Balduzzi, adesso tocca a ticket e patto per la salute

Sanità  pubblica | Redazione DottNet | 02/11/2012 15:28

Riformare il sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, ovvero i ticket, in modo da renderlo piu' equo, trasparente e omogeneo. E soprattutto in modo da poter rendere 'digeribili' i due miliardi aggiuntivi che dal primo gennaio 2014 andranno recuperati proprio con i ticket, secondo le disposizioni dell'ultima manovra estiva del precedente governo Berlusconi. Un 'pallino', fin dall'inizio del mandato che il ministro della Salute, Renato Balduzzi rilancia con una intervista al Sole 24 Ore a poche ore dal definitivo via libera al decreto sanita'. A distanza di una settimana dalla manifestazione dei medici in piazza (clicca qui per vedere le interviste a Milillo, Troise, Cozza, La Vecchia, Lala e tanti altri) si torna dunque a parlare di spesa sanitaria.

Una sfida quella dei ticket che non si puo', o almeno non si dovrebbe, rimandare. Almeno arrivando al punto di caduta politico con le Regioni, magari siglando il Patto per la Salute che al momento e' di fatto in pieno stallo, per poi cercare con piu' calma un veicolo normativo anche nel corso del 2013, ma senza abbandonare la 'patata bollente' completamente nelle mani del prossimo governo. La riforma, come ipotizzato dallo stesso ministro alcune settimane fa, poteva trovare posto gia' nella legge di stabilita' ma, precisa oggi, ''non necessariamente'' perche' ''il veicolo legislativo puo' essere deciso anche nel 2013, visto che la riforma scattera' nel 2014''. Riforma dei ticket e Patto restano pero' una doppia partita tutta in salita, visto che non piu' tardi di qualche settimana fa le Regioni, per bocca del presidente della Conferenza Vasco Errani, si sono dette preoccupate per il contraccolpo della legge di stabilita' ''su sanita', istruzione e servizi sociali'', perche' i nuovi tagli rischiano di compromettere la possibilita' di erogare servizi. Tanto che l'assessore alla Sanita' dell'Emilia Romagna, Carlo Lusenti, ha detto che non sara' possibile arrivare alla firma del Patto della Salute per via di questi interventi, che si sommano tra l'altro alle manovre di tremontiana memoria, ma anche al Salva-Italia e alla Spending review che hanno ripetutamente 'sforbiciato' i fondi per la sanita'. Il ministro pero' sente la responsabilita' di cercare di arrivare a un risultato e ribadisce che ''il Patto e' la cornice che tiene il tutto, senza il Ssn sarebbe piu' debole''. ''Faro' di tutto fino all'ultimo giorno del mio mandato - promette - per superare gli ostacoli che lo bloccano''. Chiaro che non si puo' ''imporre all'interlocutore di firmare''. Ma se il Patto non ci sara', avverte, ''le responsabilita' le avranno sia il livello regionale che quello nazionale''. E non c'e' miglior cornice di quella del Patto per ridefinire anche il sistema di compartecipazione della spesa che si basi su un modello misto ''franchigia-ticket''. Nei mesi scorsi alcuni consulenti dell'Agenas, tra cui Cesare Cislaghi, avevano ipotizzato un modello con una franchigia (cioe' il massimo di contributo a carico del cittadino) fissata al 3 per mille del reddito, oltre la quale i servizi diventerebbero tutti a carico della sanita' pubblica. Che tradotto poteva diventare un copayment di 30 euro per un pensionato con 10.000 euro di reddito, di 120 euro per un lavoratore con 40.000 euro di reddito, di 300 euro in per un professionista con 100.000 euro di reddito. Ma gli studi e le simulazioni, almeno da parte dell'agenzia, si sono fermati prima dell'estate. Il che non esclude che ci stiano continuando a lavorare i tecnici del ministero.

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