Enpam, se i medici di base passeranno dalla convenzione alla dipendenza sarà una catastrofe per la Cassa. Oliveti: nuove tasse da spending review, ma faremo ricorso

Redazione DottNet | 10/09/2012 22:42

“Un eventuale passaggio dei medici di famiglia da un rapporto di convenzione a uno di dipendenza, trascurando il fatto che attualmente i contributi vengono pagati sul lordo dei compensi e non solo sugli onorari professionali, avrebbe effetti nefasti sulla previdenza della categoria”: lo afferma Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam. Il riferimento è all’ipotesi, ventilata da alcune Regioni, di allargare le maglie del Decreto Sanità per modificare il rapporto giuridico che le lega ai medici di medicina generale.

 A parità di compenso netto, infatti, la base imponibile per i contributi previdenziali è più ampia nel rapporto di convenzione rispetto a quello di dipendenza. Le aliquote a carico del SSN, invece, sono più basse. Il mero passaggio allo status di dipendente, senza modifiche al sistema contributivo, comporterebbe quindi una riduzione delle pensioni future dei medici. “Come ente previdenziale abbiamo il dovere istituzionale di monitorare con attenzione le dinamiche lavorative dei medici, per i riflessi che hanno sul fronte contributivo – continua Oliveti –. Anche impostazioni progettuali o iniziative che prevedano la fornitura di servizi o di personale da parte delle Aziende sanitarie locali, al posto dell’erogazione ai medici delle relative indennità, debbono tener opportuno conto della questione previdenziale." “I medici di famiglia sono inoltre danneggiati dallo scarso investimento di risorse pubbliche nella loro attività e dall’eccessiva regolamentazione che schiaccia la loro autonomia professionale e capacità di iniziativa privata”, aggiunge Oliveti.  

Ricorso contro tripla tassazione imposta da spending review. "La  previdenza di categoria rischia di ricevere lo schiaffo della spending review imposta dal Governo - dice il Presidente dell'Enpam Alberto Oliveti -. Di fatto sarebbe una nuova tassa che sottrarrebbe soldi destinati alle pensioni, vanificando l'autonomo e doveroso percorso di controllo della spesa che la Fondazione ha già efficacemente intrapreso". La norma sulla spending review prevede che gli enti e gli organismi pubblici taglino i costi intermedie del 5% quest'anno e del 10% l'anno prossimo e che versino i relativi proventi all'erario. "Crediamo sia tempo di finire  di essere trattati come pubblica amministrazione o come aziende private a seconda della convenienza per le casse dello Stato - afferma il nuovo Presidente dell'Enpam -. Per questo condividiamo l’iniziativa dell'associazione degli Enti privati previdenziali di ricorrere alla giustizia europea. Come Enpam, tuttavia, crediamo di dover adire anche la via nazionale, fino a giungere di fronte alla Corte Costituzionale, per ribadire il nostro status di fondazione di diritto privato senza scopo di lucro". "Il Governo però sappia che l’Enpam è sempre disponibile a far la sua parte nell’interesse dei suoi iscritti e del sistema salute italiano”, dice Oliveti. A differenza dell'Inps, gli enti previdenziali privati come l'Enpam non gravano sulle casse dello Stato. Nonostante ciò gli iscritti vengono già sottoposti a una doppia tassazione: gli enti previdenziali devono pagare le imposte sui proventi del patrimonio (che servono a pagare pensioni) mentre i pensionati vengono tassati integralmente sui loro assegni. Ora si aggiunge la terza tassa della spending review.

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