibili ceppi dell'influenza che ci affliggeranno nel corso del prossimo inverno e gli strumenti per proteggere la popolazione debole''. Per arrivare a questa significativa identificazione - spiega il documento dell'Amcli - lavorano oltre 100 laboratori in altrettanti Paesi che raccolgono i virus influenzali dai pazienti e li inviano a 5 centri di riferimento (Atlanta-USA, Londra-Regno Unito, Melbourne-Australia, Tokyo-Giappone, Pechino-Cina) che li tipizzano. Sulla base dei tipi identificati, della loro maggior o minor circolazione, dei luoghi dove hanno stanziato e di come si sono spostati nei due emisferi, si arriva a presumere con buona approssimazione quali ceppi virali saranno la causa principale della successiva stagione fredda e quindi quali inserire nel vaccino.

Occorre vaccinarsi. Nonostante i due nuovi ceppi del virus in arrivo e' ancora presto per fare previsioni sull'andamento dell'influenza di questa stagione. Lo afferma Giancarlo Icardi, ordinario della Facolta' di Medicina dell'universita' di Genova, secondo cui comunque la parola d'ordine rimane vaccinarsi, soprattutto per le categorie a rischio. "Il virus dell'influenza e' un trasformista, e cerca sempre di sfuggire al nostro sistema immunitario - spiega Icardi -in questo caso, dopo due anni in cui e' rimasto sostanzialmente stabile sono in arrivo insieme alla 'vecchia' A H1N1 due nuove varianti, una di tipo B e una H3N2, sconosciute al nostro organismo. Questo in teoria rende piu' facile il contagio, ma in pratica ci sono molti altri fattori di cui tenere conto, dalla copertura vaccinale al clima, per cui dire adesso come sara' la stagione e' come tirare una monetina". Il vaccino e' comunque gia' pronto, e sara' disponibile regolarmente: "La notizia dell'arrivo di questi virus risale allo scorso febbraio - spiega l'esperto - quando come ogni anno una riunione all'Oms di Ginevra ha fatto il punto sui virus circolanti e ha ordinato alle industrie di preparare il vaccino corrispondente. Quest'anno la circolare del ministero della Salute che spiega la strategia vaccinale non e' ancora arrivata, ma non dovrebbe contenere novita' particolari". Le categorie a rischio, sottolinea Icardi, sono sempre le stesse, con l'aggiunta delle donne in gravidanza: "Il nostro 'target' privilegiato sono sempre gli anziani - spiega - e i bambini in condizione di rischio. Negli ultimi due anni pero' sono usciti diversi studi che hanno sottolineato i potenziali danni alle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza, per cui sarebbe meglio che si vaccinassero anche loro"

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