Aifa, via al finanziamento di 60 aziende farmaceutiche

Redazione DottNet | 30/10/2008 20:56

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Il Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato 60 accordi di programma che consentiranno alle aziende farmaceutiche selezionate di ricevere un finanziamento complessivamente ammontante a 100 milioni di euro corrispondente al 10% degli investimenti in ricerca e sviluppo e attività di produzione che intendono realizzare sul territorio nazionale (oltre un miliardo di euro).

 Lo rende noto l'Aifa. ''Dei 60 progetti approvati - spiega l'Agenzia - sui 141 presentati per avere accesso agli incentivi, 10 (17% del totale), sono relativi ai siti di produzione dei medicinali, 33 (55% del totale) alla ricerca preclinica e 17 (28% del totale) a sperimentazioni cliniche di fase I e II''. La selezione dei 60 accordi, spiega l'Aifa, è stata operata da una Commissione multidisciplinare nominata dall'Aifa che ha operato mediante una serie integrata di indicatori per valutare sia le ricadute in termini di salute e i vantaggi per il Servizio Sanitario Nazionale sia i fattori di ordine economico-industriale. Inoltre, per non penalizzare proposte di elevato valore tecnologico provenienti da imprese medio-piccole tutti i parametri sono stati indicizzati per milione di euro di incentivo richiesto. Gli Accordi di programma sono stati istituiti con la legge finanziaria 2006, art. 1 commi 313-317 per favorire sul territorio nazionale investimenti in produzione, ricerca e sviluppo nel settore farmaceutico, per il triennio 2006-2008, definendo l'ammontare delle risorse disponibili a 100 milioni di euro. L' Italia, ricorda l'Aifa, pur rappresentando il terzo mercato europeo ed il quinto mercato mondiale del farmaco si trova, come emerge anche dai dati del rapporto European Scoreboard 2007 della Commissione Europea (DG-Research), in posizione marginale rispetto agli altri paesi europei per quanto riguarda gli investimenti in R&S. Scopo degli accordi è anche quello di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona rispetto ai quali l'Italia ha dei ritardi, in particolare sul raggiungimento del 3% del PIL in investimenti in R&S.