Anestesisti (Siaarti): serve una legge del fine vita

Medicina Generale | Redazione DottNet | 25/10/2012 19:21

Dove si deve fermare il medico? Quando decidere se lasciar morire o continuare con le terapie, quando sono veramente futili le cure e ci si trova di fronte a una forma di accanimento terapeutico. Domande che in Italia ancora non trovano risposta e che vengono riproposte al 66esimo congresso del Siaarti, la Societa' italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva in questi giorni a Napoli.

''Il trattamento di fine vita dei pazienti critici - dice il presidente del Congresso Siaarti, Rosalba Tufano - ancora non si realizza in maniera adeguata perche' la morte e' considerata dai medici come una debacle terapeutica e dalla societa' come un tabu'. L'unica via d'uscita in un Paese come il nostro ove e' ancora radicato il concetto che la vita e' un bene divino e non ci appartiene, e' una buona legge che dia la possibilita' al singolo di decidere, in condizioni di benessere, quale deve essere il suo destino allorquando non sara' piu' in condizioni di relazionarsi con il mondo esterno o quando la sofferenza minera' la sua dignita' di vita. Il legislatore deve farsi carico di decidere in che momento e come evitare le cure inappropriate per eccesso''. In ospedale, o meglio nelle rianimazioni, la malattia e la morte, spiegano al convegno, non sono piu' eventi puntuali, ma sono diventati processi lunghi e purtroppo ricchi di sofferenza. Il paradosso e' che cio' accade anche grazie allo sviluppo di nuove opportunita' terapeutiche e tecnologiche: se da un lato la tecnologia in rianimazione consente di salvare migliaia di vite umane, dall'altro ha messo il rianimatore di fronte al problema di continuare ad assistere pazienti in cui non vi e' alcuna speranza di ripresa e la terapia non fa altro che prolungare il processo che li conduce a morte inevitabile. Un esempio portato al congresso e' quello della ventilazione meccanica, un supporto salvavita, ma anche spesso la catena che tiene legato un malato alla vita.  Quale sia il limite, quando smettere di lottare e' la domanda che quotidianamente il rianimatore si pone dinanzi a questi pazienti. Una vacatio legis che pone un problema serio per i medici rianimatori che si trovano di fronte al cruccio morale di non sapere se rispettano o meno il reale volere del paziente ed al bivio professionale di far diventare le proprie cure un mero accanimento terapeutico. ''Il medico non dev'essere lasciato piu' solo di fronte al silenzio del legislatore - dice Tufano - il rischio di erogare cure per 'eccesso' e' reale. Oggi, a esempio, noi non potremmo fare quel che e' stato fatto per Eluana Englaro. Una proposta di legge sul testamento biologico era stata fatta, ma credo che neanche con questa legislatura si avra' una nuova legge. Tra l'altro, esiste anche un problema pratico di posti letto: continuare a curare chi non puo' piu' essere salvato puo' voler dire togliere un posto a chi, invece, puo' ancora essere curato''

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