Calano gli aborti in Italia: più casi al Nord, a volte anche doppi

Redazione DottNet | 09/10/2012 21:58

Calano gli aborti in Italia, tanto che in 30 anni si sono piu' che dimezzati, ma il numero di chi fa obiezione di coscienza continua a rimanere altissimo e ad aumentare in alcuni casi, superando abbondantemente l'80% nelle regioni del sud. Alta rimane anche la quota di donne straniere che abortisce (1/3) mentre e' in aumento il ricorso all'aborto medico con pillola ru486.

 E' questo il quadro che emerge dalla relazione al Parlamento sulla legge 194 presentata oggi dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Il dato che emerge, secondo Balduzzi, oltre alla ''diminuzione degli aborti'', e' il fatto che nella maggioranza dei casi ''questi sono l'ultima scelta, essendo stati tentati prima metodi per evitare gravidanze indesiderate''. Un risultato frutto della promozione di un ''maggior ricorso a metodi di procreazione consapevole, alternativi all'aborto, anche se bisogna potenziare la rete dei consultori familiari''. 

- MENO ABORTI NEL 2011: Nel 2011 sono state effettuate 109.538 (dato provvisorio) interruzioni volontarie della gravidanza (ivg), con un calo del 5,6% rispetto al dato definitivo del 2010 (115.981 casi) e una riduzione del 53,3% rispetto al 1982, anno con il piu' alto ricorso all'aborto (234.801 casi). Il 92% degli aborti e' fatto in day hospital.

- MINORENNI: Dal 1983 i tassi di abortivita' sono diminuiti in tutti i gruppi di eta', soprattutto in quelli centrali. Per quanto riguarda le minorenni, il tasso di abortivita' nel 2010 e' stato di 4,5 per 1.000 donne in eta' feconda (4,4 nel 2009), con valori piu' elevati nell'Italia settentrionale e centrale.

- OBIEZIONE ALTA: il numero di ginecologi, anestesisti e personale non medico obiettore rimane altissimo, anche se nel 2010, rispetto agli anni precedenti, sembra essersi stabilizzato almeno tra i medici. Tra i ginecologi infatti si e' passati dal 58,7% del 2005 al 70,7% nel 2009 e al 69,3% nel 2010, mentre tra gli anestesisti, negli stessi anni, il tasso di obiezione e' passato dal 45,7% al 50,8%. Nel personale non medico si e' osservato un ulteriore incremento, con valori di obiezione saliti dal 38,6% nel 2005 al 44,7% nel 2010. Al sud le percentuali piu' alte di obiezione fra i ginecologi: 85,2% in Basilicata, 83,9% in Campania, 85,7% in Molise, 80,6% in Sicilia, come pure a Bolzano con l'81%.

- PIU' STRANIERE: negli anni sono cresciute le ivg richieste da donne straniere: nel 1998 erano il 10,1%, nel 2010 il 34,2%. Negli ultimi 4 anni pero' i valori si sono stabilizzati su 40mila casi di ivg l'anno.

- ABORTI CLANDESTINI: l'ultima stima risale alla relazione del 2008, su dati 2005, pari a 15mila casi, la maggior parte dei quali nell'Italia meridionale e riguardanti solo donne italiane. Si stima che nel 1983 fossero 100mila.

- MENO SERVIZI: alcune Regioni come Campania, Molise e Basilicata, hanno comunicato la riduzione del numero di servizi che effettuano ivg.

- RU486: l'aborto fatto con la pillola Ru486 e' praticato ormai in quasi tutte le regioni, tranne le Marche, e nel 96% dei casi senza complicazioni immediate. 

- CONSULTORI: basso il ricorso per avere la documentazione/certificazione (40,4%), specialmente al Sud e Isole, anche se in aumento, in gran parte per il maggior uso da parte delle donne straniere (53,3% rispetto al 33,9% delle italiane).

E' nelle regioni del Nord dove avviene il maggior numero di aborti, seguite da quelle meridionali, centrali e le isole. Secondo i dati della relazione del ministero della Salute sulla l.194, nel 2011 sono state effettuate 109.538 interruzioni volontarie della gravidanza, con un calo del 5,6% rispetto al dato definitivo del 2010 (115.981 casi). In particolare, nel 2010 sono stati 53.311 gli aborti nelle regioni settentrionali, di cui 18.959 in Lombardia, mentre in quelle meridionali sono risultati 27.732, con il picco in Campania (11.181). Al centro invece sono stati 24.828, con la maggior parte fatti nel Lazio (12.870), e a seguire le isole con 10.110, e la Sicilia (7.795). Il tasso di abortivita' (numero di aborti per 1.000 donne tra 15-49 anni), nel 2011 e' stato di 7,8 per 1.000, con un decremento del 5,3% rispetto al 2010 (8,3 per 1.000) e un decremento del 54,7% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000). Il valore italiano e' tra i piu' bassi di quelli osservati nei Paesi industrializzati. La maggior parte delle interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) avviene tra i 30 e 34 anni (22,1%), cui seguono con valori uguali le fasce d'eta' tra i 25-29 e 35-39 anni al 20%. Si tratta piu' di donne non sposate (49,3%), anche se quelle sposate rappresentano una fetta importante, il 43,8%. Gli aborti sono piu' frequenti in chi ha un minor grado di istruzione, 44,2% con la licenzia media e 41,6% con il diploma, e in chi ha un lavoro (47,2%), o e' casalinga (24,6%). Tra le donne disoccupate invece il tasso e' del 16% e tra le studentesse del 10%. La percentuale di Ivg effettuate da donne che hanno fatto un precedente aborto e' risultata pari al 27,2%, valore simile a quello del 2006, 2007, 2008 e 2009 (27%).

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