Decreto Balduzzi, novità in arrivo per pensioni e turnover. Sondaggio, i medici di famiglia bocciano il provvedimento. Riaprire subito il tavolo delle convenzioni. Il parere di Federsanità

Redazione DottNet | 19/09/2012 19:35

Un esame il piu' possibile approfondito e rapido allo stesso tempo. Con l'obiettivo di chiudere in commissione in una decina di giorni e arrivare in Aula la seconda settimana di ottobre. Con questo 'timing' e' iniziato in commissione Affari sociali alla Camera l'esame del ddl di conversione del 'decreto Balduzzi'. Anche se il primo passaggio parlamentare potrebbe presentare nuovi ostacoli a un provvedimento partito da 27 articoli e arrivato a 16 (compresa l'entrata in vigore) e di sicuro non fara' mancare le polemiche, vista anche l'intenzione, gia' esplicitata dal relatore, Lucio Barani, di rimettere mano in senso 'restrittivo' al capitolo giochi.

Ma la partita si giocherà la prossima settimana  sulla riforma della medicina territoriale (che ha ricevuto oggi una 'promozione' da parte di Federsanita' Anci, vedere il commento in basso) e su altri capitoli i farmaci o le assicurazioni e il rischio clinico per i medici. Anche su questo tema Barani, che sara' affiancato come relatore dall'ex ministro della Salute Livia Turco, ha gia' avanzato ipotesi di modifiche, intanto per chiarire la distinzione tra ''atto medico e atto sanitario'' e pure per definire ''come per i magistrati cosa si intenda per 'colpa grave' '' in modo da non lasciare margini di discrezionalita'.

Governo clinico e pensioni. Altro tema da reinserire, visto che la commissione lo aveva gia' incluso nel governo clinico, poi assorbito in gran parte dal decreto, la questione del riordino della materia pensionistica per i camici bianchi (portando l'eta' a 67 anni con possibilita' di rimanere fino a 70, pensando anche pero' a meccanismi di incentivo all'uscita per favorire il ricambio generazionale). Barani propone anche di ''sbloccare il turnover'' per le Regioni sottoposte a piano di rientro ma avviate a tornare virtuose. Misura che dovrebbe incontrare il favore delle autonomie, finora molto critiche sul provvedimento in particolare per la riforma dei medici di famiglia. Il parere delle Regioni dovrebbe arriavre la prossima settimana. Poi i partiti avranno tempo fino al primo di ottobre per presentare gli emendamenti, che, nel pronostico del presidente della commissione Palumbo, saranno ''molti''.

Sondaggio. I medici di famiglia bocciano la riforma delle cure primarie contenuta nel decreto sanità approvato dal Governo nei giorni scorsi. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato da Il Sole-24 Ore all'indomani del varo del dl. Dal sondaggio emerge infatti che ben l'85% dei medici di famiglia non ritiene 'realistico e fattibile' l'obiettivo di garantire l'assistenza sul territorio h24, mentre il 79% è convinto che il territorio non sia capace, al momento, di compensare gli ulteriori tagli ai posti letto previsti dalla spending review. Inoltre la maggioranza dei generalisti resta fredda all'idea di aggregazioni monoprofessionali e non apprezza l'introduzione della figura del referente-coordinatore, anche se circa il 50% riconosce che le forme organizzative multiprofessionali sono utili per integrare le diverse professionalità della Sanità territoriale. Ciò che invece i medici ritengono utile per potenziare l'assistenza di base è l'aumento di infermieri e collaboratori di studio, l'ingresso negli ambulatori della diagnostica di base e un cambiamento deciso del sistema di formazione. Vediamo comunque i dettagli: il 39% dei 2.010 medici intervistati (1.591 medici di medicina generale e 419 pediatri di libera scelta) nutre forti dubbi sul ruolo unico. Solo il 38% degli intervistati dice di apprezzarlo, mentre il 42% lo boccia. Per quanto riguarda il distretto, se il 46% lo ritiene il luogo ideale di riferimento, c’è anche un buon 40% che non la pensa così.  Per quanto riguarda invece il passaggio alla dipendenza dei medici del 118, lo ritiene obbligatorio il 39% degli intervistati. Non avvertita come necessità anche la ristrutturazione del compenso, per il 47% distinguere tra remunerazione dell'attività e i fattori di produzione non migliorerebbe il servizio. Ma se dal sondaggio emergono divergenze e dubbi su un aspetto, i medici intervistati sembrano essere unanimi: il tavolo delle convenzioni va riaperto immediatamente.

Il commento di Angelo Lino del Favero, Presidente Nazionale Federsanità – Anci

Ormai tutti lo chiamano “decreto Balduzzi”, riconoscendo lo sforzo compiuto dal ministro della Salute per condurre in porto il provvedimento, sia pure con molti tagli rispetto all’impianto originale. Uno sforzo positivo, che appare chiaro fin dalla denominazione: “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”. Si tratta quindi di legare in una sinergia virtuosa lo sviluppo e la tutela della salute, proponendosi di realizzare quella tesi secondo la quale la sanità, con il suo portato di conoscenza e di innovazione, può essere volano per la crescita complessiva del Paese, anche sotto il profilo economico. In questo senso vanno le norme che danno impulso allo sviluppo della medicina territoriale ed in particolare ad una più moderna definizione del medico di famiglia, inserito in aggregazioni e team, sia monoprofessionali che multi professionali. Un’indicazione che, ovviamente, dovrà ora trovare la sua concreta attuazione attraverso una concertazione a livello regionale, ma che punta decisamente ad offrire ai cittadini risposte sanitarie più “vicine”, non solo in senso logistico ma soprattutto in relazione ai bisogni che essi esprimono. La crescita delle condizioni di cronicità impone, infatti, di trovare nuove formule, che non costringano i malati e le loro famiglie a fare continuamente la spola tra l’ospedale e la propria abitazione, moltiplicando i disagi e i costi. E la risposta sostenibile sta proprio nel ridisegnare un’assistenza primaria che, articolando i diversi profili professionali, arrivi a garantire un servizio continuativo sul territorio. Credo sia positiva anche la svolta meritocratica introdotta dal decreto nella selezione dei dirigenti delle Aziende sanitarie e ospedaliere, anche se resta aperto un problema sostanziale: la volontà di reclutare manager di provata e elevata capacità si scontra infatti con la difficoltà di poterli realmente attrarre nel Ssn, considerando il trattamento economico offerto, che resta decisamente inferiore non solo in rapporto al settore privato, ma anche se confrontato con altre figure apicali del mondo sanitario. Da sottolineare, infine, la chiara indicazione data allo sviluppo della sanità elettronica, con l’inserimento di questo tema nell’Agenda Digitale Italiana che il governo intende far marciare sempre più speditamente e che può dare risultati straordinari all’efficienza del Ssn. In contrasto con questo spirito di innovazione, si colloca invece la soluzione scelta per la libera professione intramoenia, nel solco di una tradizione “cerchiobottista” che speravamo fosse tramontata per sempre. Un doppio canale che comunque ci sforzeremo di utilizzare al meglio, con l’obiettivo di farne una reale alternativa nell’offerta di servizi all’utenza. Infine, devo segnalare un’assenza: resta escluso da questo testo il grande tema della non autosufficienza, che pure dovrà essere ripreso in tempi rapidi perché è questione centrale per la tenuta e la sostenibilità dell’intero sistema sanitario. Per colmare questa lacuna è improrogabile l’apertura di un confronto sui Lea, e sulle prestazioni sociali essenziali, senza il quale non si può pensare di realizzare un effettivo ammodernamento del Ssn.


 

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