Compatti contro il decreto sanità: l’Anaao proclama lo stato di agitazione, per il presidente della Corte d’Appello non ridurrà la medicina difensiva. E si diffonde la medicina astensiva

Redazione DottNet | 24/09/2012 20:30

Il Consiglio Nazionale dell'Anaao Assomed, dopo aver analizzato i contenuti del decreto sanita', ha proclamato lo stato di agitazione ''a difesa della specificita' della Dirigenza Medica e sanitaria e per contrastare il processo di mutilazione di norme contrattuali per via legislativa che mira ad una assoluta deregulation della forza lavoro professionale''. Il sindacato ha anche annunciato l'impegno per la manifestazione nazionale del 27 ottobre a Roma, ''pronta ad ogni altra iniziativa per difendere i Medici e dirigenti sanitari del SSN''.

L'Associazione, alla vigilia dell'esame parlamentare del decreto legge, denuncia una serie di ''aspetti allarmanti'' contenuti nel testo e chiede alle Commissioni di introdurre modifiche senza le quali si produrrebbe ''una disarticolazione del sistema della valutazione professionale, il cui appiattimento sul modello della pubblica amministrazione cancella elementi specifici della Dirigenza Medica e sanitaria''; uno stravolgimento delle norme che regolano la mobilita' che trasforma i medici e sanitari in ''pacchi postali'' a disposizione delle Regioni; una ''morte annunciata'' della libera professione intramoenia, caricata di oneri burocratici ed economici. 

Medicina difensiva. ''Non mi sembra che il 'decretone' sanita' possa realmente dare un contributo a risolvere il problema della medicina difensiva''. Cosi' Giovanni Canzio, presidente della Corte d'Appello di Milano, all'apertura del congresso 'Le prospettive del giudizio in sanita'', in corso presso la Corte d'Appello milanese. ''L'art.3 del decreto legge, nel suo titolo - spiega - fa immaginare che finalmente si porra' un punto fermo su tutta questa problematica, ma in realta' si fa solo un breve cenno alla nozione di colpa lieve, di cui il medico non risponde. Mi sembra che si sia partorito un topolino, e non si sia offerto uno strumento risolutivo per il problema'' della medicina difensiva. Piu' interessanti, secondo Canzio, le idee di costituire un fondo assicurativo e ''l'aggiornamento degli albi dei tecnici. Spero comunque - continua - che il Parlamento possa apportare delle modifiche al decreto, in modo lungimirante e cogliendo la portata del problema''. Critiche al 'decretone' sono arrivate anche da Roberto Carlo Rossi, presidente dell'Ordine di medici di Milano, che lo ha definito ''deludente e scritto male - osserva - Bisogna fare qualcosa di piu' rilevante. L'atto medico infatti non si puo' paragonare a quello di altri professionisti, perche' lede l'integrita' psico-fisica del paziente''. Come ha spiegato Gabrio Forti, docente di diritto penale presso l'universita' Cattolica di Milano, ''e' fondamentale dare una definizione giuridica dell'atto medico''. Negli ultimi due anni sono calate del 7% le richieste di risarcimento agli ospedali pubblici lombardi per sinistri. ''Tuttavia negli ultimi 5 anni, l'ammontare degli importi liquidati e' aumentato del 50%, passando da una media di 23.190 euro nel 2006 a 40.175 euro nel 2011''. Sono alcuni dati presentati dall'assessore lombardo alla Sanita', Luciano Bresciani, e Davide Mozzanica, direttore dell'unita' di risk managament della Regione, al convegno 'Le prospettive del giudizio in sanita'' alla Corte d'Appello di Milano. Complessivamente ''in un anno la Lombardia spende 102 milioni di euro - continua Bresciani - per assicurare i suoi ospedali. Alcuni settori sono piu' 'bersagliati' di altri''. Ortopedia domina la classifica con il 15,6% delle richieste di risarcimento, seguita da pronto soccorso (12%), chirurgia generale (9,2), ginecologia (8,5%) e medicina generale (4%). ''Chirurgia e ortopedia raccolgono il maggior numero di richieste di risarcimento, mentre ginecologia quelle con gli importi piu' alti sborsarti - aggiunge Mozzanica - L'86% delle richieste e' arrivata agli ospedali, il 7% alle Fondazioni e il 5,9% alle asl. Dal 1999 al 2011 sono 27.073 le richieste di risarcimento danni pervenute''. A seconda della branchia cambia anche il tipo di eventi denunciati. Nel pronto soccorso sono gli errori diagnostici (58%), cui seguono quelli terapeutici (13%) e chirurgici (5%), mentre in ortopedia sono gli errori chirurgici (53%), diagnostici (11%) e terapeutici (9%). In chirurgia generale dominano gli errori chirurgici (49%), seguiti dai diagnostici (10%) e infezioni (7%), e anche in ginecologia gli eventi piu' frequenti riguardano errori chirurgici (40%), errori diagnostici (18%) e terapeutici (8%). In medicina generale invece primeggiano gli smarrimenti (22%), le cadute (18%) e gli errori diagnostici (13%). ''La Lombardia - conclude Bresciani - da tempo ha chiesto agli ospedali il risk management e introdotto la mediazione. Ma io vorrei proporre un tavolo con tutti gli attori del settore per lavorare insieme''.

Medicina astensiva. ''Oltre alla medicina difensiva, c'e' anche quella astensiva, che e' sempre piu' diffusa. In altre parole, i giovani chirurghi non vogliono piu' fare gli interventi difficili, per evitarsi problemi''. A denunciare il fenomeno e' Marco d'Imporzano, presidente della Societa' italiana di ortopedia e del Collegio italiano dei chirurghi (Cic), nel corso del convegno 'Le prospettive del giudizio in sanita', presso la Corte d'Appello di Milano. ''Nella mia esperienza di medico - spiega - vedo sempre piu' spesso che quando eseguo un intervento difficile nessun giovane vuole venire a vedere per imparare. E anche i congressi delle societa' scientifiche, quelli in cui si spiegano tecniche e procedure d'avanguardia e complicate vedono una partecipazione bassissima, a differenza di quelli dove si spiegano interventi piu' di routine''. Non solo. Anche le specializzazioni delle branche piu' a rischio - continua d'Imporzano - o meglio, dove si e' piu' a rischio di denuncia, vedono un calo continuo di iscritti. Inoltre continuano ad arrivarmi lettere di colleghi con diversi anni di esperienza alle spalle che decidono di smettere perche' sono stanchi di tutti questi problemi, e non riescono a trovare un'assicurazione che li copra''. Secondo d'Imporzano, per risolvere questo problema un contributo ''fondamentale puo' arrivare dalle societa' scientifiche - conclude - che possono indicare ad esempio alle assicurazioni quali sono gli eventi e le procedure piu' rischiosi. Noi siamo disposti a collaborare, anche con le istituzioni. Basta che ce lo chiedano''.

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