Arresto cardiaco, in Italia uno ogni mille: congresso mondiale al Negri

Redazione DottNet | 06/09/2012 17:59

cardiologia farmacologia

Sono circa 300mila l'anno i casi di arresto cardiaco che si verificano negli Stati Uniti, 700mila in Europa, mentre in Italia l'incidenza e' di 1 ogni 1000. I risultati sul fronte della rianimazione non sono, pero', ancora buoni. Si riesce infatti a rianimare meno della meta' delle persone. Di questo e degli ultimi studi per migliorare tecniche e linee guida parleranno i massimi esperti internazionali che l'8 e il 9 settembre si riuniranno a Milano presso l'istituto 'Mario Negri' in un congresso su arresto cardiaco, shock e trauma.

 Il simposio, dedicato a Max Harry Weil, scomparso la scorsa estate e considerato l'ideatore della prima terapia intensiva al mondo, vedra' riuniti 150 tra i massimi esperti internazionali del settore, nonche' i responsabili della definizione delle linee guida mondiali di trattamento dell'arresto cardiaco. Tra i principali studi che verranno presentati, ci sara' quello multicentrico condotto in Europa e Stati Uniti, che ha messo a confronto l'efficacia del massaggio cardiaco manuale con quello fatto da compressori meccanici, e un nuovo sistema di soccorso del paziente in arresto cardiaco che consente di ottimizzare i tempi e migliorare il recupero neurologico. ''Uno dei problemi principali - spiega Giuseppe Ristagno, del Laboratorio di Farmacologia Clinica Cardiovascolare del 'Mario Negri' - e' infatti la sopravvivenza e il recupero neurologico del paziente dopo un arresto cardiaco. Di quelli che sopravvivono alla prima rianimazione, il 70% muore nei giorni successivi per cause cardiache, come scompenso e aritmie gravi. Chi sopravvive, inoltre, riporta danni neurologici gravi. Solo il 10% ha un buon recupero''.