Cure primarie, Balduzzi va incontro alle Regioni: il decreto sarà modificato e entrerà nel patto della salute. Fimmg: purché non si tocchi la spesa del medico altrimenti sarà sciopero

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 10/09/2012 11:25

Il capitolo cure primarie del decreto sanità non è piaciuto alle Regioni, come abbiamo anticipato la scorsa settimana. Il ministro Balduzzi si è dichiarato disponibile a lavorare insieme con le regioni per riscrivere la parte sulle cure primarie. ''Non siamo contrari che il ministro della Salute e le Regioni insieme modifichino la parte del decreto sanita' sulle primarie. Siamo favorevoli alla loro collaborazione e noi stessi siamo disponibili a dare il nostro contributo. Poi valuteremo il risultato'', commenta Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale).

''Abbiamo denunciato i comportamenti sbagliati delle regioni nei giorni scorsi - spiega - e penso che il pericolo di modifiche sbagliate sia rientrato. Certo, se per assurdo, magari si intervenisse sul tetto di spesa individuale del medico o sul rapporto di dipendenza, allora le nostre reazioni sarebbero immediate e valuteremmo l'ipotesi di uno sciopero''. La Fimmg perciò, conclude Milillo, ''seguirà molto attentamente tutto il processo e valuterà il risultato''. Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo.

Patto della salute. Per aprirsi alle Regioni il decretone sanità entrerà nel Patto della salute. Il Patto diventerà in questo modo lo strumento per dare attuazione all'articolo 1 del provvedimento approvato mercoledì notte in Consiglio dei Ministri che riguarda proprio la riforma della medicina del territorio con assistenza h24 per i malati. L'annuncio è arrivato dal ministro della Salute Renato Balduzzi: "E' un impegno che mi sento di prendere come ministro per la Salute e ne trarrò le conseguenze ove non vi fossero le condizioni". Il ministro ha accolto così la richiesta del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani che dal palco della Festa chiede al Governo anche la completa riscrittura dell'articolo 1. ''Noi non stiamo tirando il freno, al contrario, ma per fare le cose ci vogliono le risorse''. Ed Errani chiede proprio di ''riscrivere insieme l'articolo 1 sulle cure primarie, fornendo alle Regioni quelle indicazioni necessarie per cominciare a partire". L'apertura di Balduzzi, dopo settimane di testa a testa con regioni (le più dure oppositrici) e i sindacati (che avevano anche annunciato uno sciopero ad oltranza) nasce, ha spiegato lo stesso ministro, dalla consapevolezza ''di trovare le giuste intese per dare le gambe'' alle norme del decreto. ''Serve attuazione e capacità per reggere la sfida. Non vorrei essere ottimista a tutti i costi ma penso che ce la faremo'' ha ammesso. E ad una domanda sul tetto di 1800 pazienti per i i medici di famiglia Balduzzi ha ricordato che si tratta di un ''tema antico: può darsi che si possa ridiscutere ma cio che è importante è dare attuazione ai principi della continuità assistenziale''. Per il ministro comunque ''non saranno necessarie risorse in più per la riforma, perché i fondi per gli investimenti necessari arriveranno dai risparmi ottenuti con la spending review''. Ed è proprio questo tema, quello delle risorse, il più controverso. "L'aggregazione funzionale territoriale, cioè un modo diverso dei medici di famiglia di lavorare tra di loro, potrà essere fatta con le risorse esistenti - ha spiegato in proposito il ministro - mentre la riorganizzazione del territorio non richiede secondo noi altre risorse". Questo perché le unità complesse di cure primarie, "dove ci saranno medici di famiglia e specialisti - aggiunge Balduzzi - richiedono investimenti che saranno possibili senza dover investire risorse ulteriori a partire da ciò che i territori e le Regioni risparmieranno a seguito della spending review e della riorganizzazione ospedaliera''.

Le Regioni. Di diverso parere invece l'assessore alle Finanze della Regione Lombardia, Romano Colozzi, che è presidente del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità. "Il decreto legge sulla sanità, nella parte che riguarda i medici di base e i pediatri di libera scelta, rischia di essere un 'flatus vocis' se non addirittura un manifesto propagandistico se non verranno contestualmente sbloccate le norme che regolano le Convenzioni nazionali", fa notare. E aggiunge: ''Non abbiamo ancora a disposizione il testo definitivo del decreto sanità. Non appena possibile, faremo una riunione della Commissione con il testo approvato dal Consiglio dei ministri, e proporremo le nostre modifiche''.

La reazione di Balduzzi.  ''Le Regioni frenano sul medico di base 7 su 7? Non si cerchino alibi per non fare nulla. Ma sono possibili modifiche al decreto''. Cosi' il ministro della Salute, Renato Balduzzi, replica alle critiche delle Regioni: ''Nel cammino attuativo del decreto - ha detto il ministro - si verificherà come stanno le cose, ma porre il problema delle risorse a monte in questo momento è dare alibi a chi non vuole fare nulla, credo che questo non sia nell'interesse di alcuno e forse neanche nelle intenzioni. Il medico di base 7 giorni su 7 è un'esigenza avvertita da molti anni dagli italiani, ma non definiamolo una rivoluzione, perché questi principi già si avevano in parte della normativa e in parte nelle Convenzioni nazionali. ora auspichiamo che sia la volta buona per generalizzare questi principi su tutto il territorio nazionale. Comunque ci sarà il parere della Conferenza Stato Regioni e sono possibili modifiche''. Sulle risorse, ha aggiunto Balduzzi, ''bisogna dire che si completa con questo intervento la spending review nella parte che riguarda la ristrutturazione degli ospedali. Si liberano così risorse, ci aspettiamo che siano molte le risorse liberate e che si possano riversare sul territorio''.

Radiologi. ''Ben venga l'apertura degli studi dei medici di base all'offerta di nuove prestazioni come le ecografie. Da parte nostra vogliamo sottolineare che gli specialisti dell'area radiologica sono disponibili e desiderosi di contribuire alla fruizione di questo nuovo servizio, collaborando con i medici di medicina generale sul territorio". E' quanto afferma Francesco Luca', segretario del Sindacato nazionale radiologi: ''Una partnership tra radiologi e Mmg - secondo Luca' - potrebbe eliminare una serie di inefficienze oggi all'ordine del giorno, come gli esami inutili e spesso da ripetere, evitando uno spreco di risorse e contribuendo a creare una cultura diagnostica piu' appropriata". "Ci sembra infatti opportuno che, nell'avvicinare al territorio prestazioni specialistiche come le ecografie - conclude il sindacalista - il medico di base si avvalga della consulenza di colleghi specializzati che potranno dare il loro contributo, piuttosto che lasciare questi esami al solo medico di famiglia''.

H24 nel resto dell'Europa. Quella che da noi sembra una rivoluzione, l'addio al medico di base che lavora solo e' una realta' gia' assodata in tutto il resto d'Europa. Sono diversi gli esempi a cui si puo' attingere per una transizione che avra' comunque bisogno di risorse per funzionare a dovere.  "In questo tipo di organizzazione arriviamo ultimi in Europa, e con un bel distacco - sottolinea Walter Ricciardi, presidente della European Public Health Association - in Gran Bretagna ad esempio ormai da molti anni i 'general practitioner' sono organizzati in gruppi che hanno un loro budget, che possono utilizzare per pagare il personale e acquistare materiale ad esempio per allestire piccole sale operatorie". Anche il resto d'Europa e' molto piu' avanti: "In Spagna gli studi medici sono collegati tra loro in modo tale che i pazienti non debbano fare piu' di una certa distanza per arrivarvi - spiega Riccardi, che e' e direttore dell'Osservatorio per la Salute nelle Regioni - e in generale solo da noi i medici non si erano ancora consorziati. In Francia e Germania il ruolo del medico di base e' un po' diverso, ma comunque c'e' un'organizzazione complessa''. In paesi in cui i medici di famiglia non sono liberi professionisti ma dipendenti la situazione e' la stessa: ''In paesi come Portogallo, Spagna, Svezia e Norvegia, dove i medici dipendono dallo Stato, c'e' comunque una forma di aggregazione - spiega Claudio Cricelli, presidente della Societa' Italiana di Medicina Generale - dove invece possiamo essere innovativi e' nella collaborazione con i medici specialisti, che e' molto meno diffusa, e nel fatto che le aggregazioni da noi garantiscono che un medico di base sia sempre disponibile, anche quando gli altri sono fuori magari per delle visite''. Il nuovo sistema, sottolinea Cricelli, e' molto di piu' che una semplice unione di medici: ''I medici sono chiamati a definire degli obiettivi in relazione alla popolazione che devono seguire, e alle patologie prevalenti - spiega - si tratta di un'organizzazione complessa sul territorio che da noi non era mai stata fatta a parte in alcune sperimentazioni. Serviranno risorse, e penso che si potra' andare a regime nel 2015-2016, anche se entro un anno qualcosa inziera' a muoversi". Sulle risorse mette l'accento anche Ricciardi: "Non si tratta solo di essere 'coinquilini' - sottolinea - i medici devono avere a disposizione delle risorse per gli strumenti e per il personale, altrimenti non riusciranno ad alleggerire i compiti del Pronto Soccorso, uno degli obiettivi della riforma".

Se l'articolo ti è piaciuto inoltralo ad un tuo collega utilizzando l'apposita funzione

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato