Il principio dell'autosomiglianza nell'organizzazione biologica strutturale

Enrico Venga | 24/09/2012 10:30

psichiatria

Il termine biologia fu introdotto nel 1801 da J.B. Lamarck e da G.R. Treviranus. Esso significava e significa, riduttivamente, a nostro avviso, “scienza della vita” o “studio del vivente”.

Sappiamo che la biologia parte dalla osservazione e descrizione per poi giungere a delle generalizzazioni basate anche e soprattutto su processi induttivi e deduttivi.
Le proposizioni ed i principi, come avviene in ogni disciplina, vengono sottoposti a continue revisioni man mano che la ricerca procede. Tuttavia, ciò non toglie che molte proposizioni possono assumere, e di fatto assumono, il carattere di assiomi.
Le stesse “leggi” possono assumere carattere diverso; la legge di Dollo, la legge biogenetica di Haeckel, le leggi di Mendel, etc. etc.
Lo stesso “dogma centrale della biologia” è stato ed è sottoposto a varie integrazioni e modifiche, così come l’induttivismo e il deduttivismo.  Il comparativismo in biologia è servito a cercare di trovare una genealogia comune, mentre le differenze hanno testimoniato e testimoniano il subentrare di varianti, così come avviene in ogni disciplina antropomorfica. Tuttavia, le diverse rappresentazioni non devono condurci nella diversa genesi, altrimenti commetteremmo l’illusorio errore della diversificazione-differenziazione delle Specie.
Al di là delle rappresentazioni vi è una struttura degli stessi elementi organizzati e rappresentati in modo diverso, pur avendo un’unica genesi.
Sotto questo aspetto cogliamo la fenomenologia dell’ Autosomiglianza che l’Uomo non riesce ancora a cogliere con tutte le diverse rappresentazioni. L’Autosomiglianza ci consente di non distinguere e dividere  le diverse Specie, ma di conoscere la formazione strutturale al di là della diversificazione-rappresentazione.
Inoltre, dobbiamo anche considerare la rappresentazione sintomatologica. Infatti, nella nostra indagine non occorre catalogare, etichettare e diagnosticare, ma soltanto destrutturare la rappresentazione fenomenica-sintomatologica.
Ci rendiamo conto, altresì, che la non-conoscenza ci obbliga a limitare il campo della ricerca e ad eleggere una disciplina per la soluzione di una problematica rappresentativa e non strutturale, non avendo noi, ancora oggi, gli strumenti idonei alla conoscenza.
La conoscenza della struttura ci consentirebbe, e ci consente, di evitare l’interpretazione razionale-diagnostica  di qualsivoglia rappresentazione fisiopatologia pur nella diversificazione-differenziazione biocellulare.