Balduzzi: le malattie correlate all’amianto sono un’emergenza nazionale. Ma il peggio deve ancora arrivare

Pneumologia | Redazione DottNet | 17/09/2012 21:47

Le malattie correlate all'asbesto rappresentano ''un'emergenza nazionale che impone un insieme coordinato di interventi a partire dalla bonifica dei siti maggiormente contaminati, dal loro monitoraggio nonche' dalla predisposizione di percorsi diagnostico-terapeutici per i pazienti e di sostegno per le famiglie''. Del problema amianto e' pienamente consapevole il ministro della salute Renato Balduzzi che ha riunito a Casale Monferrato ministri (Elsa Fornero e Corrado Clini), giuristi (il procuratore Raffaele Guariniello), assessori alla sanita' (Coletto e Monferrino) e scienziati.

L'occasione la presentazione di un volume redatto dai massimi esperti dell'argomento per fare il punto della situazione considerata anche una priorita' europea. E a detta degli epidemiologi sembra che il peggio debba ancora arrivare visti i tempi lunghi della manifestazione delle malattie dopo che si e' entrati in contatto con le sostanze inquinanti. Il motivo dell'emergenza e' chiaro spiega Balduzzi nella presentazione del volume: ''tra gli aspetti che rendono piu' gravoso il contrasto a tali malattie vi e' il lungo periodo di latenza prima che esse si manifestino, fino a 30-40 anni: un arco temporale che fa attendere il picco delle manifestazioni delle patologie tra il 2015 e la fine di questo decennio''. Il nostro Paese e' stato, dal secondo dopoguerra fino al bando dell'amianto, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto, con un consumo di oltre 3,5 milioni di tonnellate in questo arco di tempo. Le utilizzazioni hanno riguardato un amplissimo spettro di attivita' industriali, dalla cantieristica navale all'edilizia. ''Grazie alla normativa italiana - ricorda il ministro - da 20 anni c'e' il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono, tuttavia sono ancora presenti sul territorio nazionale diversi milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti tale sostanza e molte tonnellate di amianto friabile in numerosi siti contaminati, di tipo industriale e non, tanto pubblici quanto privati''. Da qui l'urgenza di mettere in atto azioni coordinate a tutti i livelli. ''Il Ministero della Salute, per parte sua - ricorda il ministro - sta mettendo in atto in alcuni siti inquinati modelli di intervento per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti, con un approccio integrato che sara' successivamente esteso anche alle altre aree geografiche interessate. C'e bisogno, inoltre, di un forte coordinamento sul fronte della ricerca, attualmente ancora incompleta in diversi aspetti e con evidenze limitate per poter fornire tutte le risposte appropriate''. Il Ministero dell'Ambiente sta ultimando la mappatura dei numerosi luoghi contaminati oltre ai dodici di interesse nazionale che sono gia oggetto di specifico monitoraggio e intervento. '' Lo Stato - conclude Balduzzi - fara' la sua parte, ma il numero dei siti contaminati e elevato e le risorse necessarie sono ingenti''.

Maxi risarcimento. L'Ilva investira' 400 milioni di euro per il risanamento dell'impianto, mentre il ministero dell'Ambiente si costituira' parte civile al momento del processo. Peraltro proprio domani l'azienda dovra' presentare il piano di risanamento, preannunciando i primi lavori di ammodernamento dell'altoforno 1 e di alcune batterie per coke in funzione, le piu' inquinanti. E proprio oggi sono trapelati alcuni dati del progetto Sentieri, dell'Istituto superiore di sanita', secondo i quali la mortalita' sarebbe aumentata di circa il 10% rispetto a quella attesa sull'area di Taranto. Cifre relative al periodo 2003 -2008, ma come ha precisato il ministero della Salute ''ancora al vaglio della comunita' scientifica''. Secondo il ministro Clini queste valutazioni partono da ''ipotesi che hanno bisogno di verifica; ci sono margini di incertezza sul rapporto causa-effetto della mortalita' per tumori della popolazione di Taranto''. Clini ha infatti sottolineato che a Taranto ci sono numerose fonti di inquinamento: una raffineria, un cementificio, e c'e' stato anche un arsenale per la costruzione delle navi, attivita' a rischio per l'amianto. ''Ora l'arsenale non c'e piu', e negli ultimi 30-40 anni la situazione ambientale di Taranto - ha detto il ministro Clini - e' migliorata. E del resto, le malattie tumorali possono derivare da esposizione prolungata, e in taluni casi hanno una incubazione di 40 anni. Ma, senza dati epidemiologici, occorre non creare allarmismi che possono frenare il risanamento stesso dell'Ilva. Vogliamo risanare il piu' grande centro siderurgico d'Europa, vogliamo proteggere i cittadini, ma senza allarmismi''. Intanto, l'Ilva ha confermato l'intenzione di rimanere nell'area produttiva di Taranto, e l'investimento di 400 milioni di euro per il risanamento; una spesa tutta a carico dell'azienda, investimenti privati. Gli aiuti pubblici, invece, andranno, come annunciato da Clini ''per una strategia non difensiva ma di valorizzazione per Taranto dove dovranno nascere nuove infrastrutture''. Sul versante dei finanziamenti e' intervenuto anche il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani secondo il quale ci sono opportunità che offre l'Unione Europea attraverso la partecipazione a progetti comunitari. Inoltre sono disponibili fondi che possono essere utilizzati dalla Banca Europea degli Investimenti''. Il decreto legge - ha precisato il ministro - ha stanziato risorse per la riqualificazione ambientale in aree esterne allo stabilimento, e in particolare nel quartiere Tamburi, nel Mar Piccolo e nel Mar Grande, a Nord dello stabilimento dove c'e' una discarica, e in una smart area, dove creare infrastrutture intelligenti per promuovere attivita' industriali nuove.  Previsti inoltri 70 milioni di euro di credito agevolato per promuovere la green economy, col vincolo dell'assunzione di giovani''

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