Censis, gli italiani s’informano sempre più su internet per la propria salute. Ma la principale fonte resta il medico di famiglia

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 02/10/2012 21:36

Quando si parla di salute ormai per avere informazioni si preferisce Internet che ha superato anche i programmi tv, ma alla fine chi ispira fiducia è il caro 'vecchio' medico di famiglia. La fotografia delle attitudini degli italiani è stata tracciata dal Censis in un rapporto presentato oggi che fornisce un'immagine diversa in un periodo che per molti è caratterizzato da una 'overdose' di informazioni.  Gli italiani si definiscono in maggioranza (il 59,7%) molto o abbastanza informati sui temi sanitari, e la principale fonte del proprio bagaglio di conoscenze è proprio il medico di famiglia (per il 55,6%), cui segue Internet (10,8%), i familiari e gli amici (10,1%), la televisione (5,9%), il medico specialista (5,8%), il farmacista (4%) e la carta stampata (3,6%). In questo contesto anche tra i medici , in particolare Oltreoceano per il momento, cresce l'uso del web come documenta il report del Centro Studi Merqurio del 2011.

Per quanto riguarda il web lo utilizza 'a scopo sanitario' il 32,4% degli italiani, un dato in crescita rispetto al 2009, quando uscì il precedente rapporto.  "Si tratta di una percentuale che negli ultimi anni è rimasta sempre costante - spiega Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare del Censis - ma con l'allargarsi del numero di utenti della rete questo 'zoccolo duro' si ampia dal punto di vista numerico". Nella ricerca, stilata sulla base di 1448 interviste a italiani sopra i 18 anni, viene evidenziata anche la necessità di un cambio di registro da parte dei media 'tradizionali' quando si parla di sanità. "Lo spazio dedicato dai mass media ai temi legati al benessere, agli stili di vita e alla bellezza appare oggi eccessivo al 48,5% degli italiani - ha sottolineato Carla Collicelli, vicedirettore del Censis - mentre è giudicato scarso quello dedicato alle malattie rare, lo pensa il 65%, e alla ricerca". Tra i principali difetti della comunicazione sanitaria sui mass media c'é poi la complessità delle informazioni fornite (secondo il 33,3% delle opinioni raccolte), l'enfatizzazione dei rischi per situazioni con un impatto reale minimo, come ad esempio nel caso dell'influenza aviaria (31,1%), la carenza di informazioni pratiche (27,2%), la leggerezza con cui talvolta vengono trattate le sperimentazioni, come se fossero terapie già disponibili (15,8%), il mancato aggiornamento (15%). Il risultato è che il ruolo dei mass media appare ridimensionato nella determinazione dei comportamenti individuali: meno di un terzo degli italiani traduce in pratica qualche volta le informazioni raccolte attraverso i mezzi di comunicazione (solo il 29,8%), mentre il 70,2% afferma di non avere mai adottato le indicazioni ricevute dai media. Al massimo, il 17,2% modifica il proprio stile di vita, il 15,3% decide di provare nuovi farmaci o prodotti per il benessere, l'8,6% di sottoporsi a un controllo medico. "Il risultato non mi sorprende - ha commentato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - siamo in un periodo di mediatizzazione e politicizzazione della salute, ma in fondo il malato vuole solo essere curato, e vuole che a farlo sia il medico".

Farmindustria e i generici. Non c'é nessuna guerra in atto tra Farmindustria e il ministero della Salute sui farmaci generici. Lo ha sottolineato il presidente dell'associazione dei produttori Massimo Scaccabarozzi durante il suo intervento alla presentazione del rapporto Censis su sanità e media oggi a Roma. "Noi non siamo in guerra con nessuno - ha affermato Scaccabarozzi - vogliamo però che le nostre aziende non vengano discriminate. La norma sui generici deve essere spiegata in maniera corretta, mentre invece finora si. E' fatta molta confusione". Il punto principale da sottolineare, ha spiegato il presidente di Farmindustria, è che i pazienti possono ancora ricevere i farmaci griffati: "Riceviamo richieste di informazioni di pazienti preoccupati di non poter avere il farmaco che magari prendono da molti anni - ha affermato Scaccabarozzi - non è stati spiegato bene che si può sempre avere, pagando la differenza di prezzo con il generico. La norma - ha concluso - non fa risparmiare lo Stato, e può far risparmiare il cittadino, che però deve essere lasciato libero di scegliere".

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