Decreto sanità, via libera dalla Camera tra le proteste dello Snami. A Belluno medici premiati se riducono le prescrizioni, sanzioni a Milano per mancato invio telematico della ricetta

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/10/2012 19:01

Nuove regole per la trasparenza e l'efficienza del Servizio sanitario, ma anche attenzione ai corretti stili di vita in particolare verso i più giovani con i nuovi divieti di fumo, alcol e giochi per gli 'under 18'. Il decreto sanità nell'ultima versione incassa ''con largo consenso'', come sottolinea il ministro Renato Balduzzi, il voto di fiducia (380 i si') e il primo via libera da parte della Camera e ora passa al vaglio del Senato. Un via libera non senza critiche, tra le proteste delle opposizioni (Lega e Idv) che puntano il dito contro un ''decreto manifesto'' di cui ''non si vede l'urgenza'', qualche defezione nel Pdl (come il voto contrario di Domenico Di Virgilio) e il Pd che, pur promuovendo ''le buone intenzioni del ministro'' avverte che i nuovi tagli in arrivo con la legge di stabilità mettono a rischio la tenuta della sanità pubblica.

Senza contare il malumore che sale fuori dal Parlamento, tra i medici di famiglia dello Snami che minacciano proteste in sala d'attesa. Novità, come abbiamo già scritto nei giorni scorsi, per i medici di famiglia con il via libera alle aggregazioni mono e multiprofessionali garantendo la copertura 'per tutta la giornata' ma 'a costo zero' fino al rinnovo delle convenzioni, e con organizzazione stabilita dalle Regioni. Per quelli dipendenti poi più trasparenza nella libera professione, con pagamenti sempre tracciabili e studi privati collegati in rete con le Asl. Per tutti cambia il profilo della responsabilità, con la colpa lieve che comporterà solo il risarcimento ma è saltato l'obbligo per tutte le strutture di assicurarsi. Concessa una deroga del 15% al blocco del turnover per le Regioni che avranno valutazione positiva dei progressi nei piani di rientro. 

Medici di famiglia, dunque, sempre più nell’occhio della sanità. A Belluno sono finiti nel mirino della Procura i contratti aziendali che riguardano i premi sulle prescrizioni di farmaci ed esami. Nei giorni scorsi i militari della Guardia di Finanza si sono presentati negli uffici della sede dell’Usl 1 ed hanno sequestrato documenti che spiegherebbero  meccanismo che regola quei contratti (stipulati tra i sindacati dei medici di base, l’ordine dei medici e l’Usl 1) in base ai quali viene premiato il medico che dispone meno prescrizioni per i propri pazienti. In altre parole, l’Usl, nell’ottica di risparmio della spesa pubblica, ha stipulato un contratto coi medici condotti in base al quale si premia chi prescrive di meno (farmaci o esami). Il medico di base che prescrive di meno viene premiato dall’Usl 1 con denaro prelevato dal “capitolato” alla voce “beni e servizi”. Un “ricco” capitolato da 600.000 euro l’anno. Anche i dirigenti delle aziende sanitarie, in caso di obiettivi raggiunti e risparmi di spesa nelle prescrizioni dei medici di base, avrebbero un congruo premio. Dunque, premi in denaro per tutti se si riesce a risparmiare nelle spese delle prescrizioni. A tal proposito, pare che esista un vero e proprio tariffario per chi risparmia di più. I dirigenti precisano che sono contratti regolari, tuttavia la Procura vuole in ogni caso capire meglio qual è il principio che regola il meccanismo dei premi.

 Sarebbero 260 su 1.200 i medici di famiglia milanesi che all’inizio della settimana hanno ricevuto una lettera dalla Asl in cui veniva comunicato il mancato raggiungimento per il 2011 della soglia minima di prescrizioni e ricette da fare tramite il Sistema informativo socio-sanitario. Il documento parla chiaro: “Si chiede di trasmettere entro 20 giorni del ricevimento delle presente eventuali giustificazioni o problematiche tecniche che non abbiano permesso il raggiungimento dell’obiettivo”. Se le spiegazioni non verranno considerate esaurienti si passerà alle sanzioni che, tra blocco dell’incentivo e decurtazione dello stipendio, potranno aggirarsi tra i 1.200 e i 2mila euro a medico all’anno, secondo la denuncia dei camici bianchi. Che sono pronti a dare battaglia perché il sistema  funziona male o a singhiozzo. Con la delibera 2382 del 20 ottobre 2011 la Regione ha approvato un nuovo accordo con i medici di famiglia. Il provvedimento stabilisce che ogni dottore - per fare almeno l’80 per cento delle prescrizioni - ricorra al sistema Siss, messo a punto da Lombardia Informatica. Se il minimo non viene raggiunto, scattano le sanzioni: in pratica chi nel 2011 non ha raggiunto la quota prevista nel 2012 non avrà l’incentivo di 3 euro a paziente e subirà una decurtazione dell’1,15 per cento dello stipendio. Per alcuni le sanzioni potrebbero arrivare a 2mila euro.  Sembra che il Siss ha dato problemi fin dall’inizio: in media ogni medico ha tra le 200 e le 300 prescrizioni online non andate a buon fine, come dimostrano le schede che la Asl ha allegato alle lettere inviate in settimana. Il sistema spesso non riconosce i codici delle esenzioni o le prescrizioni per principio attivo: è paradossale.

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