Alzheimer, le aziende stanno abbandonando le ricerche per nuovi farmaci: risultati deludenti. Ma lo studio GlobalData smentisce e rilancia su importanti scoperte

Aziende | Redazione DottNet | 20/09/2012 19:19

Le principali aziende farmaceutiche del mondo stanno abbandonando la ricerca per nuove terapie sull'Alzheimer, dopo cinque sperimentazioni cliniche su farmaci andate male. E' quanto riporta il quotidiano inglese 'The Independent'. Quest'anno il trial sul dimebon, sostenuto dalla Pfizer, non ha mostrato alcune beneficio, ed e' costato all'azienda 750 milioni di dollari in investimenti persi. A luglio invece il bapineuzumab, sviluppato da Elan con Pfizer e Johnson & Johnson, non ha mostrato alcun impatto sui sintomi, mentre ad agosto la Eli Lilly ha riportato il fallimento del solanezumab, il suo secondo farmaco flop in due anni.

 Nel 2010 infatti la sperimentazione con il semagacestat non solo non ha rallentato la malattia, ma ne ha peggiorato i sintomi. Tutte batoste che hanno minato la sicurezza delle aziende sul campo delle neuroscienze e della ricerca sul cervello. Le aziende farmaceutiche nel mondo sono sotto pressione per i tagli subiti per la recessione, ma le neuroscienze sono state piu' colpite delle altre, visto che AstraZeneca, Pfizer, Merck, Sanofi, Novartis e GlaxoSmithKline stanno tutte tagliando i loro dipartimenti europei. ''Le aziende stanno snellendo i loro dipartimenti di neuroscienze - spiega Craig Ritchie, capo ricercatore sull'Alzheimer all'Imperial College di Londra - e si puo' capire perche'. Ma e' molto deludente, perche' c'e' un grande bisogno non soddisfatto. C'e' bisogno di una storia di successo che catalizzi e spinga le persone ad andare avanti''.

Lo studio di GlobalData. Sembra dunque contraddittoria l'affermazione del centro ricerche GlobalData che con il suo studio dice che i  prossimi mesi potrebbero essere decisivi nella lotta all'Alzheimer.  "L'anno che arriva vedra' un test clinico dell'universita' di Santa Barbara che cerchera' di ricondurre la malattia ad una specifica mutazione genetica - spiega il rapporto - e ricerche su alcuni farmaci contro le placche amiloidi, anche se fallimentari in questo momento, continueranno in maniera piu' ottimistica grazie a una molecola molto promettente, il gantenerumab. Inoltre il 2013 vedra' molte ricerche sul sospetto link tra Alzheimer e diabete, che potrebbe avere implicazioni enormi. Questo unito al sempre maggiore supporto delle istituzioni nazionali potrebbe far celebrare il periodo tra domani e la giornata contro l'Alzheimer del 2013 come il piu' ricco di successi nella storia della lotta alla malattia".

Biomarker. Molto promettenti, spiega il documento, sono anche le ricerche sui biomarker della malattia che possono portare a una diagnosi precoce, che darebbe benefici anche ai farmaci in sperimentazione: "L'approccio con i farmaci sarebbe molto piu' efficace se iniziato prima dell'inizio dello sviluppo delle placche amiloidi che causano la malattia - si legge - tre sperimentazioni in questo senso inizieranno nell'autunno del 2012, per verificare se i farmaci sono efficaci nei pazienti asintomatici". Ma se la ricerca offre nuove speranze resta aperto il tema assistenza, come ricorda CnAMC (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici) di Cittadinanzattiva che chiede al ministro della Salute Renato Balduzzi, di occuparsi anche di rafforzare assistenza domiciliare e riabilitazione. ''Vogliamo richiamare l'attenzione delle Istituzioni e della politica sulla necessità di supportare le persone affette da questa patologia e i loro familiari, purtroppo abbandonati a loro stessi'', ha dichiarato Tonino Aceti, responsabile del CnAMC. "In particolare chiediamo che all'articolo uno, sul riordino dell'assistenza territoriale - ha aggiunto - vengano affrontate anche le questioni del potenziamento dell'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), dell'assistenza territoriale residenziale e semiresidenziale, nonché della riabilitazione".

Lotta alle demenze. Considerare le demenze una priorita' mondiale di salute pubblica, un problema globale e non solo una ''malattia del mondo industriale''. E' l'invito che l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) e Alzheimer's Disease International (ADI) rivolgono a governi, politici e le altre parti interessate nel rapporto, ''Demenza: una priorita' di salute pubblica''. Nel mondo ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza. Un tasso di crescita definito 'impressionante', pari a 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno. ''Le stesse dimensioni - si legge - delle popolazioni della Svizzera e Israele''. In Italia si stima che le persone con demenza siano un milione, di cui 600mila malate di Alzheimer. Oltre alle dimensioni del fenomeno il rapporto fornisce una panoramica autorevole sull'impatto della demenza in tutto il mondo. Oltre alle terapie e agli studi di casi pratici, contiene la piu' completa raccolta di dati, comprese le statistiche provenienti dai Paesi a basso e medio reddito. ''In questo momento - sottolinea Shekhar Saxena, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di sostanze OMS - solo 8 dei 194 Stati membri dell'OMS hanno un piano nazionale sulle demenze in atto. Alcuni Paesi, come l'India, hanno strategie nazionali, ma sviluppate da organizzazioni della societa' civile. La nostra speranza e' che altri Paesi utilizzino il rapporto come punto di partenza per la pianificazione e l'implementazione di piani nazionali ufficiali''. L'Italia e' tra i paesi che non possiedono ancora un Piano nazionale. Le demenze, sottolinea l'Oms, esploderanno in questo secolo a causa dell'allungarsi della vita media dell'uomo. Attualmente il rischio e' di 1 a 8 per gli over 65 e di 1 a 2,5 per gli over 85. ''I nostri attuali sistemi sanitari - denuncia Marc Wortmann, direttore esecutivo ADI - non possono far fronte a tutto cio'. Questo imminente disastro economico e del debito pubblico rappresenta una sfida sociale e sanitaria di prim'ordine''.

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