Enpam chiarisce: riscatti e ricongiunzioni non rientrano nella legge di stabilità. Anaao: il pensionamento dei medici crea ingiustizie. Fnomceo in piazza

Previdenza | Redazione DottNet | 16/10/2012 16:07

L’articolo pubblicato domenica scorsa su riscatti e ricongiunzioni Enpam ha suscitato molto interesse, tanto da imporre ulteriori chiarimenti proprio da parte dell’Enpam che ci ha inviato una nota. Come si ricorda, avevamo riportato che “tra le vittime illustri dell’ultima legge di stabilità firmata Mario Monti potrebbero esserci anche i riscatti e le ricongiunzioni firmate Enpam”.

Secondo la Cassa dei medici si tratta di un’affermazione priva di ogni fondamento perché i contributi previdenziali obbligatori e facoltativi versati a enti come l’Enpam, non sono soggetti né alla proposta franchigia di 250 euro né al nuovo tetto di 3.000 euro inserito nel Disegno di legge di stabilità. “Infatti - spiegano all’Enpam - tutte le bozze di ddl circolate in questi giorni lasciano intatto l’articolo 10, comma 1, lettera e) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che è il riferimento giuridico per la deducibilità fiscale dei contributi versati, anche facoltativamente, alle forme di previdenza obbligatoria di appartenenza. Vedremo il Ddl definitivo come regolerà la materia e soprattutto se darà certezze ai camici bianchi.

Medici dipendenti. È invece molto più chiara la polemica sulla  norma del decreto sanità relativa al pensionamento dei medici che ''non crea privilegi, ma sana un'ingiustizia'', sottolinea il sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed. ''Apprendiamo con stupore - commenta il segretario nazionale Costantino Troise - che l'emendamento approvato nel decreto sanità che consente ai dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale il pensionamento con le regole precedenti alla riforma Fornero, ha creato 'turbamenti' e 'ripensamenti' in alcune forze politiche ed esponenti del governo''. In realtà, rileva, ''la norma applica semplicemente al SSN quanto già previsto e approvato, dal medesimo Governo e Parlamento, lo scorso 7 agosto con l'articolo 2 della 'spending review' per i dipendenti dello Stato (ministeri, enti pubblici non economici). Escludere il SSN vuol dire perpetuare l'ennesima discriminazione nei confronti dei suoi dipendenti''. Dopo aver assistito a leggi che, spiega il sindacato medico, ''indifferenti alla diversa fatica richiesta da differenti lavori, hanno sancito che una impiegata di una banca o di una assicurazione possa andare in pensione prima di una donna medico o di un'infermiera, sottoposte a duri turni di lavoro anche notturni e festivi, non vorremo assistere ad analoga discriminazione all'interno del pubblico impiego. Non si può penalizzare un ambito lavorativo che richiede un turnover perlomeno non inferiore a settori impiegatizi ed amministrativi, anche per garantire la sicurezza delle cure cui cittadini e magistrati sono sempre più attenti''. La norma in discussione, conclude l'Anaa-Assomed, ''va confermata proprio per una questione di equita', se non si vuole certificare che Governo e Parlamento non hanno recepito, tra l'altro, le recenti sentenze della Corte Costituzionale a proposito del divieto di irragionevoli discriminazioni tra i cittadini''.

Sciopero del 27 ottobre. 'Indipendenza, autonomia, responsabilità': è quanto chiedono alla politica i medici italiani, e lo rivendicheranno nella manifestazione unitaria indetta dai sindacati medici per il 27 ottobre, alla quale parteciperà anche la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi (Fnnomceo) con uno striscione che porterà scritti questi tre principi. Lo rende noto, in una lettera aperta ai medici, il Comitato centrale della Fnomceo, che denuncia come tali capisaldi deontologici dell'esercizio professionale vengano oggi ''fortemente messi in discussione''. ''In futuro non sarà possibile mantenere un sistema di tutela della salute equo, universalistico, solidale e di qualità - si legge nella lettera - se la nostra professione viene sconfitta nei suoi valori etici e civili sanciti dalla deontologia, lasciata sola a reggere la forbice tra ciò che per la medicina e la sanità è possibile e quanto, invece, non lo è''. Ventuno miliardi di euro, ai quali ''potrebbe aggiungersi il miliardo e seicentomila richiesto dalla legge di stabilità: è questo l'ammontare complessivo dei tagli che si sono abbattuti sulla Sanità. I medici che operano 'in conto e per conto' del Servizio Sanitario Nazionale, circa 235.000 professionisti - spiega il comitato centrale - sono stati chiamati ad un contributo non indifferente con il blocco dei contratti, delle convenzioni e delle retribuzioni, con blocchi e tagli alle dinamiche di sviluppo professionale e di carriera, con forti limitazioni al turn over, con il dilagare della precarizzazione dei rapporti di lavoro, con la drastica riduzione dei posti letto per acuti senza un contestuale e coerente investimento in quelli di postacuzie. Il tutto in assenza di una riforma organica delle cure primarie, con la riduzione lineare della spesa per farmaci e presidi biomedicali''. Questo, conclude la Fnomceo, ''e' quanto viene richiesto ai medici, ma che necessariamente si ripercuoterà sui cittadini, e su un Sistema Sanitario che vede una domanda in crescita a fronte di risorse decrescenti''.

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