Chiesi farmaceutici apre una nuova filiale in Messico. Menarini si accorda con Oxford Bio per avvelenare il cancro con una tossina

Redazione DottNet | 29/10/2012 17:43

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Chiesi Farmaceutici ha aperto una nuova filiale in Messico. Diretta da Manuel Cosme Odabachian, la filiale si inserisce nel mercato messicano per concentrarsi dapprima nell'area special care, per il trattamento della sindrome da distress respiratorio nei neonati prematuri, per poi estendere la propria presenza commerciale ai farmaci dedicati alla area delle malattie respiratorie, che caratterizzano tradizionalmente la crescita dell'azienda.

''Il mercato farmaceutico messicano - dichiara Alberto Chiesi, presidente del gruppo Chiesi - e' il secondo per importanza in America Latina ed e' abbastanza cresciuto nel corso degli ultimi anni. Questa espansione, unita allo sviluppo delle politiche nazionali nel campo dell'assistenza sanitaria che porteranno ad una copertura quasi totale della popolazione, ci hanno portato a investire in questo paese''. ''La focalizzazione di Chiesi Farmaceutici sull'innovazione e l'attenzione ai mercati a piu' rapida crescita hanno consentito di chiudere positivamente il 2011- conclude l'azienda in una nota- lo scorso anno le vendite consolidate, realizzate per il 72% al di fuori del mercato italiano sono state, infatti, pari a 1.057 milioni di euro (+4,1% sul 2010)''.

Menarini e Oxford Bio insieme contro il cancro. Avvicinare le cellule tumorali con 'anticorpi armati' che le individuano in mezzo a quelle sane e le avvelenano grazie ad una tossina: questo l'obiettivo del contratto di ricerca e sviluppo siglato tra Menarini e Oxford Bio Therapeutics, societa' internazionale leader nel settore delle biotecnologie, che prevede l'investimento di circa 800 milioni di euro per lo sviluppo e la commercializzazione di cinque farmaci, ciascuno dei quali si indirizzera' a diverse tipologie tumorali con un meccanismo innovativo. ''Si tratta di un progetto ambizioso e a lungo termine, che conferma la nostra filosofia: investire sul futuro e credere che sia ancora possibile, in Italia, fare ricerca di altissimo livello'' spiega Lucia Aleotti, vicepresidente di Menarini. ''La ricerca per un nuovo farmaco e' ad alto rischio di fallimento e dura mediamente 10-12 anni. Noi non vedremo i risultati di questo progetto prima del 2022, sempre che tutto vada bene''. ''Le leggi varate finora nel farmaceutico penalizzano le imprese che fanno innovazione a beneficio di chi fa imitazione -continua Aleotti-. Abbiamo bisogno che questo trend si inverta per poter continuare a sostenere investimenti di questo livello, per il bene dei pazienti e lo sviluppo del Paese''.

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