Medici H24, Balduzzi dà la data: si parte in primavera. Cgil: cure primarie, peggio di prima

Redazione DottNet | 12/10/2012 12:04

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La riforma 'h24' della medicina territoriale contenuta nel decreto sanità non è ''una legge 'manifesto' '' ma ''un insieme di regole che consentano davvero in tempi stabiliti, precisi e monitorati la riforma dell'assistenza di base''. Lo ha detto il ministro della Salute Renato Balduzzi sottolineando che il sistema sarà ''delineato'' e pronto a partire ''in primavera''. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ha ricordato il ministro, ''quindi ragionevolmente entro metà aprile, si dovrà rinnovare la convenzione'' dei medici di base ''per consentire di essere operativi già almeno in parte col 2013''.

Serve, ha aggiunto il ministro ''un vero e proprio patto con le Regioni e con le categorie, che hanno mostrato interesse e attenzione allo sforzo di disegnare e realizzare un sistema di assistenza territoriale all'altezza di cio' che da molti anni si chiede''. L'articolo sulle cure primarie del decreto sanità ''e' stato riscritto persino peggio di prima''. Lo sostiene Nicola Preiti, coordinatore Fp-Cgil Medici Medicina Convenzionata, che elenca i punti critici del provvedimento: ''risorse zero, anzi in contemporanea si taglia ancora almeno 1 miliardo sul fondo sanitario; l'assistenza continua h 24 e 7 giorni su 7 rimane una chimera; si parla ancora di medici di guardia medica accanto al ruolo unico che non si capisce a chi si riferisca. Si propone poi di far fare l'assistenza primaria nelle Rsa ai medici dipendenti - aggiunge - i medici di 118 non sono neanche presi in considerazione, e di ristrutturazione del compenso non c'è traccia''. Insomma le Regioni, continua, ''hanno le stesse possibilità normative ma con risorse ancora più ridotte. Quindi non c'è nessuna speranza che l'assetto assistenziale territoriale si possa così modificare''. Ma la nuova stesura, spiega Preiti, ''accentua anche la spinta alla privatizzazione delle cure primarie che in molti abbiamo contestato: si mantiene la previsione di budget e strumentazione da assegnare direttamente a forme organizzative non definite. E si va oltre. Si aggiunge un inquietante punto che consente direttamente alle aziende la possibilita' di stipulare accordi per l'erogazione di specifiche attivita' assistenziali, in particolare ai pazienti cronici. Non si dice con chi e a che titolo. Non essendoci risorse aggiuntive - si domanda il rapprentante di Fp-Cigl Medici - a chi vengono sottratte? Non e' la gestione delle patologie croniche l'attivita' fondamentale dei medici di medicina generale? Riteniamo questa previsione un incredibile colpo al servizio pubblico e ai medici che curano i pazienti cronici, un cedimento a quelle regioni, come la Lombardia con i suoi CREG, che vogliono privatizzare anche l'assistenza territoriale''.

Smi, no ai medici in pensione a 70 anni. Il Sindacato dei Medici Italiani è contrario all’approvazione dell’emendamento che ha innalzato a 70 anni l’età pensionabile per i medici dirigenti, allo stesso tempo denuncia la forte opposizione a una analoga richiesta formulata da FIMMG, FIMP e SUMAI rispetto ai medici del territorio. «Stiamo disegnando una sanità sempre più vecchia e precaria – critica Calì – da un lato il blocco del turn over, dall’altro l’innalzamento dell’età pensionabile e la proliferazione di contratti precari e a tempo determinato. In questo modo il ricambio generazionale rimane solo un miraggio e l’entrata nel modo del lavoro di migliaia di giovani medici una chimera. Non solo: se poi anche gli altri sindacati del territorio danno copertura a questo tipo di operazioni, allora la situazione diventa grottesca». «Infatti, in un documento ufficiale rivolti ai presidenti delle Commissioni Parlamentari che si stanno occupando della conversione in legge del Decreto Balduzzi – spiega il segretario Smi - è apparsa anche la proposta di “riportare a 70 anni il pensionamento obbligatorio dei sanitari convenzionati. Ancora una volta si avanzano proposte in contrapposizione agli interessi dei medici e senza alcuna consultazione della base».

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