Cure contro la sclerosi, tutte le novità in arrivo. Nel mirino il metodo Zamboni

Redazione DottNet | 13/10/2012 15:45

Farmaci sempre piu' efficaci, in attesa di una cura definitiva, sono gli 'alleati' dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla. Molecole e terapie mirate aiutano in fatti a migliorare la qualita' di vita dei malati. La conferma dei progressi in campo farmacologico arriva da numerosi studi presentati al Congresso europeo sul trattamento e la cura della Sclerosi Multipla, Ectrins, di Lione. Ecco alcuni esempi:

- LA MOLECOLA CHE RIDUCE I SINTOMI: Undici studi presentati rafforzano ulteriormente l'evidenza dell'efficacia della molecola Natalizumab (una terapia a infusione endovenosa una volta al mese) nel ridurre il tasso annuale di recidive, in particolare in pazienti trattati nelle fasi precoci della malattia, come anche i suoi effetti di apportare benefici alla qualita' di vita dei malati. I comuni sintomi della Sclerosi Multipla, quali disturbi cognitivi, fatica e riduzione della capacita' visiva, possono avere un impatto molto pesante sui pazienti. Per questo, rilevano gli esperti, i dati che dimostrano la capacita' di tale molecola di esercitare un effetto positivo su questi sintomi sono da ritenersi "molto incoraggianti".

- IN AIUTO DEI NERVI DANNEGGIATI: Anti-Lingo 1 e' un anticorpo monoclonale in fase precoce di sperimentazione clinica. Dati raccolti in precedenza su modelli animali hanno dimostrato che l'anticorpo favorisce la rimielinizzazione dei nervi danneggiati.

- PER CAMMINARE MEGLIO: La molecola Fampridina e' una nuova terapia in compresse per la Sclerosi Multipla approvata nell'Unione Europea e che migliora la deambulazione in pazienti adulti affetti da questa patologia. Nella Sclerosi Multipla, infatti, i nervi danneggiati portano ad uno stato di indebolimento della corrente elettrica trasmessa attraverso i nervi stessi. Gli studi hanno provato che la Fampridina puo' aumentare la conduzione lungo i nervi danneggiati e portare cosi' ad un miglioramento della capacita' di deambulazione. 

Nel mirino il metodo Zamboni. Da sempre al centro delle polemiche, sul cosiddetto 'metodo Zamboni' per il trattamento della sclerosi multipla (sm) - dal nome del medico ferrarese che l'ha ideato - piomba ora il giudizio definitivo dello studio scientifico durato due anni promosso dall'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism), su 1767 casi esaminati, che ne boccia la validita'. E se, alla luce dei dati, l'Aism allerta i pazienti a non sottoporsi a ''inutili e rischiosi'' interventi chirurgici, come previsto dalla procura Zamboni, molti malati contestano la attendibilita' dello studio Cosmo dell'Aism e 'difendono' un metodo da molti ribattezzato emblematicamente 'liberazione'. Lo studio e' stato presentato al Congresso accendendo immediatamente le polemiche. Anche perche', a conferma della complessita' della questione, al Congresso sono stati presentati pure altri lavori che invece sostengono l'efficacia del metodo. La tesi di Paolo Zamboni parte dalla convinzione che vi sia una correlazione tra sm e Ccsvi, ovvero una anomalia del flusso di sangue dovuto a un restringimento di alcune vene (le due vene giugolari e la vena dorsale), risolvibile, secondo il medico, attraverso un intervento di angioplastica. Tesi, questa, che lo studio Cosmo demolisce, affermando che ''non esiste alcuna correlazione tra sm e Ccsvi''. A confermarlo sono i dati: su un totale di 1165 persone con sm esaminate, solo in 38 e' stata riscontrata la Ccsvi (3% dei casi). La Ccsvi e' stata rilevata inoltre in 12 soggetti sani su 376 esaminati (2%) e nel 3% dei casi di persone con altre patologie neurologiche. Cio' significa, spiega il presidente della Federazione italiana sclerosi multipla (Fism) Mario Alberto Battaglia, che ''la frequenza cosi' bassa, abbinata con l'esigua presenza di Ccsvi in tutti e tre i gruppi diversi di persone esaminate, tolgono ogni possibile dubbio ed eliminano la possibilita' di creare collegamenti anche blandi tra sm e Ccsvi''. Per curare la sm e sconfiggerla, insomma, e' la posizione di Aism e Fism, ''e' necessario percorrere altre strade''. Da qui l'avvertimento dell'Aism: no ad inutili e rischiosi interventi chirurgici sulle vene''. La bocciatura da parte dello studio non convince pero' l'associazione di pazienti e volontari 'Ccsvi nella sclerosi multipla' che parla di ''forti dubbi sull'attendibilita' dello studio''. In tutto il mondo, afferma l'associazione, diagnosi fatte con ''metodi piu' sicuri, come la venografia'' parlano invece di ''percentuali di correlazione altissime''. Ad ogni modo, assicurano i pazienti e volontari dell'organizzazione, questi dati ''non fermeranno la Ricerca libera''. E' un metodo che continua a far discutere quello 'ideato' dal medico ferrarese Paolo Zamboni per trattare la sclerosi multipla (sm). Bocciato  dallo studio Cosmo dell'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism), questo approccio ha pero' acceso le speranze di migliaia di malati in Italia e all'estero. Tanto che e' stato da essi stessi ribattezzato cura della 'liberazione'. Il metodo, in pratica, consiste in un intervento chirurgico su alcune vene e parte dal presupposto che esista un collegamento tra sm e Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebrospinale).

- LA CURA ZAMBONI: La Ccsvi consiste in un restringimento di alcune vene (le due vene giugolari e la vena dorsale) che portano il sangue al cervello, che porterebbe a un drenaggio del sangue troppo lento, che a sua volta, secondo la teoria di Zamboni, sarebbe causa degli accumuli anormali di ferro riscontrati nella sclerosi multipla. Secondo Zamboni, dunque, un intervento che riporta i vasi alle dimensioni originarie allevia notevolmente i sintomi. Il metodo Zamboni consiste percio' in un accertamento di tipo diagnostico e un intervento di 'liberazione', che comporta la disostruzione di alcune vene della testa e del torace nei pazienti. Secondo quanto rilevato da Zamboni, infatti, il sangue, non defluendo bene, non si purifica e deposita nel cervello e lungo la spina dorsale sostanze tossiche tra cui il ferro, dando vita all'infiammazione tipica della SM (infatti al centro di ogni placca della sclerosi passa una vena). L'infiammazione provoca una reazione del sistema immunitario che 'sbaglia' e va a colpire la mielina che riveste i nervi. Con l'angioplastica dilatativa venosa (PTA, palloncino) vengono 'liberate' le vene occluse o malformate. L'intervento endovascolare e' poco invasivo per il paziente e dura circa un'ora. Una sonda viene infilata nella vena femorale per risalire fino alla giugulare per la disostruzione.

Novità per i farmaci. Dal Congresso Ectrims - che ha visto la partecipazione di circa 7mila esperti da tutto il mondo - arrivano anche altre novita' incoraggianti, a partire dalla presentazione di nuove molecole e farmaci. Grande attesa e', ad esempio, per una nuova pillola, a base di dimetil fumarato, che gli studi hanno confermato essere efficace ai fini della riduzione della progressione della malattia. Potrebbe arrivare in Italia dal 2013.

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