Fimmg, Milillo contro la sostituibilità e il decreto che non va stravolto. Governo: sì alla ricetta digitale. Responsabilità, il medico risponderà solo in caso di dolo o colpa grave: dal sindacato avvocati accanto ai camici bianchi. Commenti di Snami

Redazione DottNet | 04/10/2012 22:36

No alla sostituibilità imposta dei farmaci prescritti dai medici e a tutte ''le relative complicazioni burocratiche che cio' comporta''. E' la posizione espressa dal segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, nella relazione presentata oggi dinnanzi alla platea di 1500 delegati dei camici bianchi riuniti a congresso a Villasimius. ''Non abbiamo - ha detto Milillo - avversioni preconcette nei confronti dei farmaci generici, anche se ribadiamo che la bioequivalenza non significa identità soprattutto quando ad assumere i farmaci sono individui che non sono identici fra loro.

 I farmaci generici - ha aggiunto - sono una opportunita' per il corretto uso delle risorse destinate all'assistenza farmaceutica e l'uso appropriato dei farmaci e' una delle condizioni essenziali per contenere la spesa farmaceutica stessa''. Cio' che, ha quindi sottolineato Milillo, ''noi viviamo come imposizione e cerchiamo in tutti i modi di rigettare, perche' riteniamo cio' limitativo della nostra autonomia professionale e lesivo dell'interesse dei pazienti e' la sostituibilita' imposta dei farmaci prescritti dai medici e tutte le complicazioni burocratiche che cio' comporta''. La volonta' dei medici, ha precisato il segretario Fimmg, non e' pero' quella di ''alimentare sterili polemiche, ma neppure accettiamo - ha affermato - che le questioni che poniamo ricevano risposte vaghe o siano semplicemente bollate quali frutto di interessi inconfessabili''. Su questo problema, ha quindi annunciato, sara' prodotto un documento che verra' presentato al congresso: ''Nei prossimi giorni - ha detto Milillo - faremo tradurre in inglese questo documento sul problema della sostituibilita' dei farmaci e lo invieremo a diverse organizzazioni mediche nel mondo, chiedendo una opinione nel merito''. 

Via alla sanità digitale. "La sanità digitale consentirà consistenti risparmi”., dice  il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, illustrando nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi le misure per la sanità contenute nel Decreto Sviluppo appena approvato dal Consiglio dei Ministri. Per la sanità via libera al fascicolo sanitario elettronico e alla ricetta digitale entro il 2015. La ricetta digitale, ha spiegato Patroni Griffi, “consentirà consistenti risparmi considerato che oggi ogni ricetta cartacea costa 1 euro. Ma permetterà anche di controllare meglio le prescrizioni farmaceutiche tenendo sotto controllo la spesa sanitaria". Inoltre, spiega una nota di Palazzo Chigi, si prevede di estendere la spendibilità delle prescrizioni di farmaceutica (attualmente limitata alla singola regione) a tutto il territorio nazionale. Anche il processo di digitalizzazione delle prescrizioni mediche, oltre ad essere accelerato, viene definito in tempi certi e uguali su tutto il territorio nazionale. Quanto al Fascicolo sanitario elettronico, “offre in pratica la possibilità di consultare il fascicolo sanitario del paziente da qualsiasi luogo di Italia”, ha sottolineato Patroni Griffi. Come spiega una nota di Palazzo Chigi, il fascicolo sanitario elettronico (FSE) conterrà tutti i dati digitali di tipo sanitario e sociosanitario del cittadino, raccogliendone di fatto l’intera storia clinica. Il fascicolo verrà aggiornato da diversi soggetti che, nell’ambito del servizio sanitario pubblico, prendono in cura gli assistiti. In questo senso, le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate potranno conservare le cartelle cliniche solo in forma digitale, realizzando così significativi risparmi e semplificazioni. Il Decreto Sviluppo prevede inoltre l’introduzione di un documento unico che racchiude tessera sanitaria e carta di identità. Per il quale, ha aggiunto Griddi, “c’è la copertura necessaria per la gratuità dell'iniziativa”.

Nessuna modifica al decreto. Se il decreto sanita' ''verra' stravolto, allora siamo pronti alla battaglia. Che non ci costringano a imbracciare i forconi''. Cosi' il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, commenta le ipotesi di modifica al decreto in Commissione Affari Sociali, relativamente in particolare all'art. 1 sulle cure primarie. ''Il fatto - osserva Milillo - che il governo intenda rimetterci mano, e' solo mettersi a fare quello che le Regioni non hanno consentito si facesse prima''. Tuttavia, rileva, la situazione ''ci mette in ansia: quello che temiamo maggiormente e' che nel testo venga fissata una scadenza alla chiusura degli accordi collettivi nazionali, oltre la quale verrebbe lasciato campo libero alle Regioni di procedere alla riforma secondo loro criteri''. Secondo Milillo, cioe', ''se dovessero passare concetti che tolgono le nostre prerogative negoziali, allora vorrebbe dire che Regioni e Governo avrebbero deciso di accantonare la medicina generale, potrebbero dunque esserci scenari drammatici''. La ''speranza - sottolinea - e' che il ministro Balduzzi mantenga l'impegno in difesa del ruolo unico dei medici e dell'aggregazione territoriale''. Se pero' il decreto ''contenesse aspetti lesivi e venisse dunque stravolto siamo pronti - conclude Milillo - ad azioni forti di protesta''. 

Responsabilità del medico. Obbligo per tutte le strutture di assicurarsi per la responsabilita' civile, mentre il medico rispondera' solo in caso di colpa grave o dolo se ha rispettato le linee guida e le buone pratiche riconosciute dalla comunita' scientifica internazionale. Queste le principali modifiche approvate ieri sera in seduta notturna dalla commissione Affari sociali della Camera all'articolo 3 del decreto sanita'.  Tra le modifiche approvate ieri sera anche il termine entro il 30 giugno per l'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica che dovra' disciplinare ''le procedure e i requisiti minimi e uniformi'' per le polizze assicurative, con il fine di ''agevolare l'accesso alla copertura assicurativa degli esercenti le professioni sanitarie''. Confermata la creazione di un fondo (finanziato dai medici in una percentuale da stabilire in sede di contrattazione collettiva, e dalle stesse assicurazioni, in una percentuale che non superi il 4% del premio stesso). Mentre le assicurazioni potranno disdire la polizza solo in caso di reiterata condotta colposa ''accertata con sentenza definitiva'' (modifica introdotta dalla commissione). Individuare la responsabilita' del medico che segue le buone pratiche solo in caso di dolo o colpa grave ''e' un segnale positivo'' che puo' portare a ''limitare il ricorso in giudizio'' in favore ''di altre forme di risoluzione stragiudiziale come la transazione o la conciliazione'. Lo spiega il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnom) Amedeo Bianco, dopo le modifiche apportare dalla commissione Affari sociali della Camera al capitolo responsabilita' e assicurazioni del decreto sanita'. Il problema del contenzioso, osserva ''ha molte cause e crea inquietudine nel rapporto tra cittadini, medici e strutture sanitarie'' e ''ridefinire gli ambiti della responsabilita' medica'' su uno ''standard piu' elevato, cioe' quello dello scostamento dai principi fondamentali di diligenza, perizia e prudenza'' puo' servire ''a rasserenare il clima''. Anche perche', aggiunge, ''i concetti di colpa lieve e colpa grave sono una peculiarita' del nostro ordinamento''. Con le modifiche apportate al testo dalla commissione, ''si chiarisce che la colpa si profila per il medico che, pur attenendosi alle linee guida, sia responsabile di negligenza, imperizia o imprudenza''. ''Altre cose pero' andranno fatte - sottolinea - per risolvere un problema pesante'' ma intanto le misure del decreto non solo danno ''una protezione al medico che fa un lavoro difficile, ma da' anche ai cittadini piu' certezze'' rispetto ai risarcimenti, grazie anche alla introduzione delle tabelle per il danno biologico per valutarli. ''E' inutile - spiega - che il giudice imponga un risarcimento milionario quando poi al cittadino non puo' che andare molto meno'' per la mancata disponibilita' economica del medico. Ben venga in questo senso anche il fondo per garantire la copertura assicurativa in casi particolari e l'obbligo per le strutture, anche private, di assicurarsi. Tutte garanzie, ribadisce, ''non solo per il medico ma soprattutto per il cittadino''. 

L’iniziativa della Fimmg. La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) ''si sta organizzando, costituendo un coordinamento di avvocati che renda piu' efficace l'azione nelle diverse sedi giudiziarie''. Lo ha annunciato il segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo. Milillo ha fatto riferimento ai tanti procedimenti a carico dei medici conclusisi poi, in moltissimi casi, con l'archiviazione. Un accenno non e' mancato all'azione dei magistrati: ''Per non parlare - ha affermato il segretario Fimmg - di quei magistrati, spero pochi, che, novelli Ponzio Pilato, sulle segnalazioni dei Nas scrivono senza valutazioni 'procedere in automatico', consentendo indagini devastanti e costose per anni, che arrivano a proporre la carcerazione cautelare del malcapitato, immediatamente archiviate appena arrivano all'attenzione del giudice competente''. Di fatto, ha concluso Milillo, ''l'attivita' sindacale negli ultimi anni piu' che nelle sedi proprie e' impegnata in quelle giudiziarie, in liti infinite che daranno ragione quanto le ingiustizie saranno gia' consumate senza possibilita' di rimedio''.

Snami, in Toscana falliscono le aggregazioni. "Dopo la puntuale denuncia dello Snami Toscana e Snami Nazionale del 7 Agosto in cui si è evidenziata la grande manovra di inizio-demolizione del nostro Sistema Sanitario Nazionale con l'istituzione dei cosiddetti ospedaletti di quartiere in Toscana - dice  Angelo Testa, Presidente dello Snami - adesso si recede. Un aborto al primo mese, che comunque poteva essere evitato nelle sue anticipazioni entusiastiche e folkloristiche alla stampa e ai media". "Ora, molto più sommessamente, bisogna andare a scovare nella stampa locale il trafiletto "Superambulatori - incalza Testa -. L'assessore Marroni: da rinviare i consorzi tra medici di famiglia per alleggerire il pronto soccorso". "Gli attacchi al sistema Sanitario Nazionale cioè a Medici e pazienti sono in essere quotidianamente. Come Snami dobbiamo, con gli altri Sindacati sani, isolare  certa politica che governa la Sanità secondo logiche di risparmio per coprire i buchi che loro stessi hanno creato, piuttosto che seguire il percorso di un'assistenza migliore ai cittadini ed una vivibilità del sistema per i Medici. Solo così si vincono le battaglie individuando chi sta dall'altra parte, malapolitica e la loro corte, anche Sindacale, e lottando a fianco di chi la pensa come noi", conclude Testa.

Decreto, cure primarie e dipendenza: la posizione dello Smi. "Se doveva rappresentare la riforma ter del SSN, il decreto ha fallito. Se rappresenta il cuore del patto della salute prossimo venturo, come più volte dichiarato dal Ministro Balduzzi, è legittimo avanzare forti timori per il futuro della sanità nel nostro Paese", dicono allo Smi. "La grande rivoluzione delle cure primarie e dell’H24 non è avvenuta: l’art.1 del decreto  è una riscrittura, piuttosto semplicistica, esempio incontrovertibile di mille mediazioni, di quanto già presente nei vigenti accordi della medicina generale, della pediatria e della specialistica. L’ulteriore rinvio agli accordi nazionali, regionali e aziendali dei medici del territorio, in tempi incerti e lontani, nega la volontà espressa di voler implementare quell’assistenza territoriale necessaria a ridurre la ospedalizzazione impropria".  "Sempre all’art. 1 comma d) un’ulteriore prova di inefficacia del provvedimento: si parla di accesso al ruolo unico senza che esso venga definito; la lettura del testo rimanda indietro, nella storia degli ACN della medicina generale, alla graduatoria unica, con i settori che accedono singolarmente alla specifica convenzione. Il ruolo unico e l’accesso unico sono da intendersi come superamento dei settori, unica convenzione a tempo pieno e attribuzione delle funzioni disciplinate dall’ACN. Ma di questo non vi è traccia. Ancor più inopportuna, se non iniqua, la cancellazione della norma sul passaggio a dipendenza dei medici del servizio 118, presente nei testi precedenti del decreto", precisano allo Smi.  "Come si colloca questo profilo professionale all’interno del ruolo unico e della riorganizzazione delle cure primarie? Come si sanano le incongruenze operative determinate dallo svolgimento delle attività all’interno del DEA a fianco dei dirigenti medici, con diverse tutele giuridiche e trattamenti economici?  I medici convenzionati del 118 necessitano del riconoscimento della specificità professionali fuori dal rapporto convenzionale, che li condanna a una deriva come figure residuali, per beneficiare, al pari di molti altri colleghi nel recente passato, delle previsioni del vigente e famoso art. 8 1 bis che tuttavia necessita di una riscrittura che tolga la discrezionalità regionale nell’avvio delle procedure necessarie al percorso di inquadramento nei ruoli della dirigenza medica", incalzano i rappresentanti dello Smi. ."Per la riorganizzazione delle cure primarie, è necessario prevedere stanziamenti adeguati e tempi certi, anche in considerazione dei provvedimenti di tagli avanzati dall’Esecutivo (spending review) e della necessaria razionalizzazione della rete ospedaliera e del potenziamento dei servizi nel territorio. Un progetto organico e modulato, evitando che si vada in ordine sparso e a diverse velocità (vedi sud e nord del Paese e realtà con i Piani di Rientro)", la proposta dello Smi.  Chiarire, innanzitutto, come si costruisce l’integrazione per la definizione delle forme associative che devono portare alla continuità dell’assistenza. I soggetti interessati sono i medici di assistenza primaria, di continuità assistenziale, del 118, dei servizi, i pediatri e gli specialisti ambulatoriali. Irrazionale e controproducente lasciare nel decreto spazi alle Regioni per avviare sperimentazioni pericolose come quelle che vedono l’eliminazione della guardia medica e l’attribuzione di quelle competenze al 118. Da precisare in modo netto il rapporto con la rete degli studi dei medici ora presente in modo capillare sul territorio e che è uno snodo fondamentale per la sanità di prossimità e come risposta alle sfide dell’invecchiamento della popolazione e della cronicità".

Le proposte. "Per quanto riguarda la medicina generale vogliamo ribadire la necessità che si introduca nel decreto, oltre al ruolo unico, il tempo pieno. Questo è lo snodo strategico per evitare che si creino sacche di precariato e di incertezza professionale. Ed è la premessa per la valorizzazione delle guardie mediche, un’area vasta di medici che garantisce attualmente l’h24, insieme al 118, e che opera in condizioni di disagio, di insicurezza e di insufficienti garanzie lavorative", spiegano allo Smi. "Per il 118 si deve rintrodurre il passaggio a dipendenza di tutti quei medici che sono convenzionati. Allo stesso tempo, chiediamo che si  prevedano posti riservati nelle scuole di specializzazione di emergenza-urgenza  o Master specifici per i medici 118, che al momento ne sono esclusi. Infine la stabilizzazione dei precari operanti nel sistema", precisano ancora al sindacato. "La specialistica ambulatoriale deve essere adeguatamente potenziata perché  altrimenti  non ha senso parlare di diagnostica nelle aggregazioni funzionali o strutturali che dovrebbero garantire la continuità dell’assistenza. Sulla pediatria di libera scelta si deve considerare l’esiguo numero di medici del settore e la scarsa offerta formativa. La proposta è quella di prevedere una programmazione sufficiente nella formazione di nuovi Pediatri, introdurre il ruolo unico specialistico Pediatrico Territorio – Ospedale", sottoline lo Smi. "Sul tempo pieno, si gioca quindi la vera partita della riorganizzazione delle cure primarie, è il motore di un processo che consente, insieme al ruolo e all'accesso unico, prima l'integrazione, e quindi una continuità dell'assistenza di qualità, con la valorizzazione di tutte le figure professionali interessate (specialisti, pediatri, 118, guardia medica e medici di famiglia). Ed è in questo contesto, che il sopra citato passaggio alla dipendenza dei convenzionati del 118, potrà facilitare la messa in rete dei servizi che costituiscono il complesso Sistema dell’Emergenza Sanitaria, partendo dal presupposto che l'emergenza sanitaria pre-ospedaliera sia parte integrante del dipartimento di Emergenza ed accettazione (DEA)", è la chiusura del commento dello Smi.

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