Il decreto traccia un percorso ma restano molti dubbi. No dalle Regioni ai medici di base H24. Veronesi: una concezione moderna della sanità. Sindacati divisi

Redazione DottNet | 06/09/2012 22:33

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Il decreto Balduzzi ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri, ed e' stato ''tracciato il binario'', come ha detto il Ministro della Salute. Ma ora sorgono i dubbi, in particolare sull'applicazione di norme come quella sulle cure h24 dei medici di famiglia, la cui attuazione spetta alle Regioni, da cui arrivano i primi 'no'. ''Alcuni temi sono autoapplicativi, altri richiedono altre discussioni - ha spiegato il ministro -. Confido che i passaggi parlamentari possano irrobustire il provvedimento. Siamo aperti al confronto''.

Per avere studi medici di famiglia h24 ''occorre una riorganizzazione delle cure primarie. Il binario e' tracciato, il principio e' chiaro. Ora l'attuazione e' delle Regioni. Ma l'impegno era porre un principio chiaro''. E dalle Regioni arrivano subito i primi no sugli studi dei medici h24. Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, ha scritto su Twitter: ''Non ci siamo''. Mentre Catiuscia Marini, governatore dell'Umbria, spiega che ''come Regioni quello che ci preoccupa e' che non sono previste risorse finanziarie, quindi dobbiamo capire come convincere i medici liberi professionisti a svolgere un'attivita' di 24 ore senza risorse aggiuntive''. Ancora piu' incisivo il presidente della Basilicata, Vito De Filippo: ''Le norme previste - spiega - invadono in modo netto la competenza delle Regioni, senza un sufficiente confronto e senza aver recepito molti emendamenti presentati dalle Regioni, che sono chiamate ad attuare sul campo la Sanita'''. E anche dal mondo della politica arrivano gli stessi dubbi. ''Dove sono le risorse per la riorganizzazione della medicina di base? Si e' sicuri di non fare proclami a vuoto?'', si chiede il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Secondo Antonio Tomassini (Pdl), presidente della commissione Sanita' del Senato, il dl presenta degli ''aspetti interessanti e altri piu' delicati e spigolosi, che dovremo affinare in Parlamento con emendamenti''. Cosi' come e' da chiarire aspetti sulle coperture finanziarie e la costituzionalita', se non si invadono le competenze delle regioni. Per Giacomo Milillo, segretario della Fimmg (Federazione medici medicina generale), invece ''i costi per ambulatori e macchinari non sono aggiuntivi ma di riconversione. Se le regioni rispettano la riorganizzazione imposta dalla spending review, allora ci saranno i soldi. Certo, le regioni potrebbero boicottare la legge, ma dovrebbero assumersene la responsabilita' davanti ai cittadini''. 

Intervista con Veronesi. ''La riorganizzazione della medicina del territorio proposta dal Ministro Balduzzi riflette una concezione moderna della sanità, che è anche la mia. E' una rivoluzione che si preparava da anni''. Lo afferma l'ex ministro della salute Umberto Veronesi. ''La medicina pubblica - spiega - per mantenere adeguati livelli di efficienza deve dividersi in medicina terapeutica, altamente specialistica e concentrata in ospedale (con medici che vi lavorano a tempo pieno), e medicina diagnostica, dislocata capillarmente sul territorio''. ''Questo principio - osserva l'oncologo - implica una rivalutazione globale della figura dei medici di medicina generale che oggi appaiono impegnati troppo poco nella diagnostica e nel rapporto con il paziente e troppo nell'organizzazione, lo smistamento dei malati ai vari specialisti e la prescrizione di farmaci''. ''Il risultato - aggiunge Veronesi - e' che si sovraccaricano i Pronto Soccorsi, che a loro volta non riescono a svolgere bene il loro ruolo di soluzione immediata delle emergenze. E' ovvio che l'assistenza diagnostica da parte dei medici di famiglia implica un servizio 24 ore su 24 e una dotazione di apparecchiature, per elettrocardiogramma, ecografia, microscopio per esami citologici, per citare solo alcuni esempi. Di conseguenza il medico di famiglia non può più avere il suo studio isolato e sempre troppo affollato nelle ore di apertura, ma deve associarsi con altri colleghi, per permettere la rotazione dei turni e la condivisione delle tecnologie. Del resto - continua Veronesi - così avviene in molti Paesi e anche in molte professioni, che pur non prevedono servizi continuati, come gli avvocati''. ''Mi auguro che le Regioni comprendano a fondo il valore di questa rivoluzione che si preparava da anni - conclude Veronesi - e favoriscano la nascita degli studi medici associati, che peraltro già esistono come esperienze isolate, come strumento di rinnovamento del sistema sanitario regionale e di valorizzazione del ruolo del medico di famiglia, un elemento essenziale del servizio pubblico, oggi non adeguatamente riconosciuto''. 

Le posizioni di Fimmg, Sumai e Fimp.  I sindacati della medicina convenzionata, Fimp (Federazione italiana medici pediatri), Fimmg (medici di famiglia) e Sumai (medicina ambulatoriale), esprimono "soddisfazione" per l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Decreto Balduzzi, destinato "ad avviare per l'assistenza territoriale quella evoluzione che la sanita' italiana e i cittadini si attendono". Il decreto "recepisce alcune nostre proposte e non ha subito stravolgimenti pericolosi", spiegano i sindacati in una nota, nella quale si evidenzia come ora si aprira' "il periodo della ridefinizione degli Accordi collettivi nazionali, quelli preposti a normare il rapporto lavorativo tra Ssn e Medici convenzionati, che rappresentano la parte essenziale dell'assistenza primaria in Italia". Ma piu' in generale, aggiungono Fimp, Fimmg e Sumai, "si apre finalmente nel nostro Paese la prospettiva di un ammodernamento organizzativo, gestionale e strutturale, che arricchira' l'attuale offerta di assistenza, creando le condizioni di valorizzazione delle potenzialita' professionali gia' in campo". E di questa nuova sanita', concludono, "il mondo della medicina convenzionata sara' sempre un soggetto autorevole e propulsivo". 

Anaao.  Il decreto approvato dal Governo presenta, almeno per quello che riguarda il mondo della dipendenza, "alcune luci ma anche diverse ombre, frutto di veti incrociati, pregiudizi ideologici e miopia organizzativa". E' quanto afferma in una nota, l'Anaao-Assomed, il sindacato dei medici dirigenti. "Innanzitutto - commenta il Segretario Nazionale, Costantino Troise - occorre dare atto al ministro di avere voluto trovare soluzione ad alcune questioni di interesse della categoria, anche se la lunga gestazione ha portato a stravolgere il testo originario". Secondo Troise, infatti, si sono perse per strada "tematiche importanti, quali il riordino delle professionalita' sanitarie dipendenti del ministero, la possibilita' del passaggio alla dipendenza dei medici addetti al 118, e la semplice ipotesi di un rientro dei policlinici universitari nella programmazione regionale". Per quanto riguarda il ruolo della dirigenza medica e sanitaria nelle Aziende, prosegue il sindacalista, "accanto ad innegabili cambiamenti positivi dei criteri e delle procedure di nomina dei direttori generali e dei direttori di struttura complessa si registrano assurdi arretramenti sul piano dei criteri di valutazione di medici e dirigenti sanitari, che si vorrebbero balcanizzare ed organizzare sul modello della pubblica amministrazione svuotando il contratto nazionale di lavoro". E parziali critiche arrivano anche sulla riforma della intramoenia. "Pur regolamentata con la intenzione di superare il regime delle proroghe - conclude Troise - viene gravata da un certosino dettaglio di incombenze burocratiche e di nuove tasse mascherate per i cittadini che rischiano di avviarla alla morte per carenza di domanda". 

Cgil. "La montagna ha partorito il topolino mentre i problemi che affliggono il Sistema sanitario nazionale sono rimasti tutti sul tavolo".Così il Segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone ha commentato il decreto Salute presentato oggi dal Consiglio dei Ministri. "Ci sono clamorose questioni irrisolte che interessano da vicino la salute dei cittadini e in particolar modo degli anziani - ha continuato Cantone - a partire dalla definizione dei Livelli essenziali di assistenza e dalla non autosufficienza, che è diventata ormai una vera e propria emergenza nazionale. E' su tutte queste cose che ci attendiamo che il governo intervenga se non si vuole arrivare a negare il già compromesso diritto universale alla salute". 

Smi. ''Il decreto sanita' e' per tre quarti carta straccia e troverebbe piu' utilita' nei contenitori del riciclaggio. Si tratta infatti di un provvedimento di sola facciata, che non entra mai nel cuore dei problemi della categoria. Dire poi che l'applicazione sara' nei limiti delle possibilita' delle Regioni e' grave, ridicolo e completamente senza senso''. E' il duro commento del presidente nazionale del Sindacato medici italiani, Giuseppe Del Barone, a proposito dell'approvazione del decreto Sanita'. ''Quale criterio verra' adottato, per esempio, dalle Regioni in piano di rientro? - domanda polemicamente Del Barone - Stiamo forse andando incontro a una mal interpretata forma di federalismo sanitario? A una sanita' diversa regione per regione? Si chiude - aggiunge Del Barone - un sipario su un ridicolo teatrino durato fin troppi giorni. Su quel palco tutti hanno dato il peggio di loro stessi, a cominciare dal ministro Balduzzi che continua a prendere in giro i medici, passando per i sindacati che hanno dimenticato da quale parte stare, per arrivare, infine, alle Regioni che diventano le vere padrone della Sanita'. Un solo dato positivo - dice il numero uno dello Smi - le nostre indicazioni a investire di piu' in politiche per la salute dei cittadini sono state recepite. Bene quindi la lotta alla ludopatia e al fumo e l'impegno per diffondere corrette pratiche per l'alimentazione. Tutto il resto e' carta straccia''. 

Snami. Angelo Testa, Presidente Nazionale dello Snami, esprime la contrarietà assoluta del Sindacato che dirige e propone una sua analisi degli eventi “Norme anti Medici di Medicina Generale  perchè si vogliono mortificare le professionalità svilendo il rapporto medico paziente, costringendo ad aggregazioni forzate tanto care a regimi del passato ormai morti e sepolti. Contro i pazienti perchè accentrando l'assistenza medica in strutture di 20-25 medici automaticamente verrà cassata la presenza di quei professionisti dai piccolissimi centri e frazioni spesso distanti dal paese principale e dalla sede delle ipotetiche nuove strutture”. “Ad oggi – dice Testa - la diffusione degli studi medici in tutta Italia è una caratteristica irrinunciabile alla presenza medica capillare nel territorio e fiore all'occhiello del SSN italiano in tutta Europa. Immagino cosa succederà in una struttura con 20 medici in cui circoleranno almeno 800 persone al giorno, con un parcheggio per almeno 300 vetture. Presumo quindi che l'ubicazione sarà periferica. Non avevamo certo bisogno di mutuare la grande distribuzione e gli ipermercati per andare ad infognarci in situazioni di caos, di attese e dell'assistenza sanitaria dei numeretti come in salumeria. Aumenteranno sino a decretarne la scomparsa le criticità di quella parte di assistenza sanitaria notturna e festiva che aveva solamente necessità di essere rafforzata e che invece da anni è stata abbandonata ad una lenta agonia”.  Angelo Testa continua nell'elencare tutti gli elementi distrattori che sono stati posti in essere in questo contesto nei confronti dei cittadini: “Si è voluto artatamente far credere ai pazienti che potranno rivolgersi a strutture efficienti di assistenza sanitaria presenti nel territorio 24 ore su 24, dove saranno visitati, faranno gli esami, l'ecografia e le radiografie in tempo reale. Chi non sarebbe favorevole a ciò? Anche io lo sarei. Peccato che ciò non è assolutamente vero perchè non ci sono i soldi per fare niente, i tagli programmati per la Sanità sono per adesso sino al 2015 e le Regioni denunciano in documenti ufficiali che l'assistenza sanitaria peggiorerà dal 2013. Dei sindacati medici che dicono sempre si al Governo, sia di Destra che di Sinistra, che oggi al Governo tecnico, non ne voglio parlare. Penso che i loro iscritti abbiano per l'ennesima volta tutti gli elementi per darne un giudizio negativo”. E intanto Snami convoca i propri dirigenti provinciali e regionali per fine mese per organizzare la presa di posizione e le azioni Sindacali da qui al Congresso Nazionale “Dure e senza far sconto a nessuno - conclude il leader dello Snami - perchè ne va di mezzo la nostra sopravvivenza e quella del Sistema Sanitario Nazionale”.

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