Gli oculisti denunciano l’esclusione del farmaco meno caro contro le maculopatie: non è registrato. La Soi chiede l’intervento dell’Aifa. Cataratta, pazienti a rischio

Redazione DottNet | 08/09/2012 16:44

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Costano fra 600 e 1200 euro a trattamento le nuove terapie intravitreali per la cura della maculopatia degenerativa senile (Dme), malattia degli occhi che porta alla cecita'. Ce n'e' pero' una che, con pari efficacia e sicurezza ma senza una indicazione ufficiale per la Dme, costa 20 euro. Lo denuncia la Soi (Societa' Oftalmologica Italiana) che al congresso europeo di oculistica, a Milano, ha chiesto l'intervento dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Fra farmaci registrati per la Dme il ranibizumab costa 1200 euro per fiala, il pegaptanib 600 euro e il desametasone 1100 per trattamento.

 L'alternativa sostenuta dalla Soi e' il bevacizumab (20 euro a fiala), registrato in Italia per la cura dei tumori al colon, retto, seno e mammella, ma non per la Dme. Quindi quest'ultimo, che veniva utilizzato 'off label' quando mancavano le alternative, oggi non e' piu' prescrivibile a totale carico del servizio sanitario perche' i farmaci molto piu' costosi di recente introduzione possiedono l'indicazione registrata. Se si considera che un trattamento necessita mediamente di 10-12 iniezioni a paziente, e che il numero di persone affette da questa patologia e' molto elevato, e' facilmente quantificabile la differenza di impatto in termini di costi a carico del Ssn. In realta' il singolo specialista, puo' utilizzare il farmaco meno costoso, a patto che lo faccia sotto la propria personale responsabilita' per eventuali effetti indesiderati che dovessero insorgere nel paziente, anche in quelle regioni, come come Toscana ed Emilia Romagna, che hanno raccomandato l'utilizzo di bevacizumab, per ragioni di risparmio sulla spesa. Singolare - sottolineano gli oculisti - che entrambe le molecole piu' utilizzate (ranibizumab e bevacizumab) sono state sviluppate dalla stessa azienda farmaceutica, che non ha quindi interesse a far registrare l'indicazione per bevacizumab. In mancanza di una domanda di registrazione, la Soi chiede quindi all'Aifa di inserire bevacizumab nella lista dei ''farmaci off label di uso consolidato e di documentata efficacia'', cosa che lo renderebbe ufficialmente utilizzabile, con notevole risparmio del Ssn e senza la responsabilita' personale del medico.

Cataratta, problemi per l’accesso alle cure. ''La contrazione della spesa sanitaria di fatto sta privando ai pazienti delle strutture pubbliche la possibilita' di accedere alla cura'' della cataratta: un dato importante, visto che ogni anno in Italia vengono fatte 500mila operazioni di questo tipo. ''Per una operazione di cataratta, infatti - spiegano gli specialisti - il rimborso del servizio sanitario nazionale si attesta intorno ai 700 euro'', che comprende tutto: dai materiali impiegati ai costi per la sala operatoria al personale. ''Questo significa che negli ospedali e nelle cliniche convenzionate si utilizzano cristallini monofocali tradizionali che costano 120 euro mentre il costo della sola lente di ultima generazione e' pari a circa 1.000 euro. Il 90% delle persone che si sottopone a un intervento di cataratta non e' a conoscenza di queste nuove possibilita'. Il medico ha l'obbligo di dare la giusta informazione attraverso il consenso informato, ma finora si e' tergiversato poiche' questa situazione rischia di mettere in crisi l'ospedale pubblico che non puo' garantire l'erogazione di questa innovazione terapeutica''. L'alternativa attuale per il paziente, sostengono gli esperti della Soi, ''e' quella di farsi operare in una struttura privata, spendendo circa 4.000 euro e assumendosi tutti i costi o scaricandoli sulla propria assicurazione''. La Soi, ''pur nel rispetto dei limiti di spesa previsti dalle singole Regioni, ritiene che i pazienti abbiano diritto ad accedere alle migliori terapie disponibili. Per questo ha individuato una terza via rispetto all'attuale dicotomia pubblico-privato: la compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei pazienti. Un'alternativa attualmente preclusa da barriere legislative che riguardano non solo l'oculistica, ma tutta la sanita'''. In pratica, spiega il presidente Soi Matteo Piovella, con la compartecipazione alla spesa il sistema sanitario ''pagherebbe i costi previsti relativi all'intervento senza aumentare la propria esposizione finanziaria mentre resterebbe a carico del paziente un importo di circa 6-700 euro per la differenza di costo del cristallino di nuova generazione''.

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