Oncologi (Aiom): i giovani a rischio, si ammalano prima. Rendere immediatamente disponibili i farmaci innovativi

Oncologia | Redazione DottNet | 28/10/2012 17:12

Fumo, alcol, sedentarieta', alimentazione sbilanciata, eccessiva esposizione al sole e alle lampade solari, sesso non protetto e doping. Gli oncologi li definiscono i '7 vizi capitali', ovvero cattivi stili di vita che stanno contagiando sempre di piu' i giovani. E le conseguenze sono gia' sotto gli occhi di tutti: ci si ammala prima rispetto a soli venti anni fa. Infatti, per varie forme di tumore si e' abbassata l'eta' di insorgenza. A lanciare l'allarme sono gli oncologi dal XIV Congresso Nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) in corso a Roma: i giovani, avvertono, sono sempre piu' a rischio di ammalarsi di tumore poiche' ignorano la prevenzione.

 Bastano alcuni esempi, rilevano gli esperti, per comprendere il 'peso' che i cattivi di stili di vita possono avere nel favorire in alcuni casi lo sviluppo di un tumore: Negli ultimi 10 anni, il melanoma e' aumentato del 30%, con 7.000 nuovi casi e 1.500 decessi l'anno. I piu' colpiti sono proprio i giovani: oggi un paziente su 4 ha meno di 30 anni, mentre 10 anni fa i malati under-30 erano uno su 20. Tra le cause, affermano gli specialisti, anche l'eccessiva esposizione al sole o alle lampade solari. Ancora: la liberalizzazione dei costumi sessuali ha provocato un aumento, soprattutto nei giovani, dell'insorgenza dei tumori alla cavita' orale, che In Italia contano 10-12 mila casi nuovi l'anno. Per la prima volta, inoltre, una recente ricerca della Washington University School of Medicine di St.Louis (Usa) ha dimostrato una correlazione tra il consumo eccessivo di alcol e l'aumento dell'insorgenza di tumori alla mammella nelle giovani donne con storia familiare legata a tale patologia. Oggi, afferma il presidente Aiom Stefano Cascinu, ''un ragazzo su 4 fuma 20 sigarette al giorno, un diciottenne su 7 si ubriaca nei weekend, il 20% dei giovani e' sedentario, il 36% obeso. Ma i teenager ignorano che il 40% dei tumori si previene fin da giovani, adottando semplicemente stili di vita piu' sani. E' un quadro certamente desolante e drammatico, che ci impone scelte precise''. Come quella, spiega, ''di andare in modo massiccio nelle scuole a spiegare che il cancro lo si combatte in classe, e lo faremo con i grandi calciatori delle squadre di serie A''. E' infatti appena partita la terza edizione della campagna 'Non fare autogol': i calciatori, insieme agli oncologi, diventano professori per un giorno, insegnando agli adolescenti come seguire stili di vita corretti. L'iniziativa coinvolgera' quest'anno tutte le 20 squadre della serie A. Un vero e proprio 'tour' di prevenzione oncologica per la Penisola che tocchera' 16 citta', dopo le prime due fortunate edizioni. A scuola, purtroppo, sottolineano gli oncologi, ''si parla troppo poco di questi argomenti: sappiamo che soltanto il 12% degli studenti e' informato. Ma al 90% di loro piacerebbe saperne di piu'''. 'Non fare autogol' gode del patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). La terza edizione del progetto e' resa possibile da un educational grant di Bristol-Myers Squibb.  Sono mille, finora, gli istituti scolastici che hanno chiesto di partecipare

Farmaci innovativi. Oggi, in Italia, bisogna attendere anche 15 mesi prima che, previa l'approvazione delle autorita' europee, un farmaco innovativo contro i tumori - che potrebbe rivelarsi un 'salva-vita' per il paziente - sia immesso in commercio e dunque arrivi al malato. E a tale ritardo si aggiunge pure una regolamentazione a livello regionale che crea una situazione 'a macchia di leopardo' quanto ai tempi di accesso alle terapie. A lanciare un appello affinche' i farmaci innovativi siano resi subito disponibili sono gli oncologi riuniti a Roma per il Congresso nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). I farmaci oncologici innovativi, afferma il presidente Aiom Stefano Cascinu, ''devono essere subito disponibili in tutta Italia. Oggi non e' cosi': dall'autorizzazione europea di un farmaco alla delibera che ne permette l'immissione in commercio in Italia trascorrono in media 12-15 mesi. E ulteriori ritardi sono determinati dai tempi di latenza per la messa a disposizione a livello regionale, e in alcune Regioni i ritardi dovuti all'ulteriore approvazione di questi trattamenti nei Prontuari Terapeutici Regionali rischiano di compromettere la qualita' delle cure. Ma i pazienti non possono piu' aspettare''. Da qui la richiesta dell'Aiom: ''sia subito applicato senza modifiche il Decreto Balduzzi, che stabilisce l'immediata disponibilita' dei trattamenti innovativi in tutte le Regioni dopo il giudizio positivo dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), senza attendere l'approvazione delle singole commissioni regionali e provinciali ed il successivo inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali, che vanno ripensati''. Nel nostro Paese 2 mln e 250 mila italiani vivono con una diagnosi di tumore. I nuovi casi nel 2012 saranno 364mila. Oggi anche i cosiddetti big killer (polmone, colon retto, seno, prostata e stomaco) fanno meno paura, grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie: basta pensare che il 61% delle donne e il 52% degli uomini e' vivo a cinque anni dalla diagnosi. L'Aiom lancia dunque un appello alle Istituzioni perche' venga immediatamente istituito un tavolo di lavoro con il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti. L'obiettivo, spiega Cascinu, ''e' monitorare l'effettiva applicazione del Decreto Balduzzi e definire il budget annuale dell'oncologia nel nostro Paese. In Italia i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% dell'intera nosocomiale. Non solo. Le uscite per i farmaci oncologici - precisa - sono rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi anni, passando da 1,390 mld di euro nel 2008 a 1,530 nel 2011. E' quindi necessario agire sulle zone grigie della inappropriatezza: basti pensare che vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 mln di euro''. Le esigenze di contenimento della spesa, avverte, ''non possono danneggiare i pazienti. Oggi si stanno affacciando nuove armi efficaci contro il cancro e non possiamo privare i malati di queste opportunita' terapeutiche''. ''E' inaccettabile - sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) - che nel nostro Paese ancora perdurino difformita' di accesso alle terapie. Ci auguriamo che la conversione in legge del decreto Balduzzi ne mantenga il principio cardine: l'abolizione del terzo livello, regionale, di valutazione''.
 

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