Sondaggio Merqurio sui medici ed il farmaco generico: poca fiducia e molta richiesta di informazioni

Redazione DottNet | 10/09/2012 20:09

Il secondo sondaggio del Centro Studi Merqurio sull’uso del farmaco generico realizzato lo scorso luglio, alla vigilia quindi dell’entrata in vigore delle nuove norme sullo spending review che, com’è noto, hanno modificato le modalità prescrittive, conferma le perplessità che i professionisti italiani mostrano nei confronti dell’equivalente. Secondo gli 878 interpellati, sia telefonicamente che attraverso il social network Dottnet, ci sono infatti ancora forti dubbi sull’efficacia del farmaco non di marca.

Il primo dato che spicca immediatamente è l’ulteriore calo dell’aspettativa nei confronti del farmaco equivalente:  ha fiducia nel generico il 43% dei medici contro  quello che appariva un incoraggiante 49% del 2011; resta invece pressoché invariata la percentuale di coloro che dichiarano di non aver alcuna fiducia:  18% nel 2012 e 17% nel 2011,  mentre si registra una crescita tra chi sostiene di preferirlo ma solo in alcuni  casi: il 42% di quest’anno rispetto al 34% del 2011. Questa diffidenza appare ancora più evidente se si prendono in considerazione le percentuali relative alle indicazioni sulle prescrizioni: il 53,5% dei medici di base indica in ricetta il farmaco di marca, valore in crescita di circa 10 punti percentuali rispetto al dato del 2011, mentre solo il 26% si limita a indicare il  principio attivo rispetto al 39% dell’anno precedente, su queste quote andrà ad incidere la nuova normativa. Solo  nel 19% dei casi, al momento dell’intervista, viene indicato il principio attivo seguito dal nome dell’azienda produttrice, valore sommato stabile rispetto al 2011. L’ 1,5% degli interpellati si astiene. 

Appena prima della applicazione delle nuove norme il panel si spacca in due sul quesito chiave: “Secondo lei il farmaco generico ha la stessa efficacia terapeutica del farmaco di marca?” dove le risposte tra quanti credono nell’efficacia dell’equivalente confrontata  con quella di un farmaco di marca e quanti non confidano invece nella sovrapponibilità tra i due prodotti  è molto simile: nel sondaggio di quest’anno il 44% si schiera contro il farmaco generico non credendo che la sua efficacia terapeutica sia simile a quella ottenuta con l’analogo branded mentre il 42% ha un parere opposto. Solo   il 17% dichiara di non avuto modo di verificarlo. Un dato contraddittorio che potrebbe prestarsi a molteplici interpretazioni: dalla fidelizzazione  del paziente ad un marchio particolare e che quindi  chiede esplicitamente un determinato farmaco, fino alla scarsa conoscenza dell’equivalente da parte del medico.

A questo proposito appare interessante la “voglia” d’informazione che hanno i camici bianchi e che non viene soddisfatta a causa di una  scarsa comunicazione medico-scientifica: il 33% dei professionisti ha dichiarato, infatti, di non ricevere alcun  aggiornamento in merito e di questi il 52% ha espresso il desiderio di ricevere una visita dell’ISF sul generico, rispetto al 18,4% che non gradirebbe ricevere informazioni. Il 23% riceve una visita saltuaria dell’informatore e soltanto nel 35,4% dei casi  il medico ha affermato di essere informato e aggiornato mediante l’ISF riguardo alle  specialità medicinali equivalenti.  Un’immediata conseguenza della non-comunicazione è la confusione clinica sugli effettivi benefici dei farmaci generici: perciò i medici vorrebbero,  nell’87,5% dei casi, che ci fosse un controllo o un’attenta verifica sulle percentuali di principio attivo, sui veicolanti e sulla sperimentazione, prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per la commercializzazione. A questi numeri  va aggiunto il 7,7% degli intervistati che sull’argomento ha qualche leggera riserva. Mentre solo una limitata percentuale, il 5,8%, è in disaccordo sul problema.

I medici generici sono stati anche interpellati sulle aspettative dei pazienti che sembrano  essere più disponibili nei confronti dell’equivalente: l’anno scorso il 64,8% era ben disposto nei confronti del generico, cifra che per il 2012 sale al 69,5 %; il 17% di questi “spesso lo richiede” (nel 2011 era però il 19%), il 56,5% lo accetta ma “solo in alcuni casi” (era il 50,5 nel 2011). Secondi i medici quindi, persiste, anche se in leggera diminuzione(-2,5%) rispetto al 2011, una quota di pazienti che invece non vuole assolutamente saperne di assumere un generico.

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