Cittadinanzattiva: un anziano in casa costa 14mila euro l’anno e il medico di base non coordina i professionisti coinvolti

Geriatria | Redazione DottNet | 16/10/2012 22:04

Avere un anziano malato cronico in famiglia, significa dover spendere molto tempo, denaro (fino a 14mila euro l'anno di spese tra visite, esami e badante), e mettere a rischio il proprio lavoro, dal momento che il sistema di welfare dello Stato e' molto carente. La denuncia arriva dall'XI Rapporto nazionale sulle politiche della cronicita' 'Emergenza famiglie: l'insostenibile leggerezza del Welfare', presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici di Cittadinanzattiva. Il numero di malati cronici in Italia e' molto alto.

Nel 2011 (dati Istat) oltre il 50% di chi ha tra i 65 e i 74 anni ha almeno una patologia cronica e, di questi, solo il 30% e' in buona salute. Il 12,2% degli ultrasessantacinquenni vive uno stato di poverta' relativa e il 5,4% di poverta' assoluta. Ad occuparsi della cura ed assistenza all'anziano malato cronico e' nel 56% dei casi un solo nucleo familiare. Ogni famiglia dedica mediamente all'assistenza del familiare anziano oltre 5 ore al giorno. Una situazione che nel 93% dei casi non permette di conciliare l'orario lavorativo con le esigenze di assistenza, al punto il 53,6% segnala licenziamenti e mancati rinnovi o interruzioni del rapporto di lavoro. A cio' va aggiunta la difficolta' crescente di fronteggiare i costi legati alla cura dell'anziano malato cronico. Le famiglie mediamente spendono in un anno 8.488 euro per la badante, 1.127 euro per farmaci non rimborsati dal Ssn, 1.297 euro per l'acquisto di parafarmaci, 3.178 euro per visite, esami o attivita' riabilitativa a domicilio. Praticamente quasi il doppio della cifra percepita come indennita' di accompagnamento. La retta delle strutture residenziali o semiresidenziali e' invece di 13.946 euro. E se si pensa che la popolazione anziana over 65 anni e' in aumento e rappresenta il 20,3% della popolazione, si fa presto a capire che sia un problema molto diffuso. Nel 2011 infatti la popolazione che ha dichiarato di essere affetta da una patologia cronica e' stata il 38,4% (nel 2010 era il 38,6%). Le Regioni con una maggiore incidenza di patologie croniche nel 2011 sono state Liguria (42,5%), Sardegna (42,3%), Friuli Venezia Giulia (42%), Umbria (41,3%), Emilia Romagna (41%), Toscana (40,6%), Calabria (40,3%). Seguono Abruzzo (39,9%), Lombardia (39,5%), Molise (39,4%), Veneto (39,2%). Al momento delle dimissioni dall'ospedale le famiglie si trovano poi sostanzialmente fare tutto da sole in un terzo dei casi, senza aver ricevuto alcun orientamento. Il 76% delle associazioni segnala la mancata attivazione dell'assistenza domiciliare contestualmente alle dimissioni. Bocciato poi il medico di medicina generale: per il 70,3% delle associazioni non si integra con lo specialista, mentre per il 59,2% non informa paziente e familiari sulla corretta gestione della patologia. Per il 72,4% delle associazioni inoltre il medico di famiglia non svolge la funzione di coordinamento degli interventi tra i professionisti coinvolti, mentre il 46,4% riferisce che presta poca attenzione alla rilevazione del dolore. ''E' una situazione ai limiti della costituzionalita' - commenta Tonino Aceti, responsabile del rapporto - lo Stato si sta tirando indietro dalle proprie responsabilita' e il peso di tutto cio' e' scaricato completamente sulle famiglie''.

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