Medici sotto accusa dai Nas per aver prescritto farmaci ormonali al di sopra delle indicazioni terapeutiche. Indagati anche informatori e dirigenti della Sandoz

Redazione DottNet | 18/10/2012 17:37

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Sessantasette medici di ospedali pubblici e privati romani sono finiti nel mirino dei Nas Carabinieri di Bologna coordinati dalle Procure della Repubblica di Rimini e Busto Arsizio (VA), nell’operazione “Do ut des” con l’accusa di aver prescritto farmaci ormonali, anche ai bambini, con dosaggi al di sopra delle indicazioni terapeutiche per ricevere denaro e regali dall'azienda farmaceutica Sandoz.

A mediare tra la casa farmaceutica e i camici bianchi erano gli informatori scientifici che hanno promesso viaggi e regali a chi assecondava le vendite dei prodotti. Per questo motivo sono indagati con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione, istigazione alla corruzione, truffa ai danni del servizio sanitario nazionale e falso, oltre agli informatori, anche dodici dirigenti e informatori farmaceutici della Sandoz e il titolare di un'azienda che organizza eventi. Il meccanismo messo in atto era semplice: i pediatri e gli endocrinologi, dietro la sollecitazione degli informatori, avrebbero aumentato le prescrizioni delle medicine con l'inserimento in terapia di nuovi pazienti. Gli omaggi, per un ammontare complessivo di 500mila euro,  sarebbero stati giustificati con false fatture che attestavano l'elargizione di denaro per attività di consulenza o di studio, contributi a congressi o seminari e viaggi per partecipazioni a meeting internazionali. In alcune circostanze i medici non avrebbero esitato ad aumentare le pretese al punto che alti dirigenti della Sandoz avrebbero incontrato personalmente i medici. Le 77 perquisizioni eseguite dai carabinieri del Nas di comandi provinciali in tutta Italia punteranno a verificare se le prescrizioni siano state appropriate per le patologie dei pazienti curati, proprio perché è emerso che ad alcuni bambini venivano prescritti dosaggi al di sopra delle indicazioni terapeutiche.  «La speranza è che l'accusa sia infondata. Ma se è vero, sono sgomento e non posso che esprimere una forte condanna per una pratica che è fuori dalla legge e dall'etica - commenta Alberto Ugazio, presidente della Società italiana di pediatria -. Rilevo con preoccupazione il continuo aumento del consumo degli ormoni della crescita, la cui unica indicazione terapeutica appropriata è per il trattamento del nanismo ipofisario, malattia rara». Invece l'uso di questi ormoni è piuttosto elevato «perché vengono adoperati dagli sportivi amatoriali per aumentare le loro prestazioni, e sono venduti anche su internet». Questi farmaci possono essere venduti solo dietro prescrizione medica e «in molte regioni, come Lazio e Lombardia, sono pochi i centri autorizzati che possono prescriverli. Quindi dovrebbe anche essere facile risalire a chi ne prescrive in eccesso». «Comportamenti di questo tipo vanno condannati e meritano il massimo grado di pena: questi presunti medici infatti andrebbero radiati dall'Ordine professionale e, in attesa della sentenza definitiva, almeno sospesi dall'esercizio della professione - chiede Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino -. Somministrare ormoni ai bambini in cambio di denaro è la negazione assoluta del compito che un medico dovrebbe svolgere, i danni per la salute sono incalcolabili, per questo - conclude - riteniamo che atteggiamenti di questo tipo non siano giustificabili e anzi vadano segnalati e puniti». Anche il Codacons chiede per i medici indagati la radiazione a vita.

Il meccanismo e le tariffe. C'era un sorta di tariffario per ricompensare i medici che mettevano i pazienti sotto terapia di Omnitrope (un ormone della crescita biosimilare): secondo quanto hanno scoperto le indagini dei Nas di Bologna, ad esempio, un informatore farmaceutico della Sandoz ha corrisposto ad un "medico operante presso il Reparto di Endocrinologia del Policlinico San Matteo di Pavià come corrispettivo per l' inserimento in terapia con Omnitrope di almeno venti pazienti nel corso del 2009 e del 2010, un importo di 30.000 euro, formalmente erogato quale contributo liberale in favore di una Onlus di cui il medico è presidente". Ma nell'inchiesta in cui sono indagati 67 medici - di ospedali pubblici e privati di tutta Italia, e che ha coinvolto anche dodici dirigenti e informatori scientifici della Sandoz, specializzata nella produzione di farmaci ormonali e per la crescita - ci sono anche viaggi in lussuosi alberghi di Montecarlo (ma anche a Londra, New York e Kyoto, oltre in varie città italiane), regali, da computer a jeans, contributi a convegni. Molti episodi sono riportati anche negli atti dei procedimenti disciplinari, basati sulle indagini dei Nas - e pubblicati dal sito piemonte.indymedia.org -, che la Sandoz ha condotto nei confronti dei suoi dipendenti coinvolti nella vicenda (la Sandoz ieri aveva fato sapere che "ha adottato le più severe misure disciplinari nei confronti dei dipendenti coinvolti. L'azienda ha inoltre avviato nuovi ed ancora più stringenti controlli interni"). In una contestazione la Sandoz parla di un suo informatore che ha dato, nel 2008-2009 ad una pediatra libera professionista di Roma e ad una sua collega operante nel Reparto di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico Universitario Gemelli, "quale corrispettivo per l'inserimento in terapia con Omnitrope di alcuni pazienti (tra l'altro con modalità difformi dalle disposizioni contenute nell' autorizzazione in commercio del farmaco e mediante prescrizioni con dosi superiori alle esigenze terapeutiche): un importo rispettivamente di 10.000 e 8.000 annui, formalmente erogato quale compenso per consulenze e lezioni impartite agli Informatori Scientifici di Sandoz in realtà mai prestate". Tra l'altro nelle intercettazioni telefoniche gli informatori parlavano della pediatra dicendo compiaciuti che dava 'dosi da cavallo'. Ma il corrispettivo andava anche in viaggi di lusso: è il caso di un informatore che tra il settembre e il dicembre 2009, ha fornito a due medici del Reparto di Endocrinologia dell' Ospedale "S. Anna e S. Sebastiano" di Caserta, quale corrispettivo dell'impegno a inserire in terapia con Omnitrope alcuni nuovi pazienti, la provvista per il pagamento delle spese da sostenere per "un viaggio e soggiorno (con le rispettive consorti) presso una lussuosa struttura ricettiva del Principato di Monaco". Il corrispettivo erano poi anche abiti firmati: come quelli forniti nel novembre 2009 ad una dottoressa Responsabile della Divisione di Auxologia dell'Azienda Ospedaliera Santobono di Napoli: "un paio di pantaloni 'Levi's' acquistati a New York e una felpa 'Paul Frank' acquistata a Saronno, quale 'ricompensa' per aver aderito alle richieste di prescrivere Omnitrope ai propri pazienti".