Rinnovato il contratto chimico-farmaceutico. Farmindustria, le aziende hanno versato allo Stato 11 miliardi in cinque anni. Balduzzi: non capisco il contrasto alle norme sul principio attivo

Redazione DottNet | 23/09/2012 10:54

Rinnovato il contratto nazionale di lavoro del settore chimico-farmaceutico, che riguarda oltre 180.000 lavoratori e circa 3.000 imprese. Lo rendono noto Farmindustria e Federchimica in un comunicato congiunto, sottolineando che l'accordo e' stato raggiunto dopo solo pochi giorni dall'apertura delle trattative. Federchimica e Farmindustria, insieme a tutte le componenti sindacali di settore, hanno siglato il rinnovo del contratto per gli addetti all'industria chimica, chimico-farmaceutica, delle fibre chimiche e dei settori abrasivi, lubrificanti e GPL.

 

Tra i temi ''particolarmente rilevanti'' del nuovo contratto, la flessibilita', l'occupabilita' e la produttivita'. Sul fronte dell'occupabilita', prende vita il 'Progetto Ponte', che ha l'obiettivo di aumentare e favorire l'occupazione giovanile, creando un vero e proprio 'ponte' generazionale: il lavoratore senior, che si avvia all'uscita dall'azienda, riducendo il proprio carico di lavoro, consente cioe' il subentro di una risorsa junior. In questo modo il lavoratore in uscita assume, per un tempo determinato e in part-time, il potenziale ruolo di tutor. Per quanto riguarda invece la produttivita', sara' possibile posticipare l'erogazione delle tranche di aumento dei minimi contrattuali prevista dal contratto collettivo nazionale fino a 6 mesi. E' anche prevista la possibilita' di agevolare l'ingresso dei giovani con norme, anche economiche, specifiche. ''In un momento in cui tanto si parla di produttivita' e di occupazione, la Chimica ha dato un segnale forte consegnando da subito gli strumenti che servono alle nostre imprese e ai nostri lavoratori'', ha dichiarato Cesare Puccioni, presidente di Federchimica. Questo, ha evidenziato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ''nonostante il quadro di estrema difficolta' dell'industria farmaceutica, che rischia di portare in tempi brevi alla chiusura delle fabbriche e alla delocalizzazione degli investimenti per le continue decretazioni d'urgenza degli ultimi 6 mesi''.

Lettera a Monti. Un appello a Mario Monti ''perche' sia garantito un quadro davvero capace di confermare gli attuali investimenti delle imprese nazionali e multinazionali e di attrarne di nuovi''. A lanciarlo sono Farmindustria e le organizzazioni sindacali del comparto chimico-farmaceutico che oggi, dopo la firma del nuovo contratto di lavoro del settore, hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio. ''L'industria farmaceutica - si legge nella lettera indirizzata al premier - ha bisogno di certezza e di stabilita' delle regole per continuare ad investire e a operare in Italia. Proprio quello che le e' stato continuamente negato negli ultimi sei mesi con tre diversi provvedimenti, introdotti con decretazione d'urgenza, che hanno stravolto da un momento all'altro aree vitali per la sua attivita' e tagliato ancora una volta pesantemente la spesa farmaceutica pubblica''. Cosi', avvertono le organizzazioni, ''non e' piu' possibile prevedere occupazione, sviluppo e gli investimenti''. E' necessario in particolare, affermano, ''rivedere la misura sulla prescrizione con principio attivo che premia i generici prodotti prevalentemente all'estero e penalizza i farmaci con marchio prodotti in Italia, provocando significativi spostamenti di fatturato con gravi effetti su investimenti e occupazione, senza alcun risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Chiediamo anche di modificare quelle sia sulla revisione del prontuario da realizzare con criteri puramente economicistici, sia sull'estensione dell'uso off label dei medicinali che colpisce ulteriormente ricerca e innovazione''. ''Non c'e' piu' tempo - affermano Farmindustria e sindacati di settore - se si vuole evitare il rischio di disinvestimenti e delocalizzazioni di un'industria ancora viva e vitale che occupa 65.000 addetti altamente qualificati, esporta il 61% della produzione annua, pari a 25 miliardi di euro, e investe nel Paese 2,4 miliardi all'anno''.

Crisi del settore. ''Il clima di provvisorietà e di incertezza con il quale il settore farmaceutico è costretto a convivere nel nostro Paese non è più sostenibile''. Lo ha affermato il presidente di Msd Italia e Chairman Iapg, oltre che vice presidente di Farmindustria, Pierluigi Antonelli, intervenendo a Roma ad un incontro sull’equivalenza terapeutica organizzato dalla Società italiana di farmacologia (Sif). Negli ultimi 5 anni ''il contributo che l’industria farmaceutica ha portato nelle casse dello Stato è di oltre 11 miliardi di euro'', ha proseguito Antonelli, sottolineando che ora il cosiddetto decreto Balduzzi ''contiene misure estremamente pericolose per la sopravvivenza in Italia''. Il commento si riallaccia a quanto detto dal presidente Scaccabarozzi.  Il farmaco ''è sicuramente una voce di spesa importante ma diversamente dalla spesa sanitaria complessiva negli ultimi anni è uno dei pochi con segno negativo'', ha aggiunto il presidente della Sif, Pier Luigi Canonico, insistendo sulla necessità di ''sviluppare una visione che veda il farmaco come una risorsa che consenta di produrre salute nel suo complesso, iniziando a considerare, anche in Italia, non solo il costo dello stesso ma soprattutto l’impatto sui costi sanitari diretti". In sostanza, e' la tesi di Canonico, e' giunto il momento di operare "scelte anche drastiche, se necessario, per consentire che l’innovazione possa essere resa disponibile nel nostro paese''.

Generici. "Il contrasto di Farmindustria alle norme sulla prescrizione del principio attivo contenute nella spending review è incomprensibile. Penso che vi sia ancora una difficoltà da parte delle nostre aziende del farmaco nel cogliere la sfida che abbiamo dinanzi e di omologarci agli standard e alle culture farmaceutiche europee. E’ quanto afferma il ministro della Salute, Renato Balduzzi commentando le critiche dell’associazione degli industriali alla norma sulla prescrizione dei farmaci generici contenuta nel decreto sulla spending review. Ho già invitato Farmindustria - aggiunge il ministro - a leggere con più attenzione il decreto che contiene delle norme a lungo invocate dal sistema produttivo: in termini di certezza brevettuale, di tempistica nei rapporti con Aifa e di garanzia sui farmaci innovativi”.

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