Le Regioni bocciano il decreto sanità: da riscrivere la medicina territoriale e le nomine dei manager. Balduzzi: lavoreremo per migliorare le norme

Redazione DottNet | 26/09/2012 20:38

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Il primo no, ampiamente atteso, al Decreto Balduzzi alla fine è arrivato formalmente: le Regioni hanno bocciato il decreto sanità, esprimendo un parere negativo, con la richiesta del recepimento di alcuni principi ''irrinunciabili'', che passano in primis per la riscrittura della riforma della medicina territoriale e, in seconda battuta ma con la stessa rilevanza (se non maggiore) per la modifica dei criteri per le nomine dei manager in sanità. Sulle cure primarie, si legge, ''quanto previsto rischia di essere peggiorativo rispetto all'attuale quadro normativo''.

Nel parere, consegnato ai deputati della commissione Affari sociali nel corso dell'audizione di questa mattina, le Regioni chiedono ''l'istituzione del ruolo unico'' del medico e ''la sua definizione'', che ''le norme siano esecutive e cogenti senza rimandare a provvedimenti successivi, come il rinnovo delle convenzioni che non potrà avvenire prima del 2015''. Specificano poi la necessità ''di affermare nel testo l'autonomia organizzativa delle Regioni nella materia'' e ''di precisare che la riorganizzazione delle cure primarie non può prevedere un aumento delle attuali risorse disponibili per la medicina convenzionata''. Quanto alle nomine, per le Regioni ''e' necessario reintrodurre la figura del direttore sanitario nella commissione'' i cui componenti devono essere estratti ''da un albo regionale e non nazionale''. Inoltre va eliminato ''il principio della graduatoria e del punteggio nella terna dei candidati'' e va presentata al direttore generale ''una terna 'motivata' senza esplicitare una graduatoria interna''. Per gli stessi dg poi ''non e' chiara la modalita' - osservano nel documento - di costituzione della commissione che effettua la selezione dei candidati'' che ''deve essere fatta da parte della commissione di esperti sulla base di criteri individuati in trasparenza dalle Regioni''.

Responsabilità medici. Il decreto Balduzzi, così come è scritto, ''non risolve'' il problema dei costi delle assicurazioni ne' risponde al dilagare della medicina difensiva. Lo afferma al termine dell'audizione in commissioni Affari sociali della Camera Roberto Manzato, direttore Vita e Danni non Auto dell'Ania (l'associazione delle imprese assicuratrici), sottolineando che per ottenere questo risultato ''bisogna chiarire la responsabilità del medico, che andrebbe normata'', chiarendo ''quando ci sia l'effettiva colpa del medico''. Per i medici dipendenti, ricorda, il costo delle polizze varia ''dai 300 ai 900 euro con un massimale di 2,5 milioni'' e da ''400 a 1.500 euro con un massimale di 5 milioni di euro'', mentre cifre più elevate, che superano un qualche caso ''i diecimila euro'', si riferiscono a polizze per chi lavora nel privato o per chi fa l'extramoenia. Nonostante ciò, ''da 15 anni il settore è in perdita, e incassato 100 spendiamo più di 150 in risarcimenti, una situazione - sottolinea - insostenibile per il sistema assicurativo''. Se si considera ''che si stima che la medicina difensiva rappresenta il 10% della spesa sanitaria, se non si interviene sulla responsabilità del medico non si limitano questi costi''.

I commenti. Il parere negativo (anche perche', ha spiegato Romano Colozzi, coordinatore degli assessori al Bilancio della Conferenza, alcune parti del decreto non hanno copertura) era stato preannunciato dai rappresentanti delle Regioni ai deputati della Commissione Affari sociali, alle prese con l'iter di conversione del decreto, raccogliendo pero' fin da subito la disponibilita' dei relatori a cercare un punto di mediazione, perche', come ha spiegato Lucio Barani (Pdl) non si cerca lo scontro ma il confronto istituzionale. La linea, aggiunge Livia Turco (Pd) e' quella di ''lavorare per arrivare a un'intesa con tutti gli attori, le Regioni ma anche i professionisti''. Linea condivisa peraltro dal ministero che, si fa notare, non ha mai chiuso la porta al dialogo. Oggi il ministro Renato Balduzzi, si spiega, ha preso atto della posizione delle Regioni, assicurandosi che il lavoro su questi due punti possa portare a un cambiamento del giudizio delle Regioni. Fermo restando che il punto di caduta e' ancora tutto da trovare, e che per farlo bisogna tener conto anche della volonta' del Parlamento. Di certo, assicura Turco ''l'articolo 1 (quello sulle cure primarie, ndr) andra' riscritto''. Cosi' come e' probabile un intervento sui criteri di nomina dei direttori di struttura complessa (gli ex primari), che, per come e' stato annunciato nei giorni scorsi, accoglie, ma solo in parte le richieste delle Regioni. Sulla questione, in realta', il braccio di ferro tra autonomie e Parlamento va avanti da anni, visto che la commissione aveva gia' affrontato il nodo con il provvedimento sul governo clinico, poi assorbito in parte dal decreto, scontrandosi di continuo con le autonomie. L'ipotesi di correzione ventilata da Barani (e chiesta a gran voce dai rappresentanti dei camici bianchi) e' di far presiedere la commissione che deve valutare le candidature al direttore sanitario (cosi' come chiesto anche dalle Regioni), mantenendo pero' l'albo nazionale da cui sorteggiare la commissione che dovra' stilare una graduatoria dalla quale sara' nominato il primo (mentre le Regioni chiedono albi regionali e una terna 'motivata' senza graduatoria ne' punteggi). Terminato il ciclo di audizioni, ora ci sara' qualche giorno 'di riflessione' per vagliare le numerose richieste avanzate da tutti gli interlocutori, visto che la scadenza per presentare gli emendamenti e' fissata a lunedi' prossimo.

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