Cure primarie, poliambulatori H24 collegati con gli ospedali. Nessun limite di età per la pensione dei direttori generali. Equiparati medici ospedalieri e universitari: via a 70 anni

Redazione DottNet | 10/10/2012 15:02

Alla fine l’indiscrezione di Coletto si è rivelata fondata. Sarà compito delle Regioni definire ''l'organizzazione dei servizi territoriali di assistenza primaria, promuovendo l'integrazione con il sociale e i servizi ospedalieri''. La modifica riguarda l'articolo uno sulle cure primarie, così come riscritto dai relatori nell’emendamento presentato ieri. (clicca qui per scaricare il testo completo). Dunque la parola passa alle Regioni, anche se nei limiti dei principi dettati dal decreto.

 In più, nella riformulazione dell'articolo, si prevede che entro 180 giorni si dovranno adeguare le convenzioni di medici di medicina generale, pediatri e specialisti solo per gli aspetti organizzativi e normativi e sempre nel limite ''dei livelli remunerativi'' fissati dagli accordi (e che sono bloccati dalle manovre fino al 2015). Trascorsi i 6 mesi, se non si concluderà la trattativa per il rinnovo della convenzione, sarà un decreto della Salute, di concerto con l'Economia, ad attuare ''in via provvisoria'' la nuova disciplina. Ma come funzioneranno le cure primarie nella nuova versione? Nel testo si prevede che la nuova organizzazione delle cure primarie passi per l'aggregazione in studi monoprofessionali o multiprofessionali ''che erogano prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l'integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale'' tenuto conto però ''della peculiarità delle aree territoriali quali aree metropolitane, aree a popolazione sparsa e isole minori''. E dovrà funzionare tutti i giorni della settimana per tutto l'arco della giornata anche grazia a una rete di poliambulatori territoriali dotati di strumentazioni di base e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere. I medici saranno obbligati ad aderire al nuovo assetto organizzativo e al sistema informativo nazionale, compresi gli aspetti relativi al sistema della tessera sanitaria, e dovranno partecipare anche all'implementazione della ricetta elettronica. Rimane la previsione del ruolo unico per i medici di medicina generale. Si prevede anche la possibilità per le aziende sanitarie di ''stipulare accordi per l'erogazione di specifiche attività assistenziali'' nei riguardi dei malati cronici. Resta infine la previsione della possibilità di mobilità del personale da parte delle Regioni.

Direttori generali, nessun limite di età. Niente limiti di eta' per i direttori generali, che possono essere nominati, e rimanere al loro posto anche una volta compiuti i 70 anni. E' una delle novità apportate dalla commissione Affari sociali al capitolo 'nomine' in sanità, bollata come ''assurdità '' dall'Idv, perché, dice Antonio Palagiano, di fatto si impedisce il ricambio generazionale nelle cariche manageriale e, ironizza il presidente della commissione, Giuseppe Palumbo ''si da' il via libera al Jurassic Park''. Così, attacca il presidente della commissione errori sanitari, ''si permette il mantenimento di rendite di posizione a vetusti personaggi che spesso sono stati la causa del dissesto finanziario in ambito sanitario. L'abolizione del limite di età per i direttori generali è assurda e sancisce l'inizio della governance gerontocratica in sanità ''. Tra l'altro nella nuova formulazione del testo si prevede che i medici vadano in pensione a 67 anni, con la possibilità di rimanere fino a 70 anni, equiparando i medici ospedalieri a quelli universitari. In più restano le norme inserite nella riscrittura del testo dai relatori (nonostante il parere contrario del governo) che consentono il prepensionamento per i medici così come per i dipendenti della Pa in esubero ''per favorire l'ingresso dei giovani'' si spiega. Anche se per diversi deputati il nuovo testo così com'è non passerà il vaglio della commissione Bilancio''.

Anaao in agitazione. Una manifestazione a Roma il 27 ottobre per rilanciare il diritto alle cure e dire no ai tagli del governo che ''ancora una volta, in assoluta coerenza con quanto fatto negli ultimi anni, torna a colpire la sanità limitando ulteriormente il sistema delle tutele dei cittadini''. Ad annunciarla in una nota e' Anaao-Assomed, organizzazione sindacale che rappresenta i dirigenti medici ospedalieri e delle strutture private accreditate al Sistema Sanitario Nazionale. ''Il ventilato ulteriore taglio di 1,5 miliardi a beni e servizi - spiega la nota - oltre a dimostrare come i tecnici non riescano ad avere altri orizzonti strategici rafforzera' il processo di indebolimento e frammentazione del Sistema Sanitario Nazionale e aprirà nuove voragini assistenziali nel sistema sanitario''. 'I continui tagli al finanziamento della sanità pubblica, già da sempre sotto la media degli altri Paesi europei - conclude l'Anaao-Assomed - sommati alla progressiva riduzione del finanziamento del fondo delle politiche sociali e all'azzeramento del fondo della non autosufficienza rendono sempre più fragile e incerto il diritto alla salute e rischiano di negare alla sanità pubblica anche il suo ruolo umanitario di ammortizzatore sociale''. 

CS FIMMG SUMAI E FIMP SU ... (131 Kb)

Il commento di Fimmg-Sumai-Fimp. Se il testo della riscrittura da parte del Governo dell’art.1 del Decreto sanità, concernente le cure territoriali, fosse quello diffuso saremmo di fronte al superamento di garanzie fondamentali poste dalla Costituzione a presidio della libertà individuale e collettiva in Italia. Diverrebbe inevitabile la reazione più dura della categoria e ci auguriamo di tutti quelli che
non confondono i doveri coi diritti. Non passa inosservata la zampata delle Regioni nella riscrittura, che pur conservando nei primi quattro commi i contenuti fondamentali necessari a una riforma dell’assistenza territoriale, presenta due
commi destab ilizzanti in cui si prevede un tempo massimo di 180 giorni per le trattative, decorsi i quali senza successo il Governo interviene attraverso un decreto che “corregge” gli Accordi di lavoro dei medici convenzionati, avendo solo sentito le organizzazioni sindacali.  Viene così negata una prerogativa negoziale che credevamo garantita dalla Costituzione. Alle Regioni basterà tergiversare per sei mesi, lo stanno facendo da dieci anni, per poter essere sicure di scrivere il
decreto con il prossimo Governo e non dover negoziare con i rappresentanti della categoria. Forse le Regioni in questo momento sono così fragili da temere anche un confronto diretto con i sindacati.  Ci auguriamo che la versione pubblicata non sia quella definitiva – dichiarano Giacomo Milillo, Giuseppe Mele e Roberto Lala – perché in tal caso sarebbero obbligatorie le più forti reazioni di lotta da
parte di tutti i medici convenzionati.  Senza la garanzia di un ACN, dato l’atteggiamento arrogante e prevaricante delle Regioni, temiamo la definitiva omologazione dei medici convenzionati con quelli dipendenti ed il completo superamento  della scelta fiduciaria ora garantita al cittadino, col rischio che
si faccia la fine della Catalogna, dove il medico è talmente subordinato alle aziende da richiedere la presenza di forze addette  alla sicurezza per proteggerlo dalle reazioni dei pazienti. Ci aspettiamo che venga salvaguardata la funzione ed il ruolo della medicina convenzionata nelle future forme organizzative, evitando che le cure primarie possano essere riportate in capo al comparto della
dipendenza. Contiamo nel buon senso del Governo e delle Camere per evitare una simile evenienza.

CS FIMMG SUMAI E FIMP SU ... (131 Kb)

Il commento dello Smi. Maria Paola Volponi, Responsabile nazionale dell’area Convenzionata dello Smi (pediatri, medici di continuità assistenziale, di famiglia, 118, specialisti ambulatoriali), alla luce delle anticipazioni sulla riscrittura da parte del ministro Balduzzi dell’articolo 1 del Decreto sanità, all’esame della Camera dei Deputati, ha espresso un giudizio fortemente negativo: «Se fossero confermate le anticipazioni, non potremmo che esprimere la nostra ferma opposizione e chiedere alla Commissione Affari sociali di intervenire, correggendo un testo che è, di fatto, peggiorativo della versione precedente del Decreto. Così si lasciano la mani libere alle Regioni che si trasformano in interlocutori unici della riorganizzazione delle cure primarie. Non solo: aumentano gli obblighi di adesione alla forme organizzative associative, si prevede l’uso di medici dipendenti, in esubero dai molti ospedali dismessi, in queste strutture (comprese le Rsa) e si fissa l’apertura delle trattative entro 180 giorni, senza adeguate risorse per il settore. Il tutto alla vigilia di una nuova manovra di tagli del Governo. Se questo è il potenziamento del territorio, ipotizzato dal ministro Balduzzi siamo in alto mare. Questo è un pasticcio, un regalo alle Regioni e una gentile concessione a qualche sindacato che reclamava la pronta ridiscussione delle Convenzioni». «È assente il tempo pieno, senza il quale il ruolo unico rimane una chimera – continua Volponi – manca il passaggio a dipendenza dei medici del 118 convenzionati, fondamentale per razionalizzare e potenziare la rete di emergenza-urgenza, ma anche per avviare quell’integrazione sul territorio, che passa, inoltre, anche dalla valorizzazione delle guardie mediche, degli specialisti ambulatoriali e dei pediatri, nonché dalla tutela del rapporto fiduciario medico-paziente e dalla difesa della capillarità degli ambulatori dei medici di famiglia. La Commissione Affari Sociali ascolti le ragioni dei medici, altrimenti sarà il caos, le Regioni andranno in ordine sparso a danno dei servizi per i cittadini». 

Il commento dello Snami. Dopo le indiscrezioni pubblicate sulla stampa sulle modifiche all'articolo 1 del decreto Balduzzi, presentato in Commissione Affari Sociali della Camera, il Presidente dello Snami commenta a caldo: "Pessimo passaggio, più brutto di quanto si potesse abbinare nel preparare un minestrone mal riuscito di improvvisazione, non conoscenza del pianeta Medicina  Territoriale ed arroganza demagogica  con l'aggiunta di uno stucchevole condimento delle complicità di chi ha contribuito a questa debacle. Anche se prevedo, conoscendoli, ne prenderanno sdegnosamente le distanze. Magari gridando allo scampato pericolo grazie alla propria presa di posizione se verrà cassato qualche elemento distrattore  che spesso si aggiunge ad arte per colorire il minestrone. Come quando l'amputato ad un arto comprensibilmente quasi gioisce dopo l'intervento ignorandogli che era falso il paventato  intervento su tutti e quattro gli arti". "Se il testo dovesse rimanere inalterato saranno le Regioni ad organizzare AFT e unità complesse, l'Assistenza Primaria potrà essere esercitata dai medici di Medicina Generale ma  anche da medici dipendenti, le Aziende potranno utilizzare l'istituto del budget e cercare forme alternative di convenzionamento per i pazienti cronici - continua il leader del Sindacato Autonomo -. Ovviamente, tenendo anche in considerazione i tempi in cui viviamo e gli elementi che governano il sistema, ci si butterà a capofitto in ciò che costa meno indipendentemente dalla qualità dell'assistenza  senza tener conto della qualità della stessa. Temo  da subito dei tagli alle indennità in essere dei gruppi e delle reti, forme di assistenza che funzionano benissimo e che dovrebbero, per noi Snami, rimanere così come sono dove non possono nascere le Aft, ciò nella maggior parte del territorio italiano. E dulcis in fundo si andrà a breve ad un rinnovo della convenzione, tanto auspicata dai soliti noti, senza soldi per il blocco  degli emolumenti e quindi comunque peggiorativa. La settimana prossima ci sarà il nostro Congresso Nazionale a Tivoli. In quella sede dibatteremo su quali dovranno essere le nostre prese di posizione, dure e dirette, e di come informare chiaramente  i pazienti di chi e con chi, quando e come gli verrà tolta l'assistenza di base mattone dopo mattone, sino all'inevitabile crollo".

Se ti è piaciuto l'articolo inoltralo ad un collega utilizzando l'apposita funzione


CS FIMMG SUMAI E FIMP SU ... (131 Kb)

 

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato