Secondo il Governo il decreto farà risparmiare e incassa l’approvazione degli italiani per i medici H24 e per la trasparenza sui direttori. No di Farmindustria alla norma sui generici che danneggia le aziende

Redazione DottNet | 13/09/2012 09:07

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Nessun dubbio sulle coperture. Anzi, dal decreto sanità, all'attenzione del Capo dello Stato, il governo si aspetta addirittura risparmi, visto che molte misure sono volte a razionalizzare e rendere più efficiente il sistema. E dopo la corsa a ostacoli per arrivare alla sua approvazione, tra l'ostilità delle Regioni, i dubbi di diversi dicasteri e dei sindacati e l'assalto delle lobby, il ministro Balduzzi incassa una prima promozione delle nuove misure dagli italiani, che, secondo un sondaggio condotto da Renato Mannheimer, apprezzano le innovazioni introdotte e danno voti lusinghieri alla maggior parte delle novità, in testa la stretta anti-fumo, e a 'pari merito' le misure che puntano alla trasparenza nelle nomine in sanità.

L'urgenza del decreto, si spiega nelle relazioni che accompagnano il provvedimento, deriva dalla necessità di far fronte ai tagli delle ultime manovre e della spending review, e, in particolare per la 'rivoluzione h24' dei medici di famiglia, per rispondere alla riduzione dell'offerta di assistenza ospedaliera. La possibilità di avere sempre a disposizione i medici di medicina generale nei 'maxi-studi', poi, nelle previsioni del governo, potrebbe portare risparmi sia perché ''sarebbe possibile evitare in alcune fasce orarie (24-8) la sovrapposizione tra servizio di emergenza 118 e medicina territoriale'', sia perché con una assistenza più 'vicina' ai pazienti, in particolare i cronici, si punta a ridurre il ricorso alla 'riospedalizzazione''. Ma il servizio sanitario potrà risparmiare anche dalla revisione del prontuario farmaceutico e dalle misure 'anti-spreco' (e pro appropriatezza) per i medicinali come la possibilita' di 'spacchettamento' data alle farmacie ospedaliere. Ma sarà 'a costo zero' anche la tanto attesa revisione dei Livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti 'nuovi Lea' giacciono da anni all'Economia per mancanza di risorse). Si adotterà, infatti, un ''approccio di tipo compensativo'': l'ingresso di nuove malattie croniche o rare, e della ludopatia sarà ''controbilanciato'' anche dalla ''esclusione parziale o totale'' di altre patologie. 

Lo Smi. Modificare il decreto Sanita' del ministro Balduzzi prevedendo ''risorse adeguate e tempi certi per la riorganizzazione delle cure primarie''. Lo chiede il Sindacato dei Medici Italiani-Smi, individuando alcune ''priorita' e proposte emendative'' come il ''tempo pieno oltre che ruolo unico per i medici, la valorizzazione della guardia medica, della pediatria e della specialistica ambulatoriale, il passaggio alla dipendenza dei medici convenzionati del 118''. Lo Smi chiede dunque una modifica del decreto nell'iter di conversione in Parlamento. Secondo Salvo Calì, segretario generale del sindacato, e' ''positiva la disponibilità di avviare un nuovo confronto sulla riorganizzazione delle cure primarie prospettata dal ministro Balduzzi'', ma desta perplessita' la prospettiva di riaprire le trattative per il rinnovo della Convenzione ''se prima non muta lo scenario''. ''Se non si modifica radicalmente il decreto - rileva Cali' in una nota - le trattative per il rinnovo della convenzione saranno ancora una volta al ribasso. Sarà un altro accordo di lavoro dove i medici del territorio rischiano di perdere ruolo, peso professionale e risorse. Nel contempo i cittadini vedranno sfumare la possibilità di una reale riorganizzazione delle cure primarie, distratti dallo slogan della rivoluzione dei servizi territoriali; altro che assistenza h24: rimarrà solo un titolo sui giornali''. Queste le richieste che lo Smi, annuncia Cali', tradurra' in emendamenti e consegnera' alle forze politiche: per i medici di base ''si introduca nel decreto, oltre al ruolo unico, il tempo pieno; altolà a surrettizi tentativi di eliminare il servizio di guardia medica, come hanno intenzione di fare alcune Regioni, accorpando continuità assistenziale e 118; per il 118, inoltre, permangono diversi problemi irrisolti. Il primo è il mancato passaggio a dipendenza di tutti quei medici - conclude lo Smi - che sono convenzionati''.

Sondaggio sul decreto. Gli italiani 'promuovono' la 'mini-riforma' della sanita' proposta dal decreto del ministro Renato Balduzzi, ed esprimono giudizi molto positivi sulla maggior parte delle misure, in testa la stretta sul fumo. E' quanto emerge da un sondaggio effettuato dall'istituto di ricerca di Renato Mannheimer, secondo il quale il 63% degli intervistati conosce il progetto di riforma e concede in media un '8' alla lotta al fumo per i minori, ma anche alle nuove norme per la trasparenza delle nomine in sanità.Il sondaggio, effettuato tra il 5 e il 6 settembre su un campione rappresentativo di 800 intervistati, ha testato, spiega lo stesso Mannheimer, ''sia il livello di conoscenza sia l'opinione sulla 'riforma Balduzzi', mostrando un livello di conoscenza e di approvazione elevata. La gente - spiega - e' d'accordo con le innovazioni proposte, cosa non comune per i provvedimenti del governo''. Dalle interviste risulta che il 53% conosce, almeno per sentito dire, la riforma, mentre un 15% non solo la conosce ma ne e' bene informato (il 32% invece non ne ha mai sentito parlare). E di questi 8 su dieci sono ''favorevoli-aentusiasti', approvando 4-5 misure, il 18% 'favorevoli-moderati', giudicando positive 2-3 misure, mentre solo l'1% e' rispettivamente poco o non favorevole. I laureati, tra i 45 e i 65 anni, sono tra i piu' informati (con percentuali ceh sfiorano l'80%), cosi' come gli elettori del centrosinistra. Anche se ''i piu' entusiasti'', tra chi dice di conoscere la riforma, si mostrano i giovani tra i 18 e i 24 anni e gli studenti. A prendere i 'voti' migliori, insieme appunto all'inasprimento delle sanzioni per i tabaccai che vendono sigarette ai minorenni, anche le norme di trasparenza nella scelta di direttori sanitari e Asl (valutate in media con un 8,1). Dato ''curioso'', osserva Mannheimer, visto che si tratta di una misura 'tecnica', ma, aggiunge l'esperto, ''la gente ha voglia di trasparenza in tutti i settori della pubblica amministrazione''. Guadagnano comunque un 7 pieno anche la creazione del fascicolo sanitario elettronico (7,7) e le misure contro la ludopatia (7,4), cosi' come la 'rivoluzione' h24 per i medici di famiglia (apprezzata soprattutto da chi vive nelle metropoli). Chi dichiara di conoscere la riforma, si sottolinea nella ricerca, apprezza tendenzialmente di piu' i provvedimenti, e tra chi esprime giudizi molto positivi ''i laureati appaiono spesso i piu' convinti''.''Gli italiani sono stati molto attenti a quanto accaduto in questi giorni e hanno capito quello che era il nostro intendimento. Le valutazioni positive sul Dl sono il segno di un aumento della cultura e dell'educazione sanitaria'', commenta il ministro della salute Renato Balduzzi: ''Si tratta di un'attenzione consapevole alle questioni sanitarie - ha aggiunto il ministro - che va oltre la nota curiosita' per le rubriche di scienza medica da parte delle persone. Gli italiani dimostrano di avere a cuore il problema di nuovi stili di vita e hanno capito che prevenzione e una migliore organizzazione della sanita' influiscono sulla salute di tutti e sulla crescita del Paese''. 

Le richieste di Farmindustria. Fare ''un passo indietro'' sulla norma che riguarda la prescrizione dei farmaci, contenuta nel decreto legge sulla spending review. Lo ha chiesto  Farmindustria al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, nel corso del tavolo sulla farmaceutica che si e' volto nella sede del suo dicastero. ''Abbiamo chiesto particolare attenzione su questo elemento di urgenza - ha detto al termine dell’incontro il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi - considerato che i dati, seppur parziali, ci dicono che appena venti giorni dopo l'entrata in vigore della norma le industrie farmaceutiche registrano un calo del 10% dei prodotti di marca rispetto allo stesso periodo del 2011''. In ogni caso, ha precisato Scaccabarozzi, ''oggi si è trattato di una partenza, dove ognuno ha messo sul tavolo le proprie problematiche e le proprie richieste. Noi riteniamo che si tratti di un tavolo importante e apprezziamo la disponibilità a dialogare da parte del Governo - conclude - ma chiediamo sostenibilità e stabilità del sistema per almeno 3 anni, in modo tale da poter fare finalmente una programmazione industriale''.Di tutt'altro avviso Assogenerici, che ha ribadito ''il giudizio positivo'' sulle norma, sostenendo che ''i risparmi generati dagli equivalenti liberano risorse per promuovere ricerca e l'innovazione''. Nel corso dell'incontro e' stato inoltre stabilito che un tavolo per il rinnovo della nuova remunerazione delle farmacie si insediera' in tempi brevi presso la sede dell'Agenzia italiana del Farmaco. ''Pani ha dichiarato che a breve partira' il tavolo, come noi chiediamo da tempo'', ha detto il presidente di Federfarma, Annarosa Racca, ricordando che si tratta di una norma contenuta nella spendig review''. 

L’attività libero professionale dei medici si espande e la dirigenza medica sarà selezionata con maggiore rigore. Il decreto Balduzzi definitivo di riforma degli assetti organizzativi del sistema sanitario nazionale, che sarà in G.U. in questi giorni, incide fortemente su due capisaldi essenziali per il funzionamento del Ssn.

Attività liberoprofessionale intramuraria. Sulla base di una ricognizione da compiere entro il 30 novembre 2012, le regioni potranno autorizzare le aziende sanitarie ad acquisire spazi ambulatoriali esterni, aziendali e pluridisciplinari, da destinare all’esercizio di attività sia istituzionali sia in regime di libera professione intramuraria ordinaria. Si potenziano logistica e servizi sanitari anche al di là dei confini delle strutture pubbliche e, simmetricamente, si permetterà ai medici di esercitare l’attività libero professionale in quelle sedi. Non solo: laddove si dimostri l’indisponibilità di spazi per l’esercizio dell’attività libero professionale, le regioni possono autorizzare le aziende sanitarie ad adottare un programma sperimentale che consenta di svolgere le attività, in via residuale, presso gli studi privati dei professionisti. Ciò a condizione che siano collegati in rete con i programmi informatici delle strutture sanitarie e che si sottoscriva una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l’azienda sanitaria di appartenenza, sulla base di uno schema tipo. Convenzione attivabile purchè il fatturato del medico professionaista sia pari o superiore a 12.000 euro annui. Si mira anche a facilitare la concessione delle autorizzazioni, allo svolgimento delle attività professionali e soprattutto a favorire il pagamento in chiaro delle prestazioni: ogni somma deve essere versata dai pazienti “al competente ente o azienda del Servizio sanitario nazionale, mediante mezzi di pagamento che assicurino la tracciabilità della corresponsione di qualsiasi importo”. Laddove il pagamento sia effettuato in favore di singoli studi professionali convenzionati e in rete telematica, il titolare dovrà acquisire la strumentazione necessaria ai pagamenti telematici entro il 30 aprile 2013. 

Trasparenza delle tariffe. Si stabilisce, di conseguenza, di definire, d’intesa con i dirigenti interessati e previo accordo in sede di contrattazione integrativa aziendale, gli importi a carico dei pazienti. Detti importi dovranno remunerare “i compensi del professionista, dell’equipe, del personale di supporto, articolati secondo criteri di riconoscimento della professionalità, i costi pro-quota per l’ammortamento e la manutenzione delle apparecchiature” oltre ad assicurare la copertura di tutti i costi diretti e indiretti sostenuti dalle aziende, tra i quali anche quelli connessi al servizio di prenotazione delle visite, alla riscossione degli onorari e all’adeguamento delle infrastrutture telematiche. Il 5% del compenso del libero professionista resterà, comunque, all’ente o azienda del Ssn, vincolata ad interventi di prevenzione ovvero volti alla riduzione delle liste d’attesa. 

Dirigenza sanitaria. Meno spazio alla discrezionalità della politica per fare largo a procedure più selettive e attente alle professionalità e ai risultati. Il decreto obbliga a nominare i direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale, selezionandoli da un elenco regionale di idonei da costituitre previo avviso pubblico e selezione. Questa sarà curata da una commissione costituita in prevalenza da esperti indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti dalle regioni. Per la selezione occorrerà laurea e un’esperienza dirigenziale di almeno 5 anni nel campo delle strutture sanitarie, o di 7 anni negli altri settori. Si tratta di un’esperienza pregressa di alto profilo manageriale, perché il decreto impone che sia stata svolta “con autonomia gestionale e con diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche o finanziari”. Inoltre, i direttori generali non potranno avere età superiore ai 65 anni, alla data della nomina. Il decreto prevede modalità di selezione dei dirigenti delle strutture complesse (primari) e semplici analoghe a quelle previste per i direttori generali. 

Valutazione. La “nuova” dirigenza sanitaria sarà oggetto di periodica valutazione dei risultati, sulla base di un sistema che ogni regione dovrà attivare, per controllare il raggiungimento dei risultati previsti dagli “obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi definiti nel quadro della programmazione regionale, con particolare riferimento all’efficienza, all’efficacia, alla sicurezza, all’ottimizzazione dei servizi sanitari e al rispetto degli equilibri economico-finanziari di bilancio concordati, avvalendosi dei dati e degli elementi forniti anche dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali”.

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