Decreto sanità, si cambia: modificate le norme sulle cure primarie, intramoenia e responsabilità. Milillo: adesso va bene, decideremo sullo sciopero dopo l’emanazione. Polverini: voi medici non ci siete mai

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/09/2012 11:24

Il 'decretone' sanità approda, come previsto, in Consiglio dei ministri stamani, ma restano da sciogliere alcuni nodi, come quello sulla natura stessa del provvedimento che alcuni auspicano diventi, almeno in parte, disegno di legge. Il testo è stato asciugato e svuotato di diverse norme, tra cui quella sulla non autosufficienza, la tassa sulle bibite e la distanza delle slot machine dalle scuole, mentre sono rimaste, con delle modifiche, quelle su cure primarie, governo clinico, responsabilità professionale e intramoenia. Una bozza che non e' piaciuta affatto alle Regioni, che chiedono più tempo. E i tecnici del ministero continuano nelle ultime ore disponibili nel lavoro di ulteriore limatura, con l'obiettivo di salvaguardare l'impianto.

 Il testo presentato ieri alla Conferenza delle Regioni ha subito una 'cura dimagrante', rispetto alla bozza precedente, passando da 27 a 18 articoli. Potrebbe però essere ulteriormente rimaneggiato prima del Cdm di oggi, che potrebbe dare il via libera 'salvo intese' (ovvero su un testo suscettibile di modifiche) oppure stralciare alcune parti del provvedimento. Confermate, ma modificate, le norme su cure primarie, intramoenia, responsabilità professionale, nomine manager e primari, governo clinico e farmaci. Sparite le norme sul Piano nazionale per la non autosufficienza e la tassa sulle bibite gassate. Spariscono i limiti di distanza delle slot machine dalle scuole e ospedali, ma vengono introdotti limiti molto rigidi sulla pubblicità. Rimangono invece le sanzioni per chi vende tabacchi ai minorenni. Per l'attività sportiva, non agonistica e amatoriale, rimane l'obbligo di certificazione medica ''idonea'' (manca la specifica se deve essere redatta da un medico di famiglia o da uno specialista) e viene introdotto l'obbligo per le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, di dotarsi di defibrillatori automatici. Modifiche sono state apportate anche alla norma sulla revisione del prontuario farmaceutico nazionale ed è stata abrogata invece quella sulla distanza di prossimità per l'apertura delle nuove farmacie. Resta l'aggiornamento dei lea (i livelli essenziali di assistenza) per malattie croniche, rare e ludopatie.

Nota congiunta Fimmg, Fimp, Sumai: "Non è possibile che ogni volta che si intravede un cambiamento finisca tutto in rissa e non si faccia più nulla qui si tratta di definire una legge di riferimento a partire dalla quale, successivamente, ogni autonomia regionale potrà intervenire con le proprie competenze". È quanto affermano i sindacati Fimmg-Fimp-Sumai. "È necessario – prosegue la nota congiunta - che il Governo, appena pronto, approvi il decreto sanità nella versione a tutt’oggi conosciuta, perché la risoluzione delle molte criticità del nostro SSN, per effetto dei veti incrociati e in attesa di un accordo unanime, è stata  rinviata per troppo tempo. Temi come la riforma dell'assistenza territoriale e la responsabilità professionale attendono da anni un intervento legislativo. Ci troviamo ormai di fronte a una vera e propria urgenza, acuita dal fatto che in momenti di crisi ci si aspettano azioni a garanzia di un welfare unitario nazionale".  "Nessuno nega che su certi aspetti alcune realtà regionali siano andate avanti - proseguono i tre Sindacati maggiormente rappresentativi dell’assistenza territoriale - producendo innovazione e miglioramento dell'assistenza, ma nella maggior parte delle Regioni abbiamo osservato un vuoto assoluto di proposte e di iniziative concrete". "Riteniamo che il Governo - specificano Fimmg-Fimp-Sumai -, nel rispetto del suo ruolo di programmazione nazionale della sanità e di salvaguardia del diritto alla tutela della salute, debba approvare con la caratteristica dell’urgenza il decreto nella versione conosciuta, senza compromessi o sovvertimenti dell’ultimo minuto, anche se accoglie solo parzialmente le nostre proposte".  "Ci dichiariamo - concludono i tre sindacati -, da subito dopo l’avvenuta conversione in legge di questo decreto, disponibili a collaborare con tutti, per quanto di competenza, alla ricerca delle migliori soluzioni, nel doveroso rispetto degli interessi dei cittadini e del Paese, in tutte le sedi istituzionali di livello nazionale e regionale, ma soprattutto sul tavolo negoziale, a cui in ultima analisi il D.L. rimanda".

 Le Regioni. "Sono stati accolti parte dei nostri emendamenti, ma serve ulteriore tempo, serve soprattutto un confronto per arrivare al nuovo patto triennale per la salute", spiega l'assessore veneto alla Sanità Luca Coletto. Inoltre, secondo la Conferenza delle Regioni, non ci sarebbero in quest'ultima bozza ''gli elementi di decretazione d'urgenza". Ogni possibile aggravio che peserà sulle regioni dovrà avere la certezza della copertura finanziaria richiesta dalle stesse. Le regioni, spiega l'assessore lombardo Luciano Bresciani, hanno ripresentato in un documento a parte gli emendamenti non recepiti e per loro ''irrinunciabili'', su cui sarebbero disposte a fare ricorso. Il documento e' stato dato a Errani per farlo avere al ministro Balduzzi.

La Fimmg. ''Il decreto è cambiato nella forma ma la sostanza è stata rispettata. Non vi sono state grandi variazioni sulla medicina generale e gli elementi 'pericolosi' introdotti dalle regioni non sono stati accolti''. Così Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), commenta la nuova bozza del 'decretone' sanità: ''Così per noi va bene - spiega  - anche se è sempre perfettibile. Vi sono dei problemi di chiarezza su alcuni punti, ma credo che solo il lavoro parlamentare potrà perfezionare il decreto''. Per quanto riguarda l'ipotesi di sciopero, annunciata ieri, Milillo spiega ''che avverrebbe solo nel caso in cui - conclude - fossero introdotti gli elementi critici elaborati dalle Regioni. Finche' non sarà emanato il decreto, noi non decideremo se fare lo sciopero''.

Ma vediamo quali sono le principali modifiche:

MEDICI DI FAMIGLIA: - sparisce l’obbligo di aggregazione per i medici di famiglia e gli altri operatori, ma resta comunque l’obiettivo di “garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana adottando forme organizzative monoprofessionali e multi professionali”, che eroghino “prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l’integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale”. Il tutto dovrà avvenire “nei limiti delle disponibilità finanziarie per il Ssn assegnate alle Regioni”.  Sparisce anche la possibilità di inquadrare i medici convenzionati operanti nei servizi di emergenza nel ruolo della dirigenza medica del Ssn.

INTRAMOENIA: il programma sperimentale per consentire lo svolgimento dell’intramoenia al di fuori degli spazi dedicati nelle aziende, debba essere effettuato presso “gli studi privati dei professionisti”. Nella vecchia bozza si parlava più genericamente di “studi professionali”. Viene poi eliminato il tariffario “minimo e massimo” delle prestazioni, in favore di un tariffario unico.

DIRIGENZA SANITARIA: Resta l’attribuzione al Consiglio di direzione delle Asl di “organo dell’azienda”. Un cenno alle università, trascurate nella vecchia bozza  e che nella nuova dovranno invece prevedere che il loro Collegio di direzione partecipi alla pianificazione delle attività di ricerca e didattica. Sempre in tema di governo clinico, la nuova bozza ha cancellato l’obbligo per il direttore generale delle Asl di motivare l’adozione di un provvedimento sul quale il Consiglio di direzione si era espresso in modo contrario. Nella bozza non si fa cenno alla riorganizzazione delle aziende ospedaliere e policlinici.  Il fascicolo sanitario elettronico sarà inserito nell’agenda digitale del Governo.

LEA: I nuovi Lea dovranno essere individuati nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, in quanto non sono più previsti gli introiti derivanti dalla tassa sulle bevande gassate che è stata eliminata. Manca l’articolo sulla non autosufficienza.

FARMACI GENERICI:  Sono state cancellate tutte le disposizioni della vecchia bozza. E’ stata anche annullata la norma  sulla distanza di prossimità per l'apertura delle nuove farmacie. 

Cgil per il rinvio. La Fp-Cgil auspica un rinvio del decretone Sanita'. ''A fronte di una proposta ministeriale sul Decreto Sanità, fumosa sull'assistenza della medicina generale h24 e con una sanatoria della libera professione del medico pubblico nello studio privato, le richieste delle Regioni appaiono anch'esse confuse ed evanescenti, soprattutto per quel che riguarda l'assistenza territoriale'' spiega il sindacato. ''Queste proposte - secondo l'Fp-Cgil Medici - consegnerebbero ancor di più la professionalità dei medici e la salute dei cittadini in mano ai partiti, con una frantumazione regionale''. "Rischiamo la schizofrenia istituzionale - ha dichiarato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici - visto che ciascuno persegue i propri interessi particolari e cerca di stiracchiare a proprio vantaggio le norme di un decreto raffazzonato, che rischia di lasciare, soprattutto dopo i tagli, brandelli del tessuto sanitario nazionale e di colpire il lavoro pubblico dei medici". "A questo punto il rinvio del decreto, già auspicato dalla Cgil - ha continuato Cozza - diventa un atto di buonsenso per arrivare ad un testo che sia frutto di un dialogo tra le istituzioni e che coinvolga anche le forze sociali, a partire da tutti i sindacati medici maggiormente rappresentativi". "Se le Regioni e Balduzzi - ha affermato Nicola Preiti, Coordinatore nazionale Fp-Cgil Medici convenzionati - guardassero alla sostenibilità del sistema e alla salute dei cittadini, per le cure primarie basterebbe introdurre a livello nazionale tre cambiamenti: centri h24 per l'assistenza territoriale e per rispondere alle urgenze, abolizione della figura anacronistica del medico di guardia medica e sistema dell'emergenza garantito solo da medici dipendenti".

 Scontro Polverini-medici di base. Una battuta da parte della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, sullo sciopero annunciato dei medici di famiglia contro le modifiche richieste dalle Regioni al 'decretone' Balduzzi, ha acceso una polemica con la categoria che, per voce del segretario dei medici di famiglia, Giacomo Milillo, si è detta ''sconcertata''. ''Sono rimasta assolutamente sorpresa dall'atteggiamento dei medici che prima si erano detti d'accordo e poi no. Anche perché purtroppo i cittadini pensano che i medici di medicina generale stiano in sciopero da diversi anni, visto che molto spesso non li trovano..." ha detto Polverini, lasciando la Conferenza delle Regioni dove era in esame il decreto Balduzzi. I medici di medicina generale, assieme ai pediatri e ai medici ambulatoriali hanno infatti minacciato lo sciopero a seguito di alcune modifiche al testo avanzate proprio dalle Regioni. "Naturalmente - ha aggiunto - non bisogna generalizzare, perché alcuni di loro esercitano con professionalità e sono punti di riferimento". "Le dichiarazioni della presidente ci lasciano allibiti e sconcertati", ha replicato a caldo Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg. "La governatrice del Lazio non conosce evidentemente nemmeno la realtà della medicina generale della sua regione o forse ne conosce solo una piccola parte, quella con cui ha particolare confidenza - ha proseguito Milillo - Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere l'impianto della riforma Balduzzi. Siamo contrari al suo stravolgimento da parte delle Regioni che testimoniano l'incapacità di esprimere in sanità una politica coerente e comune"

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